30 settembre 2010

L'asino economico - Silvio il salvatore


Tra un sonnellino alla Camera e uno al Senato (vedi foto), l'ineffabile Silvio Berlusconi ha spiegato che "Se le banche Usa sono salve e' anche grazie a me" "Ho convinto il Presidente Usa Barack Obama - dice Berlusconi - ad intervenire dopo il crac di Lehman Brothers".

Peccato che il TARP che stanziava 700 miliardi nell'autunno 2008 sia stato varato durante l'amministrazione Bush (vedi qui) da Paulson.

Torna a dormire, Silvio. Quando ti svegli raccontaci cosa hai sognato, che così ci divertiamo un pò.

E io pago....


E io pago.... come diceva Totò!

Ormai la strada in Europa per le sanzioni semi automatiche in caso di sforamento su deficit e debito, sembra segnata, anche se alcuni stati faranno fiera opposizione. Tra questi stati c'è anche l'Italia.
Ma ci conviene?

Quello di cui si sta discutendo, in estrema sintesi, a livello europeo sta più o meno in questi termini: se un paese ha il rapporto Deficit/PIL maggiore del 3% o il rapporto Debito/PIL maggiore del 60%, tali squilibri andranno ridotti in ragione di un ventesimo all'anno.

L'italia tornerà ad avere nel 2011 un rapporto Debito/PIL pari a circa il 119% e il rapporto deficit/PIL tornerà sotto il 3% solo nel 2012.
Quindi il problema è appunto il debito.

Secondo le recenti proposte dovremo passare in 20 anni dal 119% al 60%.

Facciamo due calcoli partendo da questi dati (i più aggiornati possibili):

Debito attuale 1850 mld.
PIL attuale 1555 Mld.
Poniamo (ottimisticamente) di crescere del 1,5% all'anno
E poniamo di ridurre il debito (mooooolto ottimisticamente) del 2% all'anno

Si può calcolare semplicemente che dopo 20 anni avremmo un PIL cresciuto a 2094 Mld e un debito calato a 1235 Mld, il cui rapporto fa appunto il 59% (circa).

Il 2% di PIL significa 37 Mld di Euro l'anno di avanzo primario di bilancio da destinare ESCLUSIVAMENTE alla riduzione del debito pubblico.
In verità bisognerebbe considerare anche la minor spesa per interessi sul debito da un parte, ma anche la minore crescita del PIL dall'altra dovuta alla minore spesa pubblica.

E' ovvio che il tasso di crescita diventa importantissimo. Con un tasso di crescita al 3% per portare il rapporto Debito/PIL al 60% è sufficiente ridurre il debito dell' 0,60% all'anno, cioé circa 9,3 Mld l'anno.

Devo riconoscere che un simile risultato, posto che sia possibile, sarebbe veramente formidabile in prospettiva, anche se imposto dall'Europa. Il nodo è che i precedenti storici sono tutti a sfavore. L'Italia è riuscita in circa 15 anni a ridurre il rapporto debito/PIL dal 123% al 105% (cioé il 18%, cioé circa l'1,1% l'anno), però a prezzo di una crescita bassissima, pari - guarda caso - a circa l'1,3 - 1,5%. In pratica lo stock di debito è rimasto immutato ed è aumentato il PIL, facendo calare il rapporto.
Questo deve fare riflettere, perché potrebbe essere un obiettivo troppo ambizioso e le sanzioni in teoria "semi-automatiche" potrebbero diventare automatiche per l'Italia e alla fine finiremmo tutti a dire: "E io pago..."

29 settembre 2010

L'asino economico - Il ponte e il sottosegretario


Quello che ho sentito oggi è davvero clamoroso e forse anche un pò squallido.

Perchè si deve fare il ponte sullo stretto? ha chiesto un giornalista al sottosegretario alle Infrastrutture, il catanese Giuseppe Maria Reina.

Perché la Sicilia è una portaerei in mezzo al Mediterraneo su cui sbarcheranno le merci provenienti da mezzo mondo e destinate ai mercati europei.

Ne avevo sentite di cose strane, ma questa è clamorosa.

Sul mar Tirreno si affacciano molti porti importanti. A me vengono in mente Genova, La Spezia, Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Palermo. Poi ci sono i porti sull'Adriatico, da Trieste in giù.

Dove sono i mercati più importanti, verso i quali sono dirette le merci cinesi o indiane? Sono nel nord Italia, in Germania, Francia, Svizzera.

Dunque immaginate una nave carica di merci destinate alla Lombardia. Dove attraccherà? Il buon senso suggerisce che arriveranno in porto vicino, affacciato su Tirreno (Genova, La Spezia) o sull'Adriatico per poi proseguire via terra su gomma o rotaia.

Per il sottosegretario alle Infrastrutture invece in futuro le merci arriveranno in Sicilia. Non in Calabria, a Gioia Tauro, o, con qualche ora di nave in più, a Napoli. No, in Sicilia. Qui arriveranno anche le merci per Francia o Spagna. Per qualche misterioso motivo i francesi preferiranno i porti siculi a Marsiglia. Per questo, conclude il sottosegretario, ci vuole il ponte sullo stretto di Messina.

E' ovviamente una tesi ridicola, che dal suo punto di vista ha un vantaggio: se si fa credere all'elettore che si costruisce il ponte, poi si prometteranno nuove strade e ferrovie per trasportare le merci verso nord.

Oggi si promette il ponte, domani sarà la volta di strade e ferrovie. Altrimenti il ponte non servirà a nulla.

Ce n'è abbastanza per tenere occupati gli elettori per 20 o 30 anni con promesse di sviluppo destinate a rivelarsi illusioni.

Un vero squallore.

27 settembre 2010

Lo specchietto per le allodole


Avete mai visto la pubblicità di Mediolanum? Promette un tasso lordo del 3% ovvero il 2,20% netto.

Molto generoso verso il cliente? No, solo un modo per raccogliere capitali pagando un interesse modesto.

Il rendimento netto del 2,20% si applica infatti solo per un certo periodo sulla parte che supera i 15.000 euro e scatta al superamento dei 17.000 euro di giacenza media sul conto.

Dovete tenere sul conto almeno 17.000 euro, 15.000 dei quali non vi rendono nulla. Il resto è remunerato per un certo periodo al 2,20% netto l'anno. Se un cliente ha 17.000 euro sul conto incassa qualche decina di euro. Se fosse un tasso applicato per un anno, sarebbero 44 euro (il 2,20% di 2000), ovvero poco più dello 0,2% netto l'anno per 17.000 euro.

Se però la giacenza media scende sotto i 15.000 euro, scattano le commissioni: 90 euro l'anno, se su conto in media ci sono meno di 15.000 euro. Non male.. per Mediolanum. Interesse zero, rendimento solo per un certo periodo e per una parte dei soldi e, se non gli lasci abbastanza fondi infruttiferi, si fanno pure pagare 90 euro l'anno.

Il tutto senza considerare altri possibili costi, come quelli per carte di credito o anche solo per bloccare un bancomat rubato. Anche in questo caso si paga: 5,16 euro.

Poi il cliente può sottoscrivere una polizza vita chiamata Contratto di Assicurazione sulla Vita con Partecipazione agli Utili, con l'obbligo di versare almeno 2000 euro l'anno.

Sulle somme investite Mediolanum riconosce, in questo momento, un rendimento attorno al 2,3-2,5% lordo annuo, un rendimento variabile, in passato superiore: il 4,48% nel 2008 contro il 4,46% dei titoli di stato, 3,65% nel 2009 contro 3,54% dei titoli di stato.

Ci sono poi i costi, di cui si fissano i massimi ma non i minimi. I costi paiono incerti ma possono arrivare al 50% del rendimento della polizza, cui si aggiunge la commissione annua dello 0,18% su tutto il capitale riconosciuta a Mediolanum.

Il rendimento dell'investimento, se anche superiore al rendimento dei titoli di stato (BOT e CCT per intenderci), per la parte "Polizza" risulta inferiore a quello dei titoli di stato se si considera la somma da tenere a tasso zero sul conto corrente. Lo spot illude, è uno specchietto per le allodole per attrarre clienti destinati a incassare meno di quel che offrono i titoli di stato.

24 settembre 2010

L'asino economico - Il mistero di Bocchino


Annozero ha dedicato qualche minuto alla vicenda Fincantieri, che per Bocchino è un mistero.

Gli è chiaro chi se la prende con Fini, ma non sa che cosa fa Fincantieri. Considera un mistero la crisi di Fincantieri.

Proviamo a spiegarglielo. Fincantieri costruisce traghetti e navi da crociera. Lo fa anche in modo poco pulito, con parecchio lavoro nero e incidenti mortali, perchè appaltano molte lavorazioni a imprese private che usano anche lavoratori di quasi 70 (vedi qui), naturalmente in nero.

Un paio d'anni fa è iniziata la parte più dura della crisi, che ha spinto le imprese a tagliare gli investimenti. La domanda è diminuita e non serve investire in nuove navi, perché si investe se si pensa che in futuro aumenteranno i passeggeri.

Rispetto ad altre crisi, in questo caso c'è un evidente vantaggio: ci vuole molto tempo per produrre una nave. Si sapeva da tempo che alcune commesse stavano per esaurirsi e qualche politico aveva lanciato l'allarme. Si sapeva anche che Tirrenia, che dispone di una flotta vecchia, era in crisi.

Tirrenia è in mano a un liquidatore e con le commesse che stanno per esaurirsi Fincantieri mette in programma una pesante ristrutturazione che coinvolge tre stabilimenti italiani e migliaia di lavoratori.

Questo è quel che Bocchino e il governo non sanno. O forse lo sanno, ma gli sta bene così, tanto che da quasi 5 mesi evitano di nominare un nuovo ministro dello sviluppo economico, come ricorda il contatore qui a lato.

23 settembre 2010

La nebbia di Taranto


A Milano c'è la nebbia, ma non si vede, come diceva Totò in un celebre film.

Anche a Taranto c'è la nebbia. E si vede. Una nebbia di inquinanti come testimonia questo articolo (clicca qui), contro la quale non si fa nulla. Anzi il governo fa di tutto perché resti, perchè i tarantini si sentano simili ai milanesi in un giorno di novembre.

Il 13 agosto il governo s'è riunito per approvare un decreto che deroga ad una legge che impedisce che un certo inquinante superi una certa soglia. Non vogliono che la nebbia di inquinanti scompaia dai cieli pugliesi.

Ci lamentiamo che il ministro dello sviluppo economico manca da più di quattro mesi, mentre il governo, generosamente, in pieno agosto si riunisce per impedire che la produzione dell'ILVA possa essere messa in pericolo dalla tutela della salute dei cittadini di Taranto. Che ingrati che siamo!

22 settembre 2010

L'asino economico 2: la vendetta


Giusto ieri sera guardavo Ballarò, perché trattava di alcune interessanti questioni economiche, ma mai avrei pensato di sentire la più grande lezione di fantaeconomia dall'onorevole Laura Ravetto del PDL.
Io posso capire che quando si parla di cose delicate come il debito pubblico, l'andamento del PIL, il deficit, non si può pretendere che tutti siano dei perfetti economisti, né che tutti condividano la ricetta perfetta per far sì che l'Italia cresca del 5% all'anno e il debito cali di pari passo. La destra può avere una ricetta e la sinistra un'altra. E' solo questione di opinione....

Ma quando ho sentito dire dalla Ravetto che l'Italia nel 2010 è andata meglio degli altri paesi europei, che abbiamo superato bene la crisi, con un tono e una cadenza da macchina da scrivere caricata a molla, tutto di un fiato, allora al momento mi sono chiesto: "ma ci è o ci fa? Ma è possibile che pensi davvero quello che sta dicendo?"

Ieri sera pensavo che miss "Blackberry selvaggio" si fosse imparata a memoria tutta la lezioncina prima di sostituire un altro alto esponente economico del PDL (Sandro Bondi.... sigh!) all'ultimo momento.
Perché come dicevo, si può dissentire su tutto, ma non sui dati grezzi: l'Italia è andata benino i primi 6 mesi del 2010, malino il III trimestre e le previsioni dicono che chiuderemo il 2010 con un aumento del PIL intorno all'1%. Mentre Francia e Germania chiuderanno intorno al 3 e 4%.
Quindi come si fa a dire che siamo andati meglio degli altri paesi europei?

Ma evidentemente la mia ingenuità non ha limiti, il caso della Ravetto è ancora peggiore della famosa scena muta di Ottaviano del Turco quando Tremonti gli chiese a quanto erano tassati i BOT.
La Ravetto aveva in studio, seduti dietro di lei, alcuni assistenti che le passavano i messaggi via Blackberry con su scritto cosa doveva dire. Come testimonia questo sito....

Ma è possibile che non si abbia l'umiltà di ammettere che non possiamo essere tutti dei Vanoni o dei Prodi e dire che di economia non ne capiamo una mazza?
Possibile che a certe persone si consegni un palcoscenico sulla televisione pubblica per effettuare una vera e propria disinformazione di massa?

Possibile che certe persone non abbiano un minimo di senso del pudore?

L'azienda dove non si può licenziare

Qualche settimana fa ho sostenuto (vedi qui) che lo sciopero è un'arma a doppio taglio. Serve a far pressione sull'azienda, ma può anche spingerla a trasferire le produzioni altrove, perchè lo sciopero è un elemento di inefficienza e incertezza, inaccettabile quando si investono somme elevate in produzioni complesse.

Sostenevo che sarebbe meglio limitare il diritto di sciopero ai casi in cui influisce su contratti e diritti dei lavoratori e facevo notare che esistono paesi in cui si sciopera raramente, senza che questo riduca i poteri e diritti dei lavoratori. Anzi, i lavoratori stanno meglio dove si sciopera poco.

Ed ecco una conferma: Siemens decide di non licenziare nessuno senza l'accordo dei sindacati, come testimonia questo articolo del Corriere della Sera.

Ciò avviene in un paese dall'alto costo del lavoro, la Germania. Com'è possibile?

La sola risposta possibile è che i lavoratori hanno fatto concessioni importanti all'impresa, tali da rendere conveniente lo scambio.

20 settembre 2010

L'asino economico

Vorrei inaugurare una piccola rubrica: l'errore o forse orrore economico. In tv o sui giornali appaiono notizie incredibili e vale la pena commentarle per spiegare come funzionano davvero le cose economiche.

Per cui se qualcuno sente o legge qualcosa che gli appare errato, me lo comunichi: fotogian@yahoo.it

Stasera ho sentito due piccoli orrori.

Primo, stasera sento il tg3 che intervista Alemanno, sindaco di Roma. Cerca di ragionare come farebbe un leghista e dice: Roma riceve dallo Stato poco più di un miliardo di euro mentre ne paga oltre 30 in imposte varie.

Cavoli! dico io.

E' possibile? Certo che no. Lo Stato versa ai comuni i soldi con cui pagano il riscaldamento delle scuole, ma non gli insegnanti. Il comune non paga i tribunali, la polizia, l'esercito (e a Roma ci sono parecchie caserme e dipendenti delle forze armate), i maestri o i professori universitari e neppure la sanità, pagata dalla Regione con soldi versati dallo Stato.

Quindi che senso ha dire che Roma paga imposte pari a 30 volte i soldi che il comune riceve?

Secondo. Passano un paio di ore e Gad Lerner si occupa di Marchionne. Una troupe fa notare a Marchionne che guadagna 435 volte quel che guadagna un operaio cassintegrato di Pomigliano. E lui, parlando con altri giornalisti, spiega che lui lavora tanto ed è arrivato in ufficio alle 6.30 senza pensare ai propri diritti.

Appare incredibile che Marchionne risponda in questo modo. Può un supermanager del suo calibro pensare che il suo superstipendio si giustifichi col fatto che lavora come un matto?

Basterebbe dire: trovate un altro, magari migliore, magari che guadagna meno.

L'istruzione costa?


Si, l'istruzione decisamente costa cara ad un paese. Ma in prospettiva rende più di quello che costa a chi ha il coraggio per investirci.

In questo periodo di inizio scuola a fare scalpore e ad occupare le prime pagine dei giornali sono i quasi 200.000 precari della scuola che non vedranno confermati gli incarichi, perché ritenuti esuberanti. Ma i mali della scuola italiana purtroppo non si fermano qui. E i risultati si vedono con il tempo!

L'istruzione primaria pubblica italiana, con in testa l'Emilia Romagna negli anni '90, è servita da modello in tutto il mondo. Non per niente era considerata la migliore del mondo: più insegnanti, più progetti, tempo prolungato, ecc. ecc.

Ora che fine farà tutto cio?

Riporto solo un paio di dati: il numero medio degli alunni per classe è aumentato a dismisura, e a volte sfiora i 30 e, dall'altra parte in Europa siamo penultimi come spesa per la scuola.

Aggiungo un altro dato: da uno studio recente del ministero dell'istruzione il 30% degli edifici scolastici non è a norma con le leggi antisismiche e quasi la metà del totale andrebbe ristrutturata.

Quindi si può tranquillamente affermare che per la scuola non è vero che si spende tantissimo. Ma probabilmente è vero che si spende male.

Buona parte del problema è dato dall'eterno intreccio di competenze: scuole di proprietà dei comuni, ma insegnanti pagati dallo stato. Ma a mio parere l'altra parte del problema è la chiara volontà politica di spingere sulle scuole private.

Il disegno è chiaro: si tolgono soldi alle scuole pubbliche provocando un peggioramento del servizio. Il commento del genitore è: "perché mio figlio dovrebbe andare in una scuola piena di immigrati che nemmeno parlano l'italiano, portandosi dietro pure la carta igienica? Allora lo mando alla scuola privata! Pago, ma almeno li gli immigrati non ci sono (perché costa....)".

Quando questo meccanismo è consolidato, allora si possiede la base elettorale per dare maggiorni contributi alle scuole private, togliendoli ancora alla scuola pubblica ed il gioco è fatto!

Ma conviene ad uno stato in prospettiva un simile sistema?

Il problema di fondo è dato dalla divaricazione tra i redditi della nostra società, dove sta scomparendo la classe media e ci stiamo dividendo in ricchi e poveri. I ricchi vorranno e potranno istruire i loro figli in maniera sempre migliore e ai poveri rimarrà una scuola pubblica disastrata (ci sono già interessanti esperienze in merito negli USA).

Parafrasando il titolo di un famoso film, verrebbe da dire: "non è un paese per giovani"