Stefano Fassina è considerato uno dei principali esperti di economia del PD, e come tale nel governo Letta fa il viceministro all'economia.
A fine agosto mentre il PDL spingeva per l'abolizione dell'IMU, Fassina ha scritto sull'Huffington Post (vedi qui) che l'aumento dell'IVA previsto per il 1 ottobre era inevitabile. Colpa della "vittoria" del PdL sull'Imu.
Tre settimane dopo pare aver cambiato idea. Al meeting di Confesercenti, Fassina dice "se dovessi scegliere eviterei l'aumento dell'IVA" perché "avrebbe effetti molto negativi. Peserebbe molto sulla domanda interna con effetti recessivi molto pesanti". Un'affermazione che non può che far piacere a chi pensa, come il sottoscritto, che in economia le politiche attente all'andamento della domanda siano molto più efficaci di quelle che preferiscono concentrarsi sull'offerta.
Ma viene da chiedersi: come mai solo adesso Fassina scopre l'importanza della domanda? Forse dopo aver preso una laurea alla prestigiosissima università che ha laureato Mario Monti e dato lavoro a un economista come Giavazzi, e dopo aver fatto il consulente del FMI, Fassina s'è messo davvero a cercare di capire qualcosa di economia?
18 settembre 2013
16 settembre 2013
L'altra faccia della spending review
Il ministro Cancellieri sta applicando la spending review. Molti piccoli tribunali e sedi secondarie saranno chiuse o cancellate. COme ogni volta si vuole tagliare su qualche servizio, qualcuno si accorge che tale servizio è un servizio essenziale per il quale vale la pena scioperare, protestare o addirittura darsi fuoco!
La questione ha ovviamente due facce: meno tribunali uguale meno costi, perché credo che sia innegabile che l'accentramento, in congiunzione con la telematizzazione delle procedure, riduca i costi.
Ma meno tribunali significa meno giustizia? Perché scioperi e proteste, soprattutto dagli avvocati?
Chi protesta sono i sindacati, perché il personale dovrà cambiare posto di lavoro e i carichi saranno redistribuiti. Questa, con tutta franchezza, viste le circostanze attuali, non credo sia un'istanza condivisibile. Non esiste un diritto ad avere il posto di lavoro dietro casa, anche se è naturalmente preferibile che sia vicino.
Altre proteste sono dei cittadini che vedono il loro territorio privato di un servizio. Ma per un cittadino è veramente importante avere il tribunale sotto casa? Io da esperienza in cancellerie fallimentari e civili non credo che dieci o venti Km. di distanza facciano molta differenza: quello che conta veramente è il controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine e che i tribunali funzionino in maniera rapida e certa.
Poi ci sono le proteste degli avvocati e in questo caso la chiusura di un tribunale fa molta differenza. Gli studi legali, letteralmente vivono come satelliti intorno al tribunale, perché gli avvocati (di solito) la mattina sono in udienza e il pomeriggio in studio.
Quindi diventa vitale avere il tribunale vicino, in modo da andarci addirittura a piedi. Se il tribunale chiude (o si sposta), lo studio è costretto in pratica a trasferirsi, nella maggior parte dei casi. Si tratta di un danno spesso grave o irreparabile. La conseguenza sarà che molti uffici occupati da studi legali intorno a tribunali che chiudono rimarranno vuoti, viceversa gli uffici intorno ai tribunali trasferiti saliranno di prezzo, a causa dell'aumento della domanda.
Voglio ricordare un'ultimo fattore a chi taccia la riforma di diminuire la domanda di giustizia: la telematizzazione dei tribunali (deposito e consultazione degli atti), stanno rendendo irrilevanti le distanze geografiche, quindi in futuro la vicinanza fisica di studi legali e cittadini diverrà sempre meno importante, quindi a che pro cedere alle richieste di mantenere aperte delle strutture che un domani diverranno ridondanti?
Ogni taglio alla spesa pubblica scontenterà sempre qualcuno e ci sarà sempre qualcuno che "proprio da qui bisogna cominciare, quando a Roma si mangiano tutto?"
E che ne dite di questa provocazione? In Italia abbiamo polizia e carabinieri che fanno esattamente la stessa cosa, anche se sono diversamente distribuiti dal punto di vista geografico. Non basterebbe per l'ordine pubblico solo la polizia, in modo che i carabinieri facciano qualcos'altro?
Ma chi si sognerebbe mai di tagliare i carabinieri per la spending review?
15 settembre 2013
La rissa sociale
A Bologna 240 ragazzi hanno dato vita a una rissa in un parco cittadino, prontamente interrotto dai carabinieri.

Il motivo del contendere? Le differenze sociali.
Su un social network, ask.fm, a qualcuno è venuta le pessima idea di creare due gruppi, uno chiamato Bolognabene e l'altro Bolognafeccia. Al primo apparteneva chi vive in centro, frequenta il liceo, è figlio della Bologna benestante.
Al secondo i ragazzi delle periferie, soprattutto immigrati, che frequentano gli istituti tecnici.
Dopo giorni di insulti su internet, hanno deciso di passare alle botte vere, per fortuna fermate dalle forze dell'ordine.
Un monito per chi non capisce il pericolo di eccessive differenze sociali e economiche.
Il motivo del contendere? Le differenze sociali.
Su un social network, ask.fm, a qualcuno è venuta le pessima idea di creare due gruppi, uno chiamato Bolognabene e l'altro Bolognafeccia. Al primo apparteneva chi vive in centro, frequenta il liceo, è figlio della Bologna benestante.
Al secondo i ragazzi delle periferie, soprattutto immigrati, che frequentano gli istituti tecnici.
Dopo giorni di insulti su internet, hanno deciso di passare alle botte vere, per fortuna fermate dalle forze dell'ordine.
Un monito per chi non capisce il pericolo di eccessive differenze sociali e economiche.
13 settembre 2013
Sanità Privata e "Risparmio Virtuale"
Se c'è un fatto che ha caratterizzato l'amministrazione della regione, (Comunidad Autònoma) madrilena, è stata finora proprio la smania di privatizzazione della sanità pubblica.
Tentando di far passare a gestione privata ben 6 degli ospedali più nuovi di Madrid.
Il più grande processo di privatizzazione della sanità pubblica tentato finora in Spagna.
Questo allo scopo dichiarato di risparmiare denaro e di raggiungere una migliore efficienza.
Si è generato naturalmente un tira e molla con il personale degli ospedali e con i sindacati.
Qualcuno ha fatto causa alla Comunidad per violazione di alcune norme e nel dibattito si è cercato anche di dimostrare come il risparmio decantato dall'amministrazione in realtà non sussisterebbe.
Oggi è dunque arrivata la sentenza del Tribunal Superior, che condanna di fatto la regione e detiene la privatizzazione.
La Corte però entra anche nel merito del risparmio e dell'efficienza sbandierate come motivo fondamentale della privatizzazione affermando che tale risparmio non è accreditato, ed i giudici del precedente grado di giudizio l'avevano definito "risparmio virtuale".
Sarebbe interessante capire il perché, per ora posso solo dire che si tratta di un duro colpo per coloro che danno per scontata l'equazione: privato = maggior efficienza.
12 settembre 2013
Citazioni interessanti
Joseph Stiglitz, Il prezzo della diseguaglianza, Einaudi, pag. 167
10 settembre 2013
CARIGE
Si sapeva da tempo che la banca ligure è in difficoltà, come molte banche italiane che hanno prestato soldi a aziende che, a causa della crisi, incontrano difficoltà a restituirli o non li restituiscono affatto.
Gli ispettori di Bankitalia hanno trovato diverse anomalie nella gestione della banca e in particolare un eccesso di credito concesso ad alcuni grandi clienti, come Francesco Bellavista Caltagirone, da tempo coinvolto in inchieste giudiziarie sulla costruzione del porto di Imperia.
Caltagirone non ha restituito i prestiti nei tempi previsti. O forse la banca s'è "dimenticata" di agire nei suoi confronti come farebbe con un cliente insolvente? Di sicuro c'è il sospetto, da parte della Banca d'Italia, che Carige abbia avuto un occhio di riguardo verso le grandi imprese attive in Liguria, forse per effetto di influenze politiche (il vicepresidente del consiglio di amministrazione è Alessandro Scajola, fratello di Claudio).
Scelte poco oculate, come l'acquisto di troppi sportelli bancari da altre banche ma anche sospetti: la filiale di Nizza (Francia) di Carige pare ignorare la normativa antiriciclaggio e i richiami.
Per questo motivo Bankitalia ha ordinato a Carige un profondo rinnovamento. Via i vertici, nuovo piano industriale, aumento di capitale.
E poi c'è chi sospetta che Barnkitalia ignori le malefatte di chi ne possiede le quote....
07 settembre 2013
Gli interessi privati contro: giustizia contro interessi economici
Se Berlusconi fosse un semplice italiano allergico alla giustizia che s'è impegnato in politica per difendersi dai processi, l'Italia forse sarebbe fallita nel 2011 e oggi il governo Letta se la passerebbe molto male.
Ma Silvio Berlusconi è anche un importante imprenditore con molti interessi economici. Un patrimonio di qualche miliardo di euro e cinque figli interessati a incassare dividendi.
Quando lo spread è salito alle stelle, nell'autunno di due anni fa, Berlusconi s'è dimesso. Non a causa dello spread, ma dopo che Ennio Doris gli ha spiegato che il suo patrimonio era a rischio.
Gli interessi privati hanno avuto la meglio rispetto agli interessi degli italiani, che hanno pagato l'impennata dello spread con un calo del PIL del 4-5% e centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno.
E, a quanto pare, sta succedendo qualcosa di simile in questi giorni. Berlusconi ormai è un condannato in via definitiva, destinato a uscire dal Senato, per effetto dell'interdizione dai pubblici uffici e della legge Severino.
Succederà, prima o poi, ma lui come sempre non si vuole arrendere e cerca un modo di farla franca. E' pronto a mandare a casa Letta e il suo governo, ma.....
E qui rientrano in gioco gli interessi personali. La riunione dei vertici del PDL, un paio di domeniche fa, ha sancito la voglia di far cadere il governo. Il giorno dopo la borsa è crollata e soprattutto il titolo Mediaset ha perso il 6% in poche ore.
Berlusconi ha capito e ha ammorbidito la sua posizione, salvo tornare alla carica nei giorni scorsi. Ha preparato un discorso da mostrare in tv e dare l'addio al governo Letta, ma poi ha di nuovo frenato.
Come mai? La borsa di Milano ha di nuovo penalizzato il titolo Mediaset e Giorgio Napolitano ha fatto sapere che si aspetta che Berlusconi non violi i patti, facendo cadere il governo. Ma questa non è la vera ragione della frenata dell'uomo di Arcore.
Sarebbero stati infatti i pubblicitari a spiegare a Berlusconi che è meglio se non fa cadere il governo. Ne va della fiducia degli italiani, della possibile crescita dell'economia e degli investimenti pubblicitari, che saliranno se l'economia italiana dovesse ricominciare a crescere.
Ancora una volta gli interessi privati economici di Berlusconi hanno la meglio sugli interessi degli italiani e pure su quelli giudiziari. Almeno per ora
Ma Silvio Berlusconi è anche un importante imprenditore con molti interessi economici. Un patrimonio di qualche miliardo di euro e cinque figli interessati a incassare dividendi.
Quando lo spread è salito alle stelle, nell'autunno di due anni fa, Berlusconi s'è dimesso. Non a causa dello spread, ma dopo che Ennio Doris gli ha spiegato che il suo patrimonio era a rischio.
Gli interessi privati hanno avuto la meglio rispetto agli interessi degli italiani, che hanno pagato l'impennata dello spread con un calo del PIL del 4-5% e centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno.
E, a quanto pare, sta succedendo qualcosa di simile in questi giorni. Berlusconi ormai è un condannato in via definitiva, destinato a uscire dal Senato, per effetto dell'interdizione dai pubblici uffici e della legge Severino.
Succederà, prima o poi, ma lui come sempre non si vuole arrendere e cerca un modo di farla franca. E' pronto a mandare a casa Letta e il suo governo, ma.....
E qui rientrano in gioco gli interessi personali. La riunione dei vertici del PDL, un paio di domeniche fa, ha sancito la voglia di far cadere il governo. Il giorno dopo la borsa è crollata e soprattutto il titolo Mediaset ha perso il 6% in poche ore.
Berlusconi ha capito e ha ammorbidito la sua posizione, salvo tornare alla carica nei giorni scorsi. Ha preparato un discorso da mostrare in tv e dare l'addio al governo Letta, ma poi ha di nuovo frenato.
Come mai? La borsa di Milano ha di nuovo penalizzato il titolo Mediaset e Giorgio Napolitano ha fatto sapere che si aspetta che Berlusconi non violi i patti, facendo cadere il governo. Ma questa non è la vera ragione della frenata dell'uomo di Arcore.
Sarebbero stati infatti i pubblicitari a spiegare a Berlusconi che è meglio se non fa cadere il governo. Ne va della fiducia degli italiani, della possibile crescita dell'economia e degli investimenti pubblicitari, che saliranno se l'economia italiana dovesse ricominciare a crescere.
Ancora una volta gli interessi privati economici di Berlusconi hanno la meglio sugli interessi degli italiani e pure su quelli giudiziari. Almeno per ora
05 settembre 2013
Pensioni: il pasticcio della Polonia
In Polonia hanno applicato questo principio ma adesso, di fronte a un debito pubblico preoccupante, hanno preso la decisione di nazionalizzare in parte i fondi pensioni.
Lo scopo è certamente quello di ridurre il debito pubblico. A questo se ne aggiunge un altro: spingere i fondi a investire nel modo desiderato dal governo, cambiando la composizione dei portafogli titoli.
Obiettivi di breve periodo, che costringeranno i polacchi, nel lungo periodo, a aumentare i contributi o abbassare le pensioni.
Nazionalizzando i fondi, infatti, lo Stato incassa subito un bel pò di soldi (40 miliardi di euro), promettendo ai polacchi di pagare in futuro una pensione, a fronte della quale non ci saranno però
i titoli oggi nazionalizzati.
Si riduce, in altre parole, il debito pubblico attuale aumentando il debito pensionistico, con la conseguenza che invece di aumentare oggi le imposte (o tagliare la spesa) in futuro dovranno aumentare le aliquote pensionistiche o ridurre la spesa pensionistica.
04 settembre 2013
Il conclave applicato al bilancio pubblico
Come ben sappiamo il conclave è l'elezione del Papa. I cardinali sono simbolicamente chiusi in Vaticano, non hanno contatti con l'esterno, passano le giornate a votare il nuovo Papa ed escono dall'isolamento solo quando trovano un accordo.
La pratica del conclave è nata alcuni secoli fa. Morto un Papa, i cardinali hanno fatto di tutto per rinviare l'elezione del nuovo pontefice, vivendo felicemente a spese della Chiesa, priva di un leader che l'amministrasse.
La pacchia durò fino a quando vennero chiusi in Vaticano, con la possibilità di uscire solo dopo aver deciso il nuovo successore di Pietro.
I politici italiani hanno un pessimo vizio: non vogliono dire di no a nessuno. Preferiscono aumentare la spesa pubblica e chiamare di tanto in tanto il Monti di turno per tentare di rimettere in sesto i conti piuttosto che spiegare a qualcuno che una certa idea o progetto non s'ha da fare. O si auto-obbligano a raggiungere l'obiettivo come successo di recente, ovvero decidendo di modificare la Costituzione, con l'obbligo di pareggio di bilancio.
Cosa si potrebbe cambiare?
A mio parere si potrebbe porre un limite costituzionale soltanto alla spesa. Se il Parlamento fosse obbligato, per ogni 100 euro spesi quest'anno, 100 euro (più qualcosa per tener conto dell'inflazione) anche il prossimo, sarebbero costretti a porsi domandedel tipo: se si comprano gli F35 dove tagliamo?
Non si potrebbe decidere un aumento della spesa per gli F35 indipendentemente da decisioni sul resto della spesa pubblica. Ci sarebbe un vincolo stringente, un pò come i cardinali in conclave che non possono rinviare la decisione ma sono obbligati a scegliere uno di loro.
Inoltre un limite alla spesa avrebbe un altro effetto: la crescita dell'economia, facendo aumentare le entrate, ridurrebbe automaticamente il deficit, togliendo alla politica la voglia di usare le maggiori entrate per aumentare la spesa pubblica e rendendo più credibili i conti pubblici.
La pratica del conclave è nata alcuni secoli fa. Morto un Papa, i cardinali hanno fatto di tutto per rinviare l'elezione del nuovo pontefice, vivendo felicemente a spese della Chiesa, priva di un leader che l'amministrasse.
La pacchia durò fino a quando vennero chiusi in Vaticano, con la possibilità di uscire solo dopo aver deciso il nuovo successore di Pietro.
I politici italiani hanno un pessimo vizio: non vogliono dire di no a nessuno. Preferiscono aumentare la spesa pubblica e chiamare di tanto in tanto il Monti di turno per tentare di rimettere in sesto i conti piuttosto che spiegare a qualcuno che una certa idea o progetto non s'ha da fare. O si auto-obbligano a raggiungere l'obiettivo come successo di recente, ovvero decidendo di modificare la Costituzione, con l'obbligo di pareggio di bilancio.
Cosa si potrebbe cambiare?
A mio parere si potrebbe porre un limite costituzionale soltanto alla spesa. Se il Parlamento fosse obbligato, per ogni 100 euro spesi quest'anno, 100 euro (più qualcosa per tener conto dell'inflazione) anche il prossimo, sarebbero costretti a porsi domandedel tipo: se si comprano gli F35 dove tagliamo?
Non si potrebbe decidere un aumento della spesa per gli F35 indipendentemente da decisioni sul resto della spesa pubblica. Ci sarebbe un vincolo stringente, un pò come i cardinali in conclave che non possono rinviare la decisione ma sono obbligati a scegliere uno di loro.
Inoltre un limite alla spesa avrebbe un altro effetto: la crescita dell'economia, facendo aumentare le entrate, ridurrebbe automaticamente il deficit, togliendo alla politica la voglia di usare le maggiori entrate per aumentare la spesa pubblica e rendendo più credibili i conti pubblici.
03 settembre 2013
L'IMU e le visioni statiche
Anche se mi costa ammetterlo, credo che l'insistenza del PDL per abolire l'IMU sulla prima casa sia un fatto positivo per l'economia italiana.
Perché è meglio togliere l'IMU sulla prima casa?
Ingenuamente si tende a pensare che le imposte e in generale le manovre di politica economica che svuotano le tasche di qualcuno abbiano effetti banali da prevedere. Se si aumenta l'accisa sulla benzina, si può pensare che aumentino le entrate. Un certo numero di centesimi al litro moltiplicato per qualche milione di litri al giorno fa una certa somma di maggiori entrate ogni anno.
Certo, non finisce lì. Qualcuno consumerà di meno e quindi le entrate saliranno meno, ma si possono fare ipotesi realistiche e prevedere con un minimo margine di errore le entrate fiscali generate da aumento di imposta.
Ma a ben vedere c'è un altro effetto sottovalutato a volte, che modifica lo scenario finora disegnato. Si tratta della psicologia del consumatore o dell'imprenditore. Se il consumatore percepisce la maggiore imposta come un pericolo per il proprio benessere presente e futuro o pensa che in futuro dovrà sborsare altre imposte, darà un taglio netto ai consumi che ritiene non necessari. Non è improbabile che per ogni 100 euro di maggiori imposte il consumatore preoccupato tagli i propri consumi per 3-400 euro.
Non è una decisione del tutto irrazionale. Le difficoltà rendono prudenti ed è meglio risparmiare precauzionalmente un pò di soldi che correre il rischio di non averli in futuro.
Per questo motivo gli shock generati da un'imposta elevata e imprevista possono provocare un crollo dei consumi molto superiore all'importo della maggiore imposta.
Chi ha una visione statica dell'economia pensa che di fronte a un'imposta di 100 euro, il consumatore razionale riduca i propri consumi di 100 euro, dimenticando che le conseguenze possono essere ben peggiori. Non solo il consumatore taglia i consumi, ma un calo della fiducia e degli ordinativi delle imprese le porta a rinunciare ad esempio a assumere personale anche se necessario e a tagliare gli investimenti, che dipendono dal (buon) andamento futuro dell'economia.
L'IMU ha contribuito non poco a far crollare la fiducia di imprese e consumatori e con essi consumi e investimenti. Eliminarla o almeno ridurla non può che far bene all'economia e quindi alle casse dello stato. Basterebbe che i consumatori cacciassero la paura di nuove imposte e nuove difficoltà economiche per generare un aumento dei consumi sufficiente, forse, a ripagare il taglio dell'imposta.
Perché è meglio togliere l'IMU sulla prima casa?
Ingenuamente si tende a pensare che le imposte e in generale le manovre di politica economica che svuotano le tasche di qualcuno abbiano effetti banali da prevedere. Se si aumenta l'accisa sulla benzina, si può pensare che aumentino le entrate. Un certo numero di centesimi al litro moltiplicato per qualche milione di litri al giorno fa una certa somma di maggiori entrate ogni anno.
Certo, non finisce lì. Qualcuno consumerà di meno e quindi le entrate saliranno meno, ma si possono fare ipotesi realistiche e prevedere con un minimo margine di errore le entrate fiscali generate da aumento di imposta.
Ma a ben vedere c'è un altro effetto sottovalutato a volte, che modifica lo scenario finora disegnato. Si tratta della psicologia del consumatore o dell'imprenditore. Se il consumatore percepisce la maggiore imposta come un pericolo per il proprio benessere presente e futuro o pensa che in futuro dovrà sborsare altre imposte, darà un taglio netto ai consumi che ritiene non necessari. Non è improbabile che per ogni 100 euro di maggiori imposte il consumatore preoccupato tagli i propri consumi per 3-400 euro.
Non è una decisione del tutto irrazionale. Le difficoltà rendono prudenti ed è meglio risparmiare precauzionalmente un pò di soldi che correre il rischio di non averli in futuro.
Per questo motivo gli shock generati da un'imposta elevata e imprevista possono provocare un crollo dei consumi molto superiore all'importo della maggiore imposta.
Chi ha una visione statica dell'economia pensa che di fronte a un'imposta di 100 euro, il consumatore razionale riduca i propri consumi di 100 euro, dimenticando che le conseguenze possono essere ben peggiori. Non solo il consumatore taglia i consumi, ma un calo della fiducia e degli ordinativi delle imprese le porta a rinunciare ad esempio a assumere personale anche se necessario e a tagliare gli investimenti, che dipendono dal (buon) andamento futuro dell'economia.
L'IMU ha contribuito non poco a far crollare la fiducia di imprese e consumatori e con essi consumi e investimenti. Eliminarla o almeno ridurla non può che far bene all'economia e quindi alle casse dello stato. Basterebbe che i consumatori cacciassero la paura di nuove imposte e nuove difficoltà economiche per generare un aumento dei consumi sufficiente, forse, a ripagare il taglio dell'imposta.
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