30 marzo 2013

Un aspetto paradossale della vicenda Cipro

C'è un aspetto paradossale e curioso nella vicenda del salvataggio delle banche cipriote.

In buona sostanza si sono salvate le banche con una imposta sui conti correnti: i clienti di due banche pagheranno il 37,5% sui loro conti oltre i 100.000 euro.

In questo modo si vuole non soltanto raccogliere i soldi chiesti dall'Europa ai ciprioti come condizione per ottenere gli aiuti e salvare le banche, ma anche porre un rimedio all'anomalia cipriota, che è l'anomalia di un paese che ha nelle banche somme enormi, pari a diverse volte il prodotto interno lordo, attratte da condizioni soprattutto fiscali molto favorevoli.

E chi ha scelto di chiedere ai ciprioti di risolvere la crisi cipriota tassando i conti correnti? L'olandese Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell'Eurogruppo.

Ora l'Olanda è un paese capace di attrarre capitali come pochi altri nel mondo, secondo solo a Stati Uniti e Gran Bretagna tra i paesi industrializzati. Attrae capitali anche grazie a un regime fiscale favorevole, che tra l'altro spinge molte imprese italiane a spostare la capogruppo tra i mulini a vento per tagliare le imposte pagate sul reddito d'impresa.

Curioso, no? L'Eurogruppo guidato da un olandese costringe Cipro a imporre una imposta elevata sui conti correnti per affrontare un'anomalia presente in Olanda come in altri paesi che raccolgono e gestiscono capitali da tutto il mondo.

28 marzo 2013

I container di Cipro

Dopo molti giorni le banche cipriote riaprono. In molti stanno andando a prelevare denaro, altri ancora pensano di ritirare i loro risparmi nel timore possano essere introdotte nuove imposte.

Il rischio in questi casi è che la corsa agli sportelli si trasformi in un abbraccio mortale per le banche. Se i capitali vengono ritirati dai correntisti e restano senza contanti, le banche possono dichiarare bancarotta.

Così di fronte alla prospettiva di correntisti intenzionati a ritirare la maggior quantità possibile di contanti, sono arrivati a Cipro cinque container pieni di banconote, opportunamente scortati.

26 marzo 2013

Futuro a 5 stelle!


Se è questo il futuro a 5 stelle che ci aspetta, allora siamo proprio senza speranza!
In questo articolo sul sito del blog di Beppe Grillo la capogruppo alla camera del movimento a 5 stelle dimostra di non capire un tubo di come funzionano i pagamenti e gli anticipi fatture. Cercherò io di colmare ora questo inquietante vuoto istituzionale!

Quando un'impresa lavora per un ente pubblico dopo l'incarico e la determina di pagamento dell'ente, emette la fattura.
Questa fattura, oltre ad essere in sospensione IVA (cioè l'IVA va versata quando si incassa la fattura), può essere scontata (anticipata) in banca, perché gli enti pagano in ritardo, ma in genere pagano, a 60 o 90 o anche 120 giorni. O anche di più in certi casi. Ecco come funziona.

L'impresa va in banca e chiede un castelletto salvo buon fine (si, si chiama proprio così) per poter anticipare le fatture verso gli enti pubblici. La banca gli concede il castelletto e gli concede di anticipargli i soldi che l'ente pagherà tra qualche mese subito, all'anticipo fatture.

L'entità del castelletto varia a seconda dell'impresa e può avere qualunque importo, così come la percentuale anticipata, che varia, al netto dell'IVA, dal 60 al 100%.

Facciamo un esempio: l'impresa chiede un castelletto di 100.000 € e l'anticipo è del 100% al netto dell'IVA.

Poniamo che oggi emetto una fattura per servizi alla regione per 60.000 €. Questa fattura sarà pagata tra 90 giorni.

Porto in banca la fattura, la banca controlla che sia tutto vero e poi mi accredita 60.000 € sul conto corrente ordinario, facendo 2 scritture:

+ 60.000 sul c/c ordinario
- 60.000 sul c/c anticipi

Ora, sul c/c ordinario l'accredito è oggi, quindi è la banca che mi ha accreditato i suoi soldi oggi. Sul conto anticipi vado a - 60.000 e su questo scoperto pago interessi passivi e un po' di commissioni. I tassi passivi non sono così onerosi in genere come sui c/c ordinari, perché lo scoperto è a tempo. Quindi io ho oggi 60.000 € che posso usare per pagare stipendi, fornitori, e altro.

Finché la regione non paga i 60.000 io potrò presentare allo sconto solo altri 40.000 € perché il massimo scontabile è 100.000.

Passati i 90 giorni, fortunatamente, l'ente paga sul c/c ordinario. Quindi saranno accreditati li + 60.000

Quindi sarà registrata la scrittura inversa:

- 60.000 sul c/c ordinario
+ 60.000 sul c/c anticipi

in pratica il conto anticipi torna a zero.

In sostanza la banca ha ripreso i soldi che mi aveva anticipato all'inizio e nulla è cambiato.

I rischi a cui Grilli mette in guardia implicitamente (anche se non lo dice chiaramente e qui nell'articolo si prendono fischi per fiaschi): sono che le banche, una volta incassati i soldi degli anticipi, riducano gli importi dei castelletti o i fidi alle imprese in difficoltà. Cioè invece che 100.000 mi riducano a 40.000 il castelletto, come nell'esempio.
Ma questo non ha nulla a che vedere con il fatto che si paghino i fornitori e le imprese, perché in ogni caso si tratta di un'iniezione di liquidità nel sistema. Se un'impresa non ha difficoltà, si incamererà i soldi del pagamento e basta.

Infine è ovvio che tale manovra produrrà un aggravio del rapporto deficit/PIL, ma attenzione, qui il problema è come spendere i soldi: in questo caso si aiutano le imprese e indirettamente i lavoratori dipendenti che avranno meno rischi di essere licenziati. Altrimenti lo stesso risultato si potrebbe ottenere ad esempio rinnovando i contratti del pubblico impiego, o tagliando le tasse o in qualunque altro modo si possa immaginare!

p.s. qui potete leggere la notizia "vera"

24 marzo 2013

Dimezzare gli stipendi dei parlamentari?

Uno dei temi cari del Movimento 5 Stelle riguarda i costi della politica.

Dopo l'elezione alle presidenze delle Camere Pietro Grasso e Laura Boldrini hanno annunciato l'intenzione di tagliarsi l'indennità del 30%. Non basta, ha reagito Grillo, tagliate tutti gli stipendi del 50%.

Quanto si risparmierebbe?

Osservando i dati del bilancio della Camera, le indennità di 630 deputati costano 82 milioni di euro. Un dimezzamento di questa spesa comporterebbe un risparmio di poco più di 40 milioni, meno del 4% del bilancio della Camera.

Quindi tra Camera e Senato il risparmio è presumibilmente pari a 60 milioni l'anno, che aumenteranno tra qualche decennio, quando gli attuali parlamentari andranno in pensione con le nuove regole.

60 milioni, un bel risparmio? Sì se si pensa che forse è meglio che i politici non guadagnino troppo, no se si considera che l'incertezza politica è costata, solo il primo giorno, 22 milioni, come avevo raccontato un mese fa (vedi qui).

Incertezza che Grillo, in nome della lotta ai privilegi dei parlamentari, contribuisce a alimentare: per risparmiare qualche decina di milioni se ne spendono molti di più sotto forma di interessi sul debito pubblico.



Miliardi o noccioline? (parte 2)

Continuiamo l'analisi delle proposte grilline (la prima parte la trovate qui).

11 miliardi dalla ricetta elettronica? sono certamente molti, circa 1/10 della spesa sanitaria totale. Difficile credere che basti togliere le ricette di carta per raggiungere tale risultato.

Questo articolo suggerisce che l'abolizione della ricetta cartacea comporterebbe risparmi per 2 miliardi, a cui si aggiungerebbero risparmi quantomai ipotetici tra 3 e 5 miliardi derivanti dalla raccolta e l'impiego dei dati che deriverebbe dalla ricetta elettronica.

Ci sono poi altri risparmi difficili da definire: 10 miliardi riducendo le pensioni (ma sarà lecito tagliare le pensioni sopra i 5000 euro?), 6 dal taglio delle auto blu, 5 tagliando il personale militare, 4,3 con l'adozione dei costi standard, 2 con tagli alla politica e 1,5 eliminando equitalia.

Difficile valutare se sono somme che si potrebbero realmente risparmiare, anche se non è irrealistico dire che alcuni risparmi paiono esagerati (per es. i 6 miliardi per le auto blu), altri non sono facili da praticare (eliminare Equitalia vuol dire anche che il fisco incasserà meno soldi sia perchè sarà più difficile scovare chi non paga, sia perchè alcuni ne approfitteranno per evadere le imposte), altri ancora si potranno ottenere nell'arco di molti anni (come i tagli al personale militare).

Dunque possiamo concludere che con molta buona volontà si potrebbero risparmiare diciamo 15-20 miliardi di euro l'anno più 30-40 una tantum.


15-20 miliardi di risparmio sono poca cosa rispetto alla maggior spesa e alle minori imposte che i grillini vorrebbero regalare ai loro elettori. Servirebbero 100 miliardi l'anno per reddito di cittadinanza (60 miliardi) ed eliminare IRAP (35 miliardi) e IMU (4 sulla prima casa).

Infine l'elenco prevede una serie di spese una tantum per circa 180 miliardi tra eliminazione del debito verso i fornitori dello stato e investimenti in scuola, sanità, servizi pubblici in genere.

Insomma se proprio va bene, solo il 20-25% delle maggiori spese e delle minori imposte hanno una reale copertura, se davvero sarà possibile realizzare i risparmi previsti.

21 marzo 2013

Il dossier Giarda



















Ho iniziato a leggere il copioso dossier Giarda sulla revisione della spesa, pubblicato nel marzo 2013, di quasi 300 pagine, in cui si esamina, capitolo per capitolo, la spesa pubblica, radiografando i vari capitoli in relazione al territorio e alla spesa.

Per chi fosse molto interessato, lo può trovare qui.


Il testo è diviso in capitoli, e precisamente le spese per:

- Arma dei Carabinieri
- Polizia di Stato
- Vigili del fuoco
- Prefetture
- Capitanerie di porto
- Province
- Trasferimenti agli enti locali

Il testo è ovviamente molto e lungo e complesso tecnicamente per commentarlo tutto in questa sede, ma vorrei puntare l'attenzione su alcuni punti:

1. Nel dettaglio dei capitoli non sono esplicitate le spese per la difesa, ma queste sono poi messe nel totale della spesa aggredibile, a differenza delle spese del ministero dell'interno. La spesa per la difesa è passata dal 6,8% del PIL del 1990 al 7,1% del PIL nel 2009 (pagina 16).

2. Il totale della spesa pubblica è pari a 793 miliardi di Euro (dati ISTAT), ma non tutta è aggredibile nel breve periodo. Ovviamente qualunque spesa è azzerabile nel medio-lungo periodo, ma non nel breve. Non sono considerate aggredibili le spese per pensioni (237 miliardi), per la partecipazione all'UE (16 Mld.), gli interessi passivi, ovviamente (70 Mld.), e tutta un'altra serie di spese come da tabella a pagina 28, che portano la spesa aggredibile a 293 miliardi di Euro. Di questa spesa è ragionevolmente aggredibile solo un 25-30% (70-90 Mld. Euro) in quanto la spesa è ripartita per 122 Mld. in retribuzioni lorde, 135 Mld in consumi intermedi (spese), e il resto sono sostanzialmente contributi a famiglie, imprese e a istituzioni sociali.

3. Enti locali: per i comuni la spesa procapite (cioè il costo del comune per abitante) è massima per i comuni molto piccoli e decresce fino al minimo per i comuni di circa 10.000 abitanti, per poi crescere di nuovo moderatamente. Questo significa che i più efficienti sono i comuni medi, quelli intorno ai 9-10.000 abitanti e che sicuramente varrebbe la pena aggregare. Per quello che riguarda province e regioni esistono molte disparità sia in rapporto agli abitanti che all'estensione, ma anche qui vincono le economie di scala delle province e regioni più grandi e popolate.

4. Le spese per le province. Quanto si risparmierebbe, dunque, abolendole? Secondo Giarda (pagina 199) passando da 86 a 51 province circa 370 milioni di Euro (erano le originali 86 della spending review), in pratica i costi dei risparmi politici e delle duplicazioni dei centri di spesa.

5. Chi paga le manovre? In pratica tutte le manovre correttive 2008-2011 (Tremonti), quindi escluso il salva Italia, chi le sta pagando? Le stanno pagando in precentuali analoghe alla spesa Stato centrale ed enti locali, quindi siccome lo stato centrale spende la metà degli enti locali (121 Mld. contro 211 Mld), allo stato centrale è stato tagliato la metà degli enti locali.

6. Fino a quando pagheremo? Escluso il salva Italia, e grazie a Tremonti, fino al 2014, fino a che i risparmi cumulati (pagina 24) e le maggiori entrate arriveranno a 111 miliardi di Euro: 61 miliardi di tagli e 50 miliardi di entrate!

20 marzo 2013

Grillo, Auriti e il signoraggio

Beppe Grillo è tornato a parlare di signoraggio come del male più grande dell'economia... guardate al minuto 52


18 marzo 2013

Pasticcio cipriota

Come si è arrivati alla tassa sui conti correnti a Cipro, che sta spaventando le borse?

Cipro, che ha un PIL pari a 17 miliardi di euro e un debito pubblico vicino al 100% del PIL, mentre le banche hanno raccolto 68 miliardi, quattro volte il PIL.

Soldi provenienti spesso da traffici poco chiari: Cipro è infatti uno dei tanti paesi di piccole dimensioni che chiudono (almeno) un occhio sui capitali stranieri che cercano riservatezza e imposte basse.

Queste caratteristiche hanno trasformato le banche di Cipro in un punto di riferimento per molti imprenditori russi, greci e inglesi. Le banche cipriote hanno raccolto moltissimi soldi, e molti li hanno impiegati acquistando titoli greci.

Sappiamo com'è andata... chi ha acquistato titoli greci ha subito forti perdite. Cipro deve ricapitalizzare le banche, che per non fallire hanno bisogno di 17 miliardi.

In altri paesi, come in Germania, lo Stato ha ricapitalizzato le banche, facendo salire il debito pubblico.

Poteva succedere a Cipro? No, hanno deciso il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea. Il debito pubblico cipriota non può salire troppo, si rischierebbe una replica del disastro greco.

Così qualcuno ha pensato di mettere una tassa sui conti correnti: 6,7% fino a 100.000 euro, 9,9% oltre i 100.000 euro. I ciprioti saranno rimborsati almeno in parte con azioni delle banche salvate.

In questo modo il salvataggio comporta l'impiego di 10 miliardi invece dei 17 previsti. 7 miliardi gravano sui correntisti delle banche che in buona parte sono stranieri e soprattutto russi.

Ci sono però dei problemi. C'è chi non hanno gradito, come i russi, il cui leader Putin ha protestato dopo aver capito che il salvataggio avviene in buona parte a spese degli interessi russi nell'isola. E c'è chi è contrario all'idea di un'imposta forzosa sui conti correnti, che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente.

Se in futuro altre economie si troveranno a chiedere aiuti, UE e FMI potrebbero chiedere alle autorità politiche di procedere con una tassa sui conti correnti per raccogliere parte dei soldi necessari al salvataggio.

Ma, se succedesse, chi si fiderebbe dei paesi in difficoltà? Se si spargesse la voce che le banche italiane o spagnole hanno bisogno di aiuti, i capitali fuggirebbero all'estero, aggravando la situazione delle banche.

L'imposta sui conti correnti rischia perciò di essere pericolosa per Cipro e per l'Europa.

Per Cipro perchè se i capitali stranieri lasceranno le banche cipriote, è assai probabile che il salvataggio di questi giorni non sia sufficiente. Serviranno altri miliardi. I russi hanno circa 25 miliardi di euro nelle banche cipriote.

Se dovessero ritirarli, servirà un altro piano di salvataggio delle banche dell'isola e sarà chiaro che UE e FMI hanno, come nel caso della Grecia, fatto scelte suicide: per risparmiare qualche miliardo di aiuti, finiranno per sborsarne molti di più.

Per l'Europa perchè potrebbe rappresentare un precedente e una minaccia, con conseguenze potenzialmente molto negative.








16 marzo 2013

La solidità delle banche italiane

La banca delle Marche, una delle prime 30 banche a livello nazionale, come si legge dal proprio sito, ha chiuso il proprio bilancio in perdita per 518 milioni di euro.

E - udite udite - ha effettuato rettifiche per 811 milioni di euro. Di cosa si tratta?

Si tratta in pratica dei crediti presenti nel bilancio che sono stati svalutati. Facciamo un passo indietro, al 2007, durante i mesi dell'impennata delle quotazioni immobiliari.

In quel periodo Banca Marche si è esposta fortemente sul settore edilizio e immobiliare nelle Marche, finanziando sia molte imprese nell'acquisto di capannoni, sia alcune grosse imprese immobiliari e cave di inerti. Oggi, tutto il settore è in profonda crisi, le Marche specialmente la provincia di Ancona, macinano record su record nei fallimenti (43 già nel 2013, 132 nel 2012), le zone industriali di Jesi e di Ancona traboccano di capannoni vuoti e imprese immobiliari sull'orlo del fallimento.

Banca Marche ha ceduto tempo fa ingenti quantità di crediti in sofferenza (qui e qui), per "ripulire" il bilancio da crediti di difficile riscossione, ma evidentemente l'operazione non è stata sufficiente, fino a che, partite le minacce dalla banca d'Italia, complici alcune operazioni poco trasparenti dei vertici, sono saltati e rimpiazzate tutte le cariche di vertice: il direttore generale e 3 vice direttori.

A questo punto si sono rese evidenti le perdite latenti, cioè i crediti inesigibili in bilancio, e sono state contabilizzate come perdite effettive, costringendo ora la banca ad una nuova difficile ricapitalizzazione, licenziamenti, e con probabile cessione della proprietà a qualche banca più grande.

Ma la resa dei conti nella banca delle marche è solo all'inizio!

Ma questa vicenda è, a mio parere, paradigmatica della situazione bancaria italiana, che lungi dall'avere le banche più solide del mondo, come si è spesso sentito dire (volete un altro fulgido esempio made in Marche?) le nostre banche sono piene di perdite nascoste, senza magari arrivare agli eccessi di MPS.

E prima o poi i conti si fanno sempre!

14 marzo 2013

Renta Minima de Insercion Social


Uno dei temi su cui Movimento 5 Stelle insiste molto e che gli ha portato anche vari consensi è quello del cosiddetto reddito di cittadinanza.
La Wikipedia Italiana a riguardo compie un'ottima distinzione tra "reddito di cittadinanza" (praticamente mai realmente applicato, per motivi abbastanza comprensibili...), e "reddito minimo garantito" (esistente in numerosi Paesi occidentali).
La differenza fondamentale tra i due è che il reddito minimo garantito pur essendo universale è vincolato alla ricerca di un lavoro ("compromiso de actividad" nel gergo universitario spagnolo), il reddito di cittadinanza, no.
Per evitare forme d'assistenzialismo contro-producente che disincentivino i cittadini a lavorare, di solito gli Stati europei, le cui finanze pubbliche gli permettono questo tipo di prestazioni, hanno da sempre optato per il reddito minimo garantito, proposto ultimamente anche fra gli 8 punti programmatici su cui Bersani in Italia tenta d'ottenere la fiducia del Parlamento.

In Italia il Movimento 5 Stelle finora ne ha sempre parlato usando il termine di reddito di cittadinanza,  (forse perchè meno tecnico e più sociale quindi più accattivante per la gente).
In realtà però Grillo, a sentire almeno da questo comizio sembra parlare più del reddito minimo d'inserimento o reddito minimo garantito che dir si voglia, (proponendolo addirittura di ben 1000 euro al mese! Fantapolitica vera e propria!), confondendo i termini tecnici, o forse riferendosi ad una specie di via di mezzo fra i due tipi di sussidio (visto che varie offerte di lavoro si potrebbero comunque rifiutare senza perdere diritto alla prestazione da quanto ho capito dalle urla di Grillo).
Inoltre stando ai requisiti di cui parla Grillo, avrebbero diritto alla prestazione più o meno tutti visto che non c'è neanche alcun riferimento al reddito familiare quindi perfino una casalinga moglie di un miliardario potrebbe richiederlo facilmente, insomma sono molti di più potenzialmente i beneficiari dei 4/5 milioni delle liste di disoccupazione, moltissimi di più, in certi casi sarebbe uno spreco di soldi pubblici incredibile.

Si dice spesso che questa prestazione sia presente in tutta Europa eccetto che in italia e che l'Unione Europea abbia spesso richiesto a tutti gli Stati membri d'adottare forme universali di previdenza sociale per i disoccupati.
E forse è vero, infatti questo tipo d'ammortizzatore sociale esiste anche in Spagna sebbene le sue finanze non versino in condizioni migliori di quelle italiane, (ovviamente non di certo 1000 euro al mese! E purtroppo non così tanto universale).
Si tratta della renta minima de insercion, (detta comunemente anche "salario social"), anche se può cambiare nome a seconda del luogo, che solitamente presenta caratteristiche proprie in ogni Comunidad Autonoma, (regione).
Infatti lo Stato spagnolo ha implantato obbligatoriamente per legge questo sussidio, e dettato certi estremi, ma poi  ne ha lasciato completamente la regolamentazione nelle mani delle regioni, creando forti disuguaglianze in termini di prestazioni a seconda delle finanze disponibili di ogni regione e dell'attenzione prestata dal governo regionale su tale problema.
In Navarra ad esempio la durata è di 6 mesi iniziali, prorrrogabili fino a 12...A Madrid o a Valenzia, almeno a priori, non ci sono limiti di durata del sussidio, in Andalusia la cifra del sussidio è maggiore rispetto alla media, i requisiti d'accesso sono meno selettivi rispetto ad altre regioni, ma la durata della prestazione non supera i 6 mesi...
Insomma, la scarsità di fondi statali provoca anche un problema di omogeneità oltre che di copertura economica.

Prenderemo come esempio, Madrid (dove vivo io), che rientra genericamente nella media delle regioni spagnole riguardo a questo tipo di prestazione economica:

Requisiti:
-Un anno di residenza regolare nella Comunidad de Madrid
-Rientrare tra i 25 ed 65 anni d'età (eccetto i casi speciali di disabili a proprio carico eccetera)
-Far parte di un'unità di convivenza  da almeno 6 mesi
-Dimostrare d'essere attivi nella ricerca del lavoro (compromiso de actividad)
-Non percepire reddito sufficiente per far fronte alle necessità basiche della vita.

Prestazione (mensile):
370 euro di base
+111 euro per seconda persona a carico
+74 euro dalla terza persona a carico in poi

Certi problemi riguardano ad esempio i tempi:
per essere sicuri dei requisiti (soprattutto sul reddito visto che ad esempio c'è chi può lavorare a nero, che dopo una misura presa da Zapatero viene multato se scoperto ricevere sussidi statali), ci possono volere circa 7-8 mesi di gestione.
Per lo meno è qualcosa...Certamente più che in Italia..Anche se mi viene da ridere quando sento dire che dappertutto in Europa eccetto che nel Belpaese ti danno 1000 euro mensili appena finisci di studiare finchè non trovi il lavoro che ti piace...la realtà è ben diversa...

Sinceramente però anche si arrivasse a qualcosa di simile alla Spagna, magari con maggior omogeneità sarebbe già un discreto passo in avanti.
Però questa è la realtà in un Paese mediterraneo simile all'Italia, inutile in questo momento prendere esempi irraggiungibili di Francia, Belgio, Austria, o addirittura Svezia o Norvegia...A mio modesto parere già riuscire a fare qualcosa di simile alla Spagna non sarebbe affatto poco vista la situazione in cui versano le finanze pubbliche.