Ve lo ricordate lo SCEC, lo sconto che cammina? Ne abbiamo parlato quasi due anni e mezzo fa qui: http://econoliberal.blogspot.com/2010/04/lo-scec.html
In pratica si tratta di un semplice buono sconto spacciato per moneta alternativa capace di liberarci dalla schiavitù delle monete-debito, ecc (vi risparmio il resto delle sciocchezze che si leggono sull'argomento).
Ebbene, Pizzarotti lo introduce a Parma, con la benedizione di Grillo, ovviamente.
Per il Sole 24 ore (vedi qui) si tratta di un banale buono sconto, come aveva spiegato Econoliberal, mentre su Italia oggi (vedi qui) la confusione regna sovrana: secondo il giornalista Giorgio Ponziano lo SCEC è una moneta alternativa, per il grillino Cristiano Casa "Non si tratta di una vera moneta locale" che sarebbe vietata, mentre "Pierluigi Paoletti,
consulente finanziario a titolo gratuito del sindaco di Parma" li definisce "una valuta locale".
La confusione sembra regnare sovrana e forse non è casuale: meglio far finta che un'operazione di marketing sembri una cosa diversa, capace di cambiare davvero le sorti economiche di una città.
14 settembre 2012
13 settembre 2012
Signoraggio.com
Ogni tanto, lo confesso, guardo signoraggio.com, giusto per vedere se mi insultano o per cercare qualche nuova invenzione della fantasia di qualche disperato alla ricerca di popolarità.
Ebbene, se guardate in questi giorni il mitico sito signoraggio.com troverete che è chiuso. Il famigerato mr P spiega che l'interesse è modesto e che quindi lui chiude il sito. A meno che... a meno che gli utenti del sito dicano che lo vogliono riaprire.
Per cui invita a rispondere alla domanda: volete riaprire il sito signoraggio.com?
Potete rispondere anche voi, mandando un'email con un sì, voglio che signoraggio.com riapra oppure un no, non voglio che riapra, nell'home page del sito di mr P.
Votate... e pensate a chi si diverte leggendo le baggianate altrui.
Ebbene, se guardate in questi giorni il mitico sito signoraggio.com troverete che è chiuso. Il famigerato mr P spiega che l'interesse è modesto e che quindi lui chiude il sito. A meno che... a meno che gli utenti del sito dicano che lo vogliono riaprire.
Per cui invita a rispondere alla domanda: volete riaprire il sito signoraggio.com?
Potete rispondere anche voi, mandando un'email con un sì, voglio che signoraggio.com riapra oppure un no, non voglio che riapra, nell'home page del sito di mr P.
Votate... e pensate a chi si diverte leggendo le baggianate altrui.
11 settembre 2012
Centrale del Latte di Genova & Alcoa
Alcoa. Simbolo di una crisi o forse di altro?
Per capire il caso Alcoa può essere utile prendere in mano un'altro caso, quello della Centrale del latte di Genova. Non è una vera e propria crisi, non c'è un'azienda che non vende abbastanza o non incassa i crediti e per questo decide di licenziare.
Invece, 63 lavoratori (più l'indotto) rischiano il licenziamento perchè la proprietà, i francesi di Lactalis che hanno acquistato Parmalat e con essa la società ligure, ha deciso di chiudere l'impianto di Genova e concentrare altrove la produzione.
Era già successo qualche anno fa, a Moretta, in provincia di Cuneo. Lo stabilimento che trattava il latte prodotto in zona e lo trasformava in formaggio venne acquistato da Lactalis insieme al marchio Invernizzi.
Lactalis decise allora di chiudere lo stabilimento cuneese e di concentrare la produzione in Lombardia, rifiutando ogni offerta per rilevare lo stabilimento. Lactalis non voleva avere concorrenti e ha preferito la chiusura alla vendita (paradossalmente in seguito lo stabilimento è stato riaperto e ha iniziato a lavorare per Parmalat...finendo di nuovo sotto il controllo di Lactalis).
A Genova pare ripetersi il caso di Moretta. Ci sono imprenditori disposti a comprare la Centrale del Latte genovese, ma Lactalis non sembra disposta a cederla e preferirebbe chiudere l'impianto e mandare tutti a casa.
La crisi della Centrale del latte nel suo piccolo è il simbolo di un paese che ha rinunciato alla politica industriale in nome del mercato che risolve tutto, non affronta il cambiamento entrando nel merito delle vicende aziendali ma si limita a intervenire sul contesto economico, e neppure si rende conto (come invece fa l'ottimo Marcello De Cecco vedi qui) che in tal modo le multinazionali riducono la concorrenza e tengono alti i prezzi, beffando Monti, che ha costruito la sua fama come commissario europeo alla concorrenza.
Alcoa sarà salvata, almeno si spera, ma forse più per ragioni politiche che per ragioni economiche. Ma che fine faranno le tante aziende che stanno chiudendo per scelta o per crisi, come la Centrale del Latte di Genova? Non lasciamoci ingannare dal caso Alcoa, soprattutto se dovesse andare a buon fine: in Italia manca da anni una politica industriale vera, quella che ha fatto della Germania il paese più ricco in Europa, e non saranno certo i liberisti al governo a cambiare le cose in pochi mesi.
Per capire il caso Alcoa può essere utile prendere in mano un'altro caso, quello della Centrale del latte di Genova. Non è una vera e propria crisi, non c'è un'azienda che non vende abbastanza o non incassa i crediti e per questo decide di licenziare.
Invece, 63 lavoratori (più l'indotto) rischiano il licenziamento perchè la proprietà, i francesi di Lactalis che hanno acquistato Parmalat e con essa la società ligure, ha deciso di chiudere l'impianto di Genova e concentrare altrove la produzione.
Era già successo qualche anno fa, a Moretta, in provincia di Cuneo. Lo stabilimento che trattava il latte prodotto in zona e lo trasformava in formaggio venne acquistato da Lactalis insieme al marchio Invernizzi.
Lactalis decise allora di chiudere lo stabilimento cuneese e di concentrare la produzione in Lombardia, rifiutando ogni offerta per rilevare lo stabilimento. Lactalis non voleva avere concorrenti e ha preferito la chiusura alla vendita (paradossalmente in seguito lo stabilimento è stato riaperto e ha iniziato a lavorare per Parmalat...finendo di nuovo sotto il controllo di Lactalis).
A Genova pare ripetersi il caso di Moretta. Ci sono imprenditori disposti a comprare la Centrale del Latte genovese, ma Lactalis non sembra disposta a cederla e preferirebbe chiudere l'impianto e mandare tutti a casa.
La crisi della Centrale del latte nel suo piccolo è il simbolo di un paese che ha rinunciato alla politica industriale in nome del mercato che risolve tutto, non affronta il cambiamento entrando nel merito delle vicende aziendali ma si limita a intervenire sul contesto economico, e neppure si rende conto (come invece fa l'ottimo Marcello De Cecco vedi qui) che in tal modo le multinazionali riducono la concorrenza e tengono alti i prezzi, beffando Monti, che ha costruito la sua fama come commissario europeo alla concorrenza.
Alcoa sarà salvata, almeno si spera, ma forse più per ragioni politiche che per ragioni economiche. Ma che fine faranno le tante aziende che stanno chiudendo per scelta o per crisi, come la Centrale del Latte di Genova? Non lasciamoci ingannare dal caso Alcoa, soprattutto se dovesse andare a buon fine: in Italia manca da anni una politica industriale vera, quella che ha fatto della Germania il paese più ricco in Europa, e non saranno certo i liberisti al governo a cambiare le cose in pochi mesi.
09 settembre 2012
Eurovegas
Scusate la lunga assenza, eccomi tornato con una notizia che non so se è arrivata in Italia ma che qui sta destando un forte dibattito.
Il magnate dei casinò, Sheldon Adelson, ultimamente sta negoziando con il governo spagnolo un'investimento di enorme portata che secondo alcune stime, se avrà successo, potrebbe dimezzare da solo il tasso di disoccupazione madrileno e dare quindi una grossa mano all'economia spagnola in gravi difficoltà.
Il problema sono le richieste di Adelson, che mettono la politica spagnola (e quindi il PP avendo la maggioranza assoluta in parlamento, ed in mano le amministrazioni locali dove avverrebbe il tutto), di fronte ad una decisione di portata storica.
Si creerebbe di fatto una cittadella a se stante in cui non esistano contratti collettivi, statuto dei lavoratori, leggi antitabacco e antialcolismo, leggi sulla prostituzione, obblighi di versare contributi alla Seguridad Social (l'inps), regimi fiscali d'alcun tipo, limiti sull'utilizzo del suolo, niente di niente, insomma: un'azienda al di sopra della legge.
Questa è la pretesa di Adelson per questo mega-investimento (che in realtà inizierebbe con un piccolo casinò, che si amplierebbe man mano se le cose andessero bene, quindi non è nemmeno sicura questa manna dal cielo di 261.000 posti di lavoro!).
Per quel che mi riguarda sarebbe la morte dello Stato. Sarebbe il definitivo passaggio di potere della sovranità nazionale dello Stato moderno nelle mani delle grandi multinazionali.
Centinaia di migliaia di posti di lavoro in cambio di uccidere lo Stato, questa la proposta. La Spagna dovrà dimostrare quanto è importante il valore del rispetto del diritto del lavoro, della Costituzione, dello Stato di diritto, rinunciando ad un maxi-progetto nel momento di maggior difficoltà. Lo farà? Se si, tanto di cappello. Se no, sarebbe un precedente veramente inquietante.
Tutti i partiti d'opposizione (dal PSOE a IU a PNV) stanno già gridando battaglia. L'unico partito che invece ha in mano le sorti della questione, il PP, si sta mostrando invece sempre più ben disposto, come si può leggere nei link più in alto.
Il magnate dei casinò, Sheldon Adelson, ultimamente sta negoziando con il governo spagnolo un'investimento di enorme portata che secondo alcune stime, se avrà successo, potrebbe dimezzare da solo il tasso di disoccupazione madrileno e dare quindi una grossa mano all'economia spagnola in gravi difficoltà.
Il problema sono le richieste di Adelson, che mettono la politica spagnola (e quindi il PP avendo la maggioranza assoluta in parlamento, ed in mano le amministrazioni locali dove avverrebbe il tutto), di fronte ad una decisione di portata storica.
Si creerebbe di fatto una cittadella a se stante in cui non esistano contratti collettivi, statuto dei lavoratori, leggi antitabacco e antialcolismo, leggi sulla prostituzione, obblighi di versare contributi alla Seguridad Social (l'inps), regimi fiscali d'alcun tipo, limiti sull'utilizzo del suolo, niente di niente, insomma: un'azienda al di sopra della legge.
Questa è la pretesa di Adelson per questo mega-investimento (che in realtà inizierebbe con un piccolo casinò, che si amplierebbe man mano se le cose andessero bene, quindi non è nemmeno sicura questa manna dal cielo di 261.000 posti di lavoro!).
Per quel che mi riguarda sarebbe la morte dello Stato. Sarebbe il definitivo passaggio di potere della sovranità nazionale dello Stato moderno nelle mani delle grandi multinazionali.
Centinaia di migliaia di posti di lavoro in cambio di uccidere lo Stato, questa la proposta. La Spagna dovrà dimostrare quanto è importante il valore del rispetto del diritto del lavoro, della Costituzione, dello Stato di diritto, rinunciando ad un maxi-progetto nel momento di maggior difficoltà. Lo farà? Se si, tanto di cappello. Se no, sarebbe un precedente veramente inquietante.
Tutti i partiti d'opposizione (dal PSOE a IU a PNV) stanno già gridando battaglia. L'unico partito che invece ha in mano le sorti della questione, il PP, si sta mostrando invece sempre più ben disposto, come si può leggere nei link più in alto.
08 settembre 2012
Moneta elettronica sopra i 50 euro: alcune considerazioni
Il Governo ha recentemente fato trapelare alcune notizie riguardanti alcune innovazioni dal punto di vista della diffusione della moneta elettronica.
Le ragioni sono presto spiegate: nel 1981 l’evasione fiscale in Italia ammontava a circa 28mila miliardi. Una cifra equivalente al 7-8% del Prodotto interno lordo. Trent’anni dopo, secondo il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, questa quota è salita fra il 16,3% e il 17,5% del Pil. Per un totale che oscilla fra i 255 e i 275 miliardi di euro. Porre un rimedio a questo vero e proprio dissanguamento per le casse dello Stato è qualcosa che ogni Governo sano di mente dovrebbe affrontare.
Il mezzo migliore per arrivare a questo obiettivo è contrastare il sistema di incentivi che stanno dietro all'uso del denaro contante, che tutti conosciamo.
Questo tipo di proposta è già stato affrontato dal Governo Monti, quando si trattò di abbassare l'asticella dell'importo minimo per la tracciabilità delle transazioni, che venne infatti ridotto da 5000 € a 1000 €, con tutta una serie di proteste, tra cui quella dei forconi (per chi avesse la memoria corta... Ah si, ho fatto mia la massima andreottiana del "a pensar male si fa peccato, ma..."). In seguito ci fu un'ottima dimostrazione di buone intenzioni da parte del Governo, per agevolare il più possibile i cittadini, con servizi studiati ad hoc che son stati ad esempio visibili alle Poste, con la creazione di apposite card per l'accredito della pensione. Sembrerà inutile nel marasma di offerte di quel tipo, ma personalmente l'ho apprezzato, visto che viviamo in un paese in cui di norma si viene obbligati a far qualcosa senza essere quasi mai messi nelle condizioni per adempiervi.
Una domanda legittima che ci possiamo porre è: altri paesi hanno imboccato questa strada, oppure siamo dei mentecatti noi?
Ebbene, come si potrà leggere qui e qui, la civilissima Svezia ha deciso di dare un colpo mortale al contante. Dai dati che si possono leggere negli articoli, solo più il 3% delle transazioni svedesi avviene col contante. Altro dato interessante è quello riguardante il trasporto pubblico, che viene menzionato e che non prevede più alcun sistema di pagamento con i cash (contanti).
Quello che mi ha spinto a occuparmi della materia è proprio la sua nascita nell'ambito del trasporto locale. Avevo avuto già indicazioni riguardanti l'effetto "traino" dei trasporti leggendo alcune informazioni sulla città di Hong Kong, con la Octopus Card. Questa non è altro che una card con un borsellino elettronico (come è più in uso corrente da noi), ricaricabile, nata per il trasporto locale, ha visto il suo circuito estendersi enormemente con l'affiliazione al proprio circuito di convenience stores, supermarket, ristoranti e fast-food, parchimetri, parcheggi, ecc. Piccolo segno anche di come da un'idea di business, nata per un contesto (quello del trasporto), sia stata la base per l'espansione economica di molte altre imprese anche molto diverse tra loro. Ci potrebbe essere qualcuno in dubbio circa la praticità dello strumento, specie per una popolazione anziana. Ma anche in questo caso i dati sembrano andare in direzione opposta, visto che, cito testualmente, il 95% della popolazione tra i 16 ed i 65 anni fa uso di quello strumento. Tenetelo a mente la prossima volta che sentirete qualcuno dire "come posso farlo capire ai miei genitori? Son persone di una certa età...". Anzi, cercate di far capire, in tale sede, la differenza che passa tra "anziano" e "ritardato", perché parrebbe essere quello il vero significato attribuito all'umana senilità.
Detto questo, considerando che nelle ambizioni del Governo si parla di tempi mediamente lunghi (segno di serietà, sia chiaro), al luglio 2013 (periodo in cui ci sarà un altro Governo a prescindere), credo sarà molto difficile vedere applicata questa, sia pur civile, disposizione, per cui possono mettersi il cuore in pace i milioni di evasori-grandi elettori del partito dell'evasione fiscale, che coincide con quello della spesa pubblica illimitata (più facile indebitare tutti, poi, che riscuotere efficientemente, ora), che coincide con una maggioranza trasversale fatta di ex DC ed ex PSI (per la maggiore), tutti confluiti sotto i colori di un soggetto, con uno strano concetto della bontà d'animo, che continuerà a tediarci ancora per un po'...
07 settembre 2012
Il Direttore Generale di Bankitalia, ente di diritto pubblico
E' di ieri la notizia della riconferma del Direttore Generale di Banca d'Italia, istituto di diritto pubblico incaricato di adempiere alla politica monetaria nel nostro paese, tra cui l'emissione di moneta.
Secondo alcuni teorici del complotto, essa sarebbe una società privata, con addirittura degli "azionisti" e quindi andrebbe preso in mano il Codice Civile, articoli 2325 e seguenti.
In realtà, come ben sanno i frequentatori di questo blog, la nostra banca centrale, come le altre omologhe europee, sono tutte pubbliche, sia pur con alcune differenziazioni, frutto delle diverse esperienze storiche vissute nei vari paesi.
Che cosa possiamo trarre dalla notizia dell'avvenuta riconferma del Direttore Generale Saccomanni? Una informazione molto preziosa: se fosse vera l'affermazione per cui la nostra BC sia una società privata, l'organismo di nomina dovrebbe essere un Consiglio di Amministrazione (si badi, così denominato, è un obbligo di legge).
Invece che cosa possiamo leggere nella notizia, passata un po' sottotono, a causa dello scarso interesse che essa suscita nelle menti poco esperte di quasi tutti i giornalisti del panorama italiano?
La Stampa di ieri, ne riportava la notizia in un trafiletto in piccolo a pagina 3, riportando alcune informazioni, tra cui il fatto che ricopre il ruolo dal 2006. Il suo curriculum è di tutto rispetto: laurea alla Bocconi, ha iniziato a lavorare in Bankitalia nel 1967. In qualità di direttore generale è membro del Direttorio della Banca d’Italia e guiderà l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni che sostituirà l’Isvap.
Ma la nomina è la parte più interessante, essendo la Banca un ente di diritto pubblico (art. 1 dello Statuto, quindi non un'oscura e aleatoria disposizione finale scritta in giuridichese), poiché proveniente nientepopodimeno che dal Consiglio dei Ministri!
(per i complottisti che non saranno caduti in catalessi, spiegherò anche la procedura seguita)
La notizia dell'avvenuta nomina è emersa nel comunicato finale del Consiglio dei Ministri che si è riunito il giorno 5. Su proposta del Presidente del Consiglio (dov'è il CdA?), Mario Monti, è stato approvato il rinnovo del mandato del direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, a seguito della deliberazione del Consiglio Superiore dell’Istituto di Via Nazionale, con decorrenza 2 ottobre 2012 e per un periodo di sei anni.
Ma come, allora la Banca ha potuto dire la sua, visto che si accenna al Consiglio Superiore della banca. Certo, ma è proprio questa la funzione del consiglio, ovvero l'indicazione del DG agli organi pubblici preposti. C'è un obbligo da parte del Consiglio dei Ministri di ascoltare le indicazioni del Consiglio Superiore? Assolutamente no!
C'è un obbligo di motivazione dell'atto? Essendo legato a ragioni squisitamente politiche, visto l'organo competente, di nuovo, assolutamente no!
Ma allora, quanto contano i partecipanti, se potrebbero vedersi sovvertita anche la decisione della scelta del DG, unico potere di un certo rilievo che lo statuto attribuisce loro? Per rispondere citerò il caro Keynes che ebbe modo di affrontare un discorso simile ai partecipanti privati della Bank of England: è un “caso di istituzione che teoricamente è di proprietà assoluta di alcune persone private” ma che “non vi è classe di persone nel Regno quanto i suoi azionisti cui il governatore della Banca d'Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica”. E considerate che là sono denominati proprio "azionisti", da noi quel termine sarebbe privo di significato, perché son già considerati in modo diverso.
05 settembre 2012
Inutilità al quadrato...
Oggi voglio parlare di un vero e proprio colpo di genio governativo: la srl con capitale di un euro!
Già alcuni miei clienti mi stanno iniziando a telefonare per costituirne una e pazientemente cerco di spiegare le fregature insite, che ricapitolo qui di seguito:
1. Quando costituisco una società "normale" devo versare il capitale sociale, il minimo per una srl è 1/4 del minimo, cioè 2.500 Euro. Dopo che la società è stata iscritta al registro imprese dal notaio rogante, li posso riprendere e metterli nel c/c della società. Ora, se verso un euro, con cosa inizio a lavorare? Probabilmente per comprare telefono, pagare affitto e mobili i soci dovranno fare un finanziamento soci, ma ciò è equivalente a versare il capitale sociale, con la sola differenza che i soci possono riprenderselo quando ci sono disponibilità!
Infatti, a differenza di come molti credono, il capitale sociale non deve stare fermo nella società in "garanzia" per i creditori, ma può essere tranquillamente speso in bagordi senza che accada nulla.... quasi nulla, come vedremo più avanti!
2. Perché se ho meno di 35 anni non devo pagare il notaio? Il lavoro per il notaio è esattamente lo stesso e non è che gli over 35 siano la fetta di popolazione "ricca" del paese....
3. Il codice civile dice che se una società ha una perdita di oltre 1/3 del capitale sociale (art. 2446 c.c.) i soci devono ricapitalizzarla. Questo è uno dei motivi per cui le società "normali" hanno capitali a volte di centinaia di migliaia di Euro (o riserve disponibili per tali ammontari). Se ho una società con un capitale sociale di 1 Euro, basta una perdita di 40 centesimi per costringermi ad andare dal notaio (con i costi conseguenti) e ricapitalizzarla.
4. Qui potete vedere lo statuto. Come potete vedere si tratta di UNA pagina (UNA).
Lo statuto dell'ultima srl che ho costituito era di 25 pagine!!
Come si può vedere nulla è specificato in merito a quorum assembleari, liquidazione, assemblee ordinarie o straordinarie ecc. ecc.
E questi, per esperienza, sono i punti dove di solito si litiga e che alimentano lunghi e costosissimi contenziosi.
5. Non vedo la differenza tra questa società e una società di persone. A cosa serve una srl se poi le banche chiedono fideiussioni personali per qualunque cosa? Allora tanto vale fare una s.a.s. e tanti saluti!
Personalmente credo sia solo una trovata pubblicitaria che verrà invece utile per le truffe e i raggiri e per tutti gli imbroglioni e i banditi che - ahimé - popolano il mondo imprenditoriale....
04 settembre 2012
L'IVA in discoteca
Se entrate in un bar e ordinate una birra, pagate l'IVA del 21%. Se entrate in una discoteca e chiedete la stessa birra, l'aliquota IVA non è certa.
E' del 21% se la discoteca ti obbliga a pagare un biglietto che comprende la consumazione, ma è ridotta se la consumazione non è obbligatoria.
Così basta che un gestore di discoteca dichiari che la consumazione non è obbligatoria e ... il gioco è fatto, se nessuno controlla. Emette lo scontrino, senza destare sospetti, ma è un'IVA più bassa.
Sembra una norma fatta apposta per favorire l'evasione.
03 settembre 2012
Pensierino su Angela Merkel
Angela Merkel ha dichiarato, a un evento in Baviera, che negli ultimi 5 anni i mercati non hanno servito il popolo permettendo a pochi di arricchirsi a spese di molti, concludendo che sono si può permettere ai mercati di distruggere i frutti del lavoro della gente.
Finalmente, vien da dire. Certo se la signora Cancelliera davvero pensa che i mercati devono essere al servizio del popolo e dei governi, c'è da essere preoccupati. Molto preoccupati. O forse è meglio riderci sopra, constatando l'incredibile ingenuità del Merkel-pensiero?
Finalmente, vien da dire. Certo se la signora Cancelliera davvero pensa che i mercati devono essere al servizio del popolo e dei governi, c'è da essere preoccupati. Molto preoccupati. O forse è meglio riderci sopra, constatando l'incredibile ingenuità del Merkel-pensiero?
Tasse pasticciate
Qualche giorno fa il ministro Balduzzi ha annunciato un'imposta sulla fabbricazione di bibite che contengono zucchero e sugli alcolici. Circa 7 centesimi al litro per le bevande zuccherate, 50 per gli alcolici.
Subito sono arrivate dichiarazioni di fuoco da tutti gli schieramenti, contrari a un'imposta il cui scopo doveva essere quello di raccogliere qualche centinaio di milioni destinati a migliorare l'assistenza sanitaria.
Come sempre in questi casi c'è chi sollevato il dubbio che la norma fosse incostituzionale e chi ha accusato di moralismo il governo, che vorrebbe entrare nella vita delle persone per decidere cosa ciascuno di noi dovrebbe mangiare o bere.
E' un argomento strumentale, visto che siamo soggetti a norme e imposte istituite anche per indurci a fare o non fare qualcosa, che testimonia di un certo fastidio per l'ennesima imposta poco gradita.
Stupisce che Balduzzi e con lui il governo si espongano a queste brutte figure, proponendo interventi destinati a sollevare l'opposizione di molti, in Parlamento, oppure a produrre effetti limitati, come succede con l'imposta sullo stazionamento nei porti delle barche.
E' un'imposta inventata a dicembre, quando era necessario trovare molti soldi per tranquillizzare i mercati finanziari che avevano fatto salire lo spread alle stelle. Doveva tassare chiunque attraccasse in un porto italiano in proporzione alle dimensioni degli scafi, ma alla fine s'è trasformata in una tassa sul possesso delle barche. Soggetti, dunque, solo gli italiani, che spesso intestano lo yacht a società di paradisi fiscali.
Risultato? Poche entrate e barche in fuga per paura. Il settore, già in crisi, ha visto calare gli arrivi nei porti e la domanda di barche di varie dimensioni, anche perché la finanza non ha mancato di controllare i proprietari.
Dunque perchè si inventano queste tasse pasticciate, che portano pochi soldi nelle casse statali e creano un danno, indebolendo la domanda di beni (le barche) e servizi (l'attracco nei porti)? Solo incapacità dei tecnici o anche questo governo, come il precedente, punta molto sull'effetto annuncio, cercando di convincere i mercati che le entrate fiscali saranno elevate, salvo poi cedere alle pressioni di chi si oppone a imposte controproducenti o impopolari?
Subito sono arrivate dichiarazioni di fuoco da tutti gli schieramenti, contrari a un'imposta il cui scopo doveva essere quello di raccogliere qualche centinaio di milioni destinati a migliorare l'assistenza sanitaria.
Come sempre in questi casi c'è chi sollevato il dubbio che la norma fosse incostituzionale e chi ha accusato di moralismo il governo, che vorrebbe entrare nella vita delle persone per decidere cosa ciascuno di noi dovrebbe mangiare o bere.
Stupisce che Balduzzi e con lui il governo si espongano a queste brutte figure, proponendo interventi destinati a sollevare l'opposizione di molti, in Parlamento, oppure a produrre effetti limitati, come succede con l'imposta sullo stazionamento nei porti delle barche.
E' un'imposta inventata a dicembre, quando era necessario trovare molti soldi per tranquillizzare i mercati finanziari che avevano fatto salire lo spread alle stelle. Doveva tassare chiunque attraccasse in un porto italiano in proporzione alle dimensioni degli scafi, ma alla fine s'è trasformata in una tassa sul possesso delle barche. Soggetti, dunque, solo gli italiani, che spesso intestano lo yacht a società di paradisi fiscali.
Risultato? Poche entrate e barche in fuga per paura. Il settore, già in crisi, ha visto calare gli arrivi nei porti e la domanda di barche di varie dimensioni, anche perché la finanza non ha mancato di controllare i proprietari.
Dunque perchè si inventano queste tasse pasticciate, che portano pochi soldi nelle casse statali e creano un danno, indebolendo la domanda di beni (le barche) e servizi (l'attracco nei porti)? Solo incapacità dei tecnici o anche questo governo, come il precedente, punta molto sull'effetto annuncio, cercando di convincere i mercati che le entrate fiscali saranno elevate, salvo poi cedere alle pressioni di chi si oppone a imposte controproducenti o impopolari?
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