04 giugno 2010

Gli sprechi che non si tagliano

Guardate questo video. Un acquazzone e centinaia di carabinieri fuggono alla ricerca di un riparo.

Ma cosa stavano facendo questi dipendenti pubblici? Preparavano la celebrazione del 196° anniversario della fondazione dell'Arma dei Carabinieri.

Non il 200°, no, il 196°, che è uguale al 195° e al 194° e al 197°.

Ogni anno si celebra la fondazione dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, delle varie armi delle forze armate e chi più ne ha più ne metta. Non importa se il 181° anniversario è solo routine e non c'è alcun significato particolare. Lo si celebra e basta.

Poi ci sono altre varie parate, come quella del 2 giugno. Un'assurdità, perchè il 2 giugno è il giorno del referendum che ha deciso la fine della monarchia e la trasformazione dell'Italia in una Repubblica.

Come celebrarlo? L'Italia non ha molte vittorie militari di cui andare orgogliosa, e così si fanno marciare migliaia di militari in un giorno che non c'entra con le forze armate.

Con tanto di prove, e gente a cavallo o in auto, con i fucili, gli sci, le jeep, i carri armati e, in cielo, le frecce tricolori, che costano, solo di carburante, una cifra incredibile.

Migliaia di ore di lavoro perse da chi dovrebbe difendere gli italiani da pericoli vari e invece diventa per qualche giorno, senza volerlo, un lavoratore dello spettacolo, impegnato a cantare l'inno o a suonare la tromba correndo.

Sarebbe un bel segnale abolire la celebrazione del 196° anniversario della fondazione dei Carabinieri, e anche dei successivi, saltando al 200°, per poi fissare le celebrazioni ogni 5 o, meglio ancora, 10 o 25 anni.

Se potessimo immaginare i Carabienieri impegnati a correre dietro ai delinquenti e non a fuggire dalla pioggia, i tagli, i sacrifici e le manovre avrebbero un altro sapore. Meno amaro.

02 giugno 2010

Le cretinate di MISTERO, oltre ogni demenza


Per salvare la Grecia dalla crisi, la comunità europea deve stampare 500 miliardi di euro. Chi stampa queste banconote?
Incomincia così la puntata di MISTERO, andata in onda ieri sera su reti Mediaset. Conscio del fatto che tutto ciò che si è detto è solfa già conosciuta, purtroppo, e che ogni ulteriore parola spesa è fatta solo a titolo sportivo, dal momento che alcune cretinate e demenze, mi si passino i termini, meriterebbero solo indifferenza, vediamo se c'è qualche interessante novità nel panorama nazionale del complottismo signoraggista.
Titolo del segmento: "Chi guadagna con i nostri soldi?" ci guadagna chi li riceve, solitamente con la cessione di un servizio o prodotto. E' questo il concetto, perlomeno in ambito finanziario. Si susseguono le già trattate immagini di Zeitgeist.
La puntata prosegue con un filmato già conosciuto in rete, di un certo Adam Kadmon. Racconta le solite cose: stampando banconote "a debito" il debito pubblico sale senza poter essere mai saldato. Parte un filmato con l'immancabile buonanima di Giacinto Auriti, professore della Facoltà di Giurisprudenza di Teramo. Il presentatore intervista l'avvocanto Pimpini, discepolo di Auriti:

Il prof. Auriti ha sostituito la moneta di banca con una moneta di popolo, che era di proprietà di chi l'aveva in tasca.

Bene, allora perchè l'avvocato non cerca di provare, anche giuridicamente, il fatto che la banconota di 50 euro, che al momento è nella mia tasca, non sia mia?
Ma, meno ingenuamente, chi afferma che la monete è "prestata" o "venduta"? Esiste qualche manuale o testo in materia che afferma qualcosa di simile? Come già abbiamo risposto in precedenza, le banconote non sono affatto vendute. Sono immesse in circolo un pò come l'acqua che viene immessa, in un'auto, nel circuito di raffreddamento, e lì circola per raffreddare il motore. Quindi l'esimio avvocato può tranquillamente mettersi l'anima in pace e pensare ad arrovellarsi con altri problemi esistenziali.

Perchè lo stato si ribella quando noi stampiamo i nostri soldi? Domanda il presentatore.

Perchè non si può stampare moneta come ci gira la testa, la base monetaria solitamente aumenta al crescere della produzione e delle economie. Se la produzione di moneta è troppa c'è il rischio che l'economia funzioni peggio del previsto (un pò come succede se l'acqua è poca nel radiatore): creando troppa moneta c'è troppo credito. I soldi prestati servono ad acquistare più beni e servizi e l'eccesso di domanda fa salire i prezzi.
Quali sono secondo l'avvocato Pimpini le soluzioni a queste inesistenti problematiche? Ascoltatele dal video, e poi ditemi se non sono comiche. Non so voi, ma io non acquisterei nemmeno un'auto usata da questo tipo.

Le cretinate colossali si susseguono: JFK e Lincoln furono assassinati perchè furono gli unici a tentare di restituire la moneta al popolo facendola stampare direttamente dal governo invece che dalla Federal Reserve. Tralascio una possibile risposta. E' più credibile che io sia stato rapito e violentato da un alieno.
Poi il presentatore con lo strano uso della pronuncia italiana si dirige da David Icke, uno dei principali complottisti mondiali, per altri chiarimenti sul signoraggio, un pò come se andassi da Pacciani per fargli qualche domanda sulla medicina ginecologica.
Come già ricordato nel post sulle tesi di laurea, Icke in alcuni spettacoli sosteneva che l'intera umanità è governata da alcuni serpentoni poco gentili. Bhè, una fonte altamente scientifica direi. Di seguito ecco cosa, in soldoni, afferma Icke nel video: una banda di Illuminati controlla tutte le banche e tutta l'economia fin nei minimi dettagli e quindi anche la borsa, la maggiorparte del denaro non esiste perchè è solo "elettronico", sulla banconota del dollaro c'è l'antico simbolo degli illuminati e quindi è una evidenza circa coloro che controllano tutto, il denaro non esiste se non nel pensiero, le banche creano a loro piacimento soldi elettronici "dal nulla", gli interessi sono un mercato di controllo e un mezzo per creare debiti che durano per sempre, le crisi economiche sono create appositamente per poi arrivare a giustificare la creazione di una banca unica e di un'unica valuta mondiale.
La chiusa è affidata alla suggestiva perla di Tremonti al TG1.

In conclusione niente di nuovo, con la variante fondamentale, però, che queste cretinate vengono trasmesse in prime time su una tv generalista.

Parafrasando un recente Massimo D'Alema, unica cosa che, a questo punto, mi vien da dire è: "Andate a farvi fottere".

31 maggio 2010

Quanto versa Bankitalia allo Stato?

Oltre un miliardo di euro, come risulta dal bilancio presentato oggi (si veda pag. 63), contro circa 60 milioni ai partecipanti del capitale della banca centrale. A questi soldi si aggiungono altri 940 milioni circa di IRE, IRAP e altre imposte, per un totale di quasi 2 miliardi.

Ancora una volta l'attività della Banca è pubblica e appare chiaro che, anche se oltre il 90% delle quote è in mano ai privati, questi non contano molto. Hanno le quote, ma l'utile finisce allo Stato, con buona pace di chi racconta le bufale sul signoraggio.

D'altronde lo aveva scritto nel 1936 John Maynard Keynes: "E' quasi esatto asserire che non vi è classe di persone nel Regno [Unito] quanto i suoi azionisti cui il governatore della Banca d'Inghilterra pensi di meno quando decide circa la sua politica I suoi diritti, oltre al dividendo convenzionale, sono già discesi fin quasi a zero" Keynes, Teoria generale, Utet 2005, pag. 128

30 maggio 2010

Facciamoci qualche risata: il signoraggio in tv


Dopo essersi occupato (all'apparenza in modo serio) di ogni bufala, martedì (ore 21) il programma Mistero su Italia1 si occuperà di signoraggio.

Io ve lo dico, ma che nessuno muoia dal ridere, mi raccomando! Non vorrei avervi sulla coscienza... già la mia coscienza deve fare i conti con i miliardi di euro del signoraggio che ogni mese tutte le banche centrali mi versano...

Risparmi ed illusioni

Spesso i giornali riportano notizie che spiegano quanto costa un'auto blu o un giorno di ricovero di un paziente in ospedale per un'appendicectomia. Il suggerimento, tra le righe, è di tagliare certe spese inutili: un giorno in meno in ospedale vuole dire 500 euro in meno di spese. Un pò di auto blu in meno e .. si salva il bilancio di una regione. Se si eliminassero le province, suggerisce qualcuno, si risparmierebbero 15-20 miliardi. In pratica l'1% del PIL.

Ma non è proprio così. Un esempio ce lo offre questo articolo di Alberto Statera, che racconta di un consigliere regionale che ha deciso di rinunciare all'auto blu. Una scelta meritoria? Non proprio. Infatti il consigliere ha diritto a oltre 3000 euro al mese di rimborso spese senza che la sua rinuncia comporti grossi benefici per le casse regionali. Non si può infatti licenziare l'autista nè rinunciare a un'auto acquistata in leasing o affittata.

E lo stesso vale per altre spese. Rinunciare a una provincia vuol dire certo risparmiare, ma certo non ci si può fare illusioni: le spese più importanti come quelle per gestire le strade o per la manutenzione delle scuole non scompaiono se si elimina la provincia.

Quando i giornali pubblicano i costi di un certo servizio, di solito indicano il costo medio di un singolo bene acquistato o di servizio offerto dalla pubblica amministrazione. Non dicono che una parte dei costi sostenuti per prestare il servizio non si può eliminare se si riducono le prestazioni al pubblico: si può chiudere un ospedale ma non per questo si licenzia il personale che ci lavora.

Dire che un giorno in ospedale costa 500 euro senza spiegare che buona parte di quella somma è fatta di costi non eliminabili, vuol dire illudere chi legge. E dimostrare poca conoscenza dell'economia. A volte pure ignorando che il risparmio (vedi l'auto blu del consigliere regionale veneto) non c'è proprio, anzi si spende di più.

27 maggio 2010

Ideologia e macelleria

Commentando i provvedimenti con cui si cerca di rimettere a posto i conti pubblici, il presidente del Consiglio ha spiegato che in Italia si spende troppo. Argomento ripreso dalla presidente di Confindustria il giorno dopo.

Insomma solo tagli alle spese, causa dei dissesti, per governo che darà meno soldi a regioni e comuni. Se non bastano possono sempre aumentare le imposte locali. L'importante è che non lo faccia l'esecutivo che ha promesso di non aumentare le imposte.

In questi giorni però il Fondo Monetario Internazionale dice che la spesa non è la causa dei deficit eccessivi degli stati, da attribuirsi invece al crollo delle entrate, come riporta Paul Krugman sul Sole 24 Ore.

Lo studio del FMI sostiene che gli interventi a sostegno dell'economia hanno sì aumentato la spesa, ma anche le entrate fiscali. E' la stessa cosa scritta da me qualche mese fa parlando di incentivi-auto: gli incentivi si ripagano, creano occupazione, riducono le spese per gli aiuti pubblici (cassintegrazione, assegni di disoccupazione, prepensionamenti,ecc) e fanno salire le entrate pubbliche.

Ma allora perchè Governo e Confindustria sostengono che è colpa delle spese eccessive e non cercano di stimolare la domanda?

Le ragioni sono due. Da un lato per motivi ideologici. Hanno sempre sostenuto che le imposte vanno sempre diminuite e non possono contraddirsi. Inoltre appartengono alla scuola economica che non crede negli stimoli alla domanda e dunque non possono fare cose a cui non credono.

Dall'altro è in atto una profonda trasformazione del sistema produttivo, con effetti disastrosi per molti. Vera e propria macelleria sociale giustificata dalla necessità di conti economici in rosso.

Fiat, ad esempio, sta per chiudere lo stabilimento di Termini Imerese e ha fallito, negli scorsi anni, nel progetto di rilancio di Pomigliano d'Arco, dove ha incontrato molti problemi con i lavoratori. Adesso vuole produrre nello stabilimento campano la Panda, ma alle sue condizioni.

Fiat può spiegare che lo stabilimento di Termini Imerese va chiuso comunque e che a Pomigliano sarebbe necessario cambiare registro anche se i conti fossero positivi. Ma in molti non ne vorrebbero sapere. Direbbero che si deve tenere aperto lo stabilimento siciliano. E così cosa fa? Rifiuta gli incentivi e usa la cassa integrazione per portare avanti i suoi progetti. Per la felicità del governo, i cui esponenti non impazziscono di gioia all'idea di aiutare grandi imprese e operai.

26 maggio 2010

Il finto problema dei soci di Bankitalia

Sul sito di Beppe Scienza (vedi qui) ho trovato questa osservazione:

Banca d'Italia: finalmente sono pubbliche le quote e i voti dei proprietari della Banca d'Italia, definiti "enti partecipanti al capitale", quando tale qualifica può valere per l'Inps e l'Inail, non certo per banche che sono normali società per azioni: vedi il relativo elenco.
Fino al 2006 la Banca d'Italia teneva tali informazioni il piú nascoste possibile e divennero note solo perché individute e poi pubblicate da R & S - Ricerche & Studi dell'ufficio studi di Mediobanca, diretto da Fulvio Coltorti: si veda per esempio le percentuali possedute nel 2005.


Sembra esserci un pò di mistero.
Scienza dice che le banche sono normali società per azioni e solo nel 2005 s'è saputo chi fossero gli azionisti grazie all'ufficio studi di Mediobanca.

Eppure Bankitalia non è una banca qualunque. E come tale non è una società per azioni, come dimostra anche questa sentenza della Cassazione (vedasi pagina 6).

Primo mistero risolto.

Poi l'elenco, oggi pubblico, è stato ottenuto dall'ufficio studi di Mediobanca in un modo assai semplice: spulciando i bilanci. Dunque cosa c'è di misterioso? Bastava prendere i bilanci e andare a leggere.

Anche senza far parte di un prestigioso ufficio studi bastava cercare i bilanci e leggerli.

Alcuni sono disponibili on line da molti anni.

Ad esempio nel bilancio del Banco di Sicilia del 2000 (vedi qui) si legge che il Banco possedeva il 6,343% della Banca d'Italia.

Ben più interessante è il bilancio del 2000 di Unicredit Group. A pag. 220 (222/339 nella numerazione del documento in formato pdf) di questo documento si trovano le quote (oltre il 10% in totale) possedute dalle nove controllate.

La quota del Monte dei Paschi, bilancio 2002, è a pagina 108 di questo documento.

E pure nel bilancio della piccola Cassa di Risparmio di San Miniato del 2000 (vedi qui) si trova a pag. 141 l'indicazione della quota.

L'ufficio di Mediobanca ha spulciato i bilanci, ma avrebbe potuto farlo chiunque in qualunque anno.

Secondo mistero risolto.



25 maggio 2010

Meglio tardi che mai


Anche Corrado Passera, amministratore delegato di IntesaSanPaolo, scopre che il mercato non funziona come in molti credono.

Meglio tardi che mai!

ROMA (MF-DJ)--"Alcuni assunti culturali macroeconomici non erano veri", come ad esempio l'assunto secondo cui "il mercato si autoregola". Proprio da quegli assunti "sono discese norme sbagliate" che hanno condotto alla crisi economica. "Le ideologie sono scorciatoie al senso critico. Ci sono sistemi concettuali totalizzanti. Adesso possiamo costruire il futuro senza vincoli di ideologie. Noi, per la prima volta, possiamo costruire il futuro senza vincolo di destinazione".

Lo ha spiegato il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, nel corso del suo intervento al Career Day organizzato dall'universita' Luiss Guido Carli a Roma, aggiungendo che "alcuni Paesi che hanno adottato regole giuste, come l'Italia, non hanno avuto problemi, ma in altri Paesi i controlli sono saltati. In questi Paesi, gli Stati hanno dovuto salvare le banche con un'enormita' di soldi. Intesa Sanpaolo non ha invece aggravato il debito pubblico italiano". ste stefania.spezzati@mfdowjones.it

(END) Dow Jones Newswires

23 maggio 2010

Euro 2016: il carro davanti ai buoi



















Il governo lo scorso anno ha spiegato che l'economia avrebbe tratto enorme beneficio dal piano-casa. Più libertà di cambiare, aggiungere una veranda o buttare giù un muro era la ricetta.

Risultati? Pare nessuno.

Lo stesso governo vorrebbe gli Europei 2016, anche se non pare abbia fatto molto per aggiudicarseli, come spiega Fulvio Bianchi (vedi qui).

Non è solo una questione politica. Non si tratta solo di andare in giro per l'Europa a convincere gli altri paesi che l'Italia è il luogo migliore per organizzare i campionati europei.

C'è un'altra questione più concreta e banale: in Italia mancano gli stadi adatti a organizzare una manifestazione europea. A contarli sono forse 2-3. L'Olimpico di Roma e il futuro stadio della Juventus.

Altrove la situazione è disastrosa. Gli stadi sono inadeguati e non si fa nulla per migliorare la situazione.
Eppure lo stadio è, in giro per l'Europa, fonte di reddito per le società di calcio. Ci sono ristoranti, musei, supermercati. Ma da noi no. Noi pretendiamo di organizzare un campionato Europeo scrivendo su un pezzo di carta la nostra volontà di costruire nuovi stadi.

Basterebbe imporre ai comuni di cedere gli stadi alle società di calcio insieme al diritto di costruire musei e ristoranti. A spese delle società, naturalmente, con l'effetto di contribuire, sia pur marginalmente, a rilanciare l'economia. E invece?

Invece si mette il carro davanti ai buoi: non abbiamo gli stadi ma vogliamo fare un campionato europeo. Di costruirne di nuovi o di ristrutturare quelli esistenti, creando qualche nuovo posto di lavoro non se ne parla. Tanto di questi tempi c'è forse bisogno di nuovi posti di lavoro?

21 maggio 2010

Quanto vale una finale di Champions?


Tra poche ore si gioca la finale di Champions League tra una squadra, il Bayern Monaco, che negli ultimi anni ha cercato di chiudere i bilanci senza perdite, anche a costo di rinunciare a raggiungere risultati migliori in Europa, e l'Inter che invece ha ricevuto dal principale azionista, Massimo Moratti, decine di milioni l'anno per coprire le perdite e ricapitalizzare la società.

Quanto vale una finale?

Secondo il titolo di un articolo di Repubblica addirittura 100 milioni.

In realtà ne vale al massimo 9. L'Inter finalista riceve circa 60 milioni tra diritti tv, premi UEFA e incassi. Soldi incassati a prescindere dalla finale. Molti di quei milioni sarebbero entrati nelle casse nerazzurre anche in caso di eliminazione nei turni precedenti.

Invece la finale da sola vale circa 9 milioni per chi vince, 5 se perde, più altri 2/2,5 milioni per la Supercoppa Europea e altri soldi per la partecipazione alla Coppa Intercontinentale, più eventuali premi degli sponsor.

Ai 100 milioni indicati da Repubblica si arriva aggiungendo ai 69 milioni in caso di vittoria i proventi della possibile cessione di Maicon al Real Madrid, il minor esborso per Mourinho, se va al Real, e la penale che l'allenatore pagherà per sciogliere il contratto.

Che l'Inter pensi a far tornare i conti è sicuramente un bene perchè tra qualche anno non si potrà più iscrivere alle coppe europee chi avrà deficit troppo elevati. Anche per questo motivo alcune squadre che in passato hanno esagerato con i costi (il Manchester United, ad esempio) stanno correndo ai ripari e cedono i giocatori migliori per riequilibrare i conti, ridurre i debiti.

E per quanto qualcuno si possa illudere che davvero una finale valga 100 milioni, la realtà è diversa e non basta una vittoria per ripianare i deficit finora pagati dalle ricchezze personali di Moratti.