In questi giorni si parla, complici le proteste dei deputati pentastellati, del capitale della Banca d'Italia.
Romeo Gentile ha colto la palla al balzo per un live, che potete rivedere su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=zKmhWVoi0ZY
Apro una breve parentesi di carattere personale: a un certo punto Romeo spiega di voler aiutare chi lo ascolta a non credere alle frottole che si leggono e si sentono su taluni argomenti: è la stessa motivazione che mi ha spinto qualche anno fa a impegnarmi nella mia piccola battaglia contro le frottole sul signoraggio!
E per chi volesse leggere qualche pagina (sono 3 in tutto), ricordo il piccolo documento sul capitale della Banca d'Italia: http://www.frottolesignoraggio.info/capitalebankitalia.pdf
30 gennaio 2014
Stessa notizia, interpretazioni diverse
La notizia è molto semplice: Deutsche Bank ha pubblicato i dati di bilancio, facendo registrare una perdita di 1 miliardo e 150 milioni di euro. Quali le ragioni?
E qui inizia il divertimento. Perchè se si legge questo articolo (vedi qui) del Sole 24 Ore e questo articolo (vedi qui) di Mattia Feltri su Il Fatto Quotidiano ci si rende conto che qualcuno la spara grossa.
Partiamo dal Sole, forse più affidabile quando si parla di bilanci. Secondo il quotidiano di Confindustria la perdita dipende da oneri straordinari e in particolare da multe subite negli USA, spese legali, accantonamenti per far fronte a nuove spese future, ma anche dalle perdite collegate al trading di obbligazioni (reddito fisso).
La notizia della perdita, inattesa, non è stata presa bene dal mercato, racconta il Sole, ma visti gli oneri straordinari la grande banca tedesca può dormire sonni tranquilli.
E' vero l'esatto contrario, invece, secondo Mattia Feltri, che ignora gli oneri straordinari e spiega che Deutsche Bank è impegnata a fare trading e a "spremere" i clienti con le commissioni. Ma questa volta non è andata bene, causando le perdite.
Le perdite di Deutsche Bank perchè non può tartassare i correntisti e perchè il trading va male diventano così l'occasione per una considerazioni in altri campi. Feltri spiega le difficoltà delle banche a cui le autorità europee potrebbero chiedere forti ricapitalizzazioni e appare convinto che si stia gonfiando una evidente bolla speculativa in borsa.
La borsa italiana, spiega Feltri, è "di nuovo dopata, come nel 2008" ed "tornata ai livelli del 2011" anche se l'economia reale va male. Con qualche imprecisione, forse.
Un grafico (ricavato da yahoo finance) dell'andamento del principale indice italiano (vedi sotto)
E qui inizia il divertimento. Perchè se si legge questo articolo (vedi qui) del Sole 24 Ore e questo articolo (vedi qui) di Mattia Feltri su Il Fatto Quotidiano ci si rende conto che qualcuno la spara grossa.
Partiamo dal Sole, forse più affidabile quando si parla di bilanci. Secondo il quotidiano di Confindustria la perdita dipende da oneri straordinari e in particolare da multe subite negli USA, spese legali, accantonamenti per far fronte a nuove spese future, ma anche dalle perdite collegate al trading di obbligazioni (reddito fisso).
La notizia della perdita, inattesa, non è stata presa bene dal mercato, racconta il Sole, ma visti gli oneri straordinari la grande banca tedesca può dormire sonni tranquilli.
E' vero l'esatto contrario, invece, secondo Mattia Feltri, che ignora gli oneri straordinari e spiega che Deutsche Bank è impegnata a fare trading e a "spremere" i clienti con le commissioni. Ma questa volta non è andata bene, causando le perdite.
Le perdite di Deutsche Bank perchè non può tartassare i correntisti e perchè il trading va male diventano così l'occasione per una considerazioni in altri campi. Feltri spiega le difficoltà delle banche a cui le autorità europee potrebbero chiedere forti ricapitalizzazioni e appare convinto che si stia gonfiando una evidente bolla speculativa in borsa.
La borsa italiana, spiega Feltri, è "di nuovo dopata, come nel 2008" ed "tornata ai livelli del 2011" anche se l'economia reale va male. Con qualche imprecisione, forse.
Un grafico (ricavato da yahoo finance) dell'andamento del principale indice italiano (vedi sotto)
dimostra che la bolla ha toccato il suo massimo nel 2007 e che nel 2008 la borsa stava scendendo, mentre è vero che la borsa attualmente sta raggiungendo i livelli del 2011, ma le prospettive dell'economia sono le migliori degli ultimi 2 anni e questo giustifica l'ottimismo della borsa.
Come mai Feltri è tanto allarmista? E chi offre la peggiore informazione ai suoi lettori?
29 gennaio 2014
Saccomanni
L'attuale governo di larghe intese non mi entusiasma e forse non entusiasma milioni di italiani che preferirebbero non vedere destra e sinistra insieme al governo a imporre veti, creare con difficoltà, smontare le altrui proposte e cercare una mediazione su tutto.
Però questo è il governo che, per quanto insoddisfacente, ha al suo interno ministri di qualità. Come Saccomanni.
Il solo, la scorsa estate, a spiegare che la crisi era alla fine, mentre non mancavano le previsioni di una crisi destinata a durare all'infinito o peggio.
A luglio per esempio Saccomanni spiegava: andiamo verso la ripresa (vedi qui) e Squinzi negava, forte dei dati di Confindustria.
Saccomanni aveva preso un abbaglio? No, era informato meglio di Squinzi che 10 giorni fa, il 18 gennaio ha spiegato che i segni di ripresa, seppur deboli, ci sono (vedi qui). Segni come la ripresina della produzione industriale a novembre o l'aumento della fiducia dei consumatori misurata nei giorni scorsi (vedi qui).
Come può Saccomanni fare previsioni migliori?
Si possono fare due ipotesi. La prima è che visto il suo passato alla Banca d'Italia abbia una conoscenza migliore e un migliore accesso ai dati. Le previsioni, come spiega l'ex numero uno della FED Alan Greenspan, sull'andamento di una economia nel breve periodo si fanno prendendo il telefono e chiedendo informazioni ai capi di imprese e banche. I dati raccolti informalmente e in modo veloce servono a capire cosa succederà nei mesi a venire.
Il vantaggio di Saccomanni potrebbe essere non solo nella possibilità di disporre di dati migliori, ma anche di non averli in alcun modo elaborati. Un ufficio studi dovrebbe non solo raccogliere i dati, ma anche elaborarli, fornendo a chi li utilizza uno studio strutturato e elaborato, pena il rischio di non apparire credibile.
La seconda ipotesi è che Squinzi e Confindustria usino i dati per cercare di orientare la politica economica governativa. Non avrebbero in altre parole interesse a annunciare il miglioramento dell'economia per cercare di spingere il governo a aiutare maggiormente le imprese che rappresentano.
Però questo è il governo che, per quanto insoddisfacente, ha al suo interno ministri di qualità. Come Saccomanni.
Il solo, la scorsa estate, a spiegare che la crisi era alla fine, mentre non mancavano le previsioni di una crisi destinata a durare all'infinito o peggio.
A luglio per esempio Saccomanni spiegava: andiamo verso la ripresa (vedi qui) e Squinzi negava, forte dei dati di Confindustria.
Saccomanni aveva preso un abbaglio? No, era informato meglio di Squinzi che 10 giorni fa, il 18 gennaio ha spiegato che i segni di ripresa, seppur deboli, ci sono (vedi qui). Segni come la ripresina della produzione industriale a novembre o l'aumento della fiducia dei consumatori misurata nei giorni scorsi (vedi qui).
Come può Saccomanni fare previsioni migliori?
Si possono fare due ipotesi. La prima è che visto il suo passato alla Banca d'Italia abbia una conoscenza migliore e un migliore accesso ai dati. Le previsioni, come spiega l'ex numero uno della FED Alan Greenspan, sull'andamento di una economia nel breve periodo si fanno prendendo il telefono e chiedendo informazioni ai capi di imprese e banche. I dati raccolti informalmente e in modo veloce servono a capire cosa succederà nei mesi a venire.
Il vantaggio di Saccomanni potrebbe essere non solo nella possibilità di disporre di dati migliori, ma anche di non averli in alcun modo elaborati. Un ufficio studi dovrebbe non solo raccogliere i dati, ma anche elaborarli, fornendo a chi li utilizza uno studio strutturato e elaborato, pena il rischio di non apparire credibile.
La seconda ipotesi è che Squinzi e Confindustria usino i dati per cercare di orientare la politica economica governativa. Non avrebbero in altre parole interesse a annunciare il miglioramento dell'economia per cercare di spingere il governo a aiutare maggiormente le imprese che rappresentano.
27 gennaio 2014
Bubble pot
Un paio di volte (vedi qui e anche qui) questo blog s'è occupato di marjiuana legalizzata in alcuni stati americani, dove si punta anche a riempire le casse statali con gli introiti della vendita della sostanza finora vietata.
Se c'è la possibilità di vendere qualcosa, negli Stati Uniti non mancano le imprese pronte a vendertelo. Esistono diverse aziende quotate in borsa che provano a produrre marjiuana e a commercializzarla.
Imprese in alcuni casi un pò naif, con amministratori che in passato sono stati in carcere per spaccio e sono alle prese con cause e processi. I regolatori della borsa avvertono i risparmiatori: le azioni di queste società sono a alto rischio, in balia delle decisioni politiche e delle vicende giudiziarie.
Ma qualcuno ci crede e investe in società che valgono mediamente molto poco e in azioni che valgono spesso pochi centesimi l'una. Così il valore delle azioni sale anche del 1700% in pochi giorni.
Una bubble pot, una bolla delle azioni della marjiuana destinata a scoppiare secondo qualcuno, oppure l'affare del secolo. Se gli americani dovessero legalizzare la cannabis, si troverebbero decine di società pronte a conquistare i mercati non solo americani ma di tutti quei paesi che decidessero di seguire la stessa strada.
Per questa ragione qualcuno scommette sulle piccole società americane della cannabis. Scommettono sulla conquista dei mercati di mezzo mondo. Se succedesse, il giro d'affari e il valore di queste società aumenterebbe di centinaia di volte in poco tempo tempo, ripagando la scommessa su titoli oggi di scarso valore.
Se c'è la possibilità di vendere qualcosa, negli Stati Uniti non mancano le imprese pronte a vendertelo. Esistono diverse aziende quotate in borsa che provano a produrre marjiuana e a commercializzarla.
Imprese in alcuni casi un pò naif, con amministratori che in passato sono stati in carcere per spaccio e sono alle prese con cause e processi. I regolatori della borsa avvertono i risparmiatori: le azioni di queste società sono a alto rischio, in balia delle decisioni politiche e delle vicende giudiziarie.
Ma qualcuno ci crede e investe in società che valgono mediamente molto poco e in azioni che valgono spesso pochi centesimi l'una. Così il valore delle azioni sale anche del 1700% in pochi giorni.
Una bubble pot, una bolla delle azioni della marjiuana destinata a scoppiare secondo qualcuno, oppure l'affare del secolo. Se gli americani dovessero legalizzare la cannabis, si troverebbero decine di società pronte a conquistare i mercati non solo americani ma di tutti quei paesi che decidessero di seguire la stessa strada.
Per questa ragione qualcuno scommette sulle piccole società americane della cannabis. Scommettono sulla conquista dei mercati di mezzo mondo. Se succedesse, il giro d'affari e il valore di queste società aumenterebbe di centinaia di volte in poco tempo tempo, ripagando la scommessa su titoli oggi di scarso valore.
24 gennaio 2014
La lezione inutile
Mario Monti e Elsa Fornero sentono il premio Nobel Stiglitz che spiega come le politiche di austerità non producono risultati positivi ma tendono a aggravare la situazione economica che sono chiamate a risolvere. Lezione utile a posteriori, inutile allora, visto che gli interessati non hanno imparato molto.
Lo sconto sulle multe
Qualche mese fa il governo (e in particolare il ministro Lupi) decise di applicare uno sconto del 30% a chi avesse deciso di pagare entro 5 giorni le multe per la violazione di una parte delle regole del codice della strada.
L'aspetto positivo della decisione è che si aiutano gli automobilisti distratti e onesti, cioè quelli che la multa la prendono per superficialità e la pagano, e che a volte sono tartassati da multe di importo esagerato, specie in rapporto al loro reddito.
L'aspetto negativo è che chi incassa la multa ci rimette. Lo prova questo articolo: il Comune di Genova segnala un aumento del 10% delle multe pagate. Ma lo sconto è del 30%!
Facciamo un calcolo. Immaginiamo che un grande comune avesse, prima dello sconto del 30%, 100.000 multe incassate in un anno con un valore medio di 50 euro ciascuna. L'incasso era di 5 milioni di euro.
Uno sconto del 30% abbassa il valore medio a 35 euro. L'aumento del 10% delle multe pagate fa salire il numero a 110.000, per un incasso totale di 3.850.000 euro.
Dunque l'incasso diminuisce, da 5 milioni a meno di 4.
Lo sconto non è mai conveniente, se non produce un aumento della quantità venduta o, in questo caso, delle multe incassate, tale da compensare il minor incasso unitario.
Ma qualcuno ci guadagna, facendosi pubblicità con i soldi pubblici.
L'aspetto positivo della decisione è che si aiutano gli automobilisti distratti e onesti, cioè quelli che la multa la prendono per superficialità e la pagano, e che a volte sono tartassati da multe di importo esagerato, specie in rapporto al loro reddito.
L'aspetto negativo è che chi incassa la multa ci rimette. Lo prova questo articolo: il Comune di Genova segnala un aumento del 10% delle multe pagate. Ma lo sconto è del 30%!
Facciamo un calcolo. Immaginiamo che un grande comune avesse, prima dello sconto del 30%, 100.000 multe incassate in un anno con un valore medio di 50 euro ciascuna. L'incasso era di 5 milioni di euro.
Uno sconto del 30% abbassa il valore medio a 35 euro. L'aumento del 10% delle multe pagate fa salire il numero a 110.000, per un incasso totale di 3.850.000 euro.
Dunque l'incasso diminuisce, da 5 milioni a meno di 4.
Lo sconto non è mai conveniente, se non produce un aumento della quantità venduta o, in questo caso, delle multe incassate, tale da compensare il minor incasso unitario.
Ma qualcuno ci guadagna, facendosi pubblicità con i soldi pubblici.
23 gennaio 2014
Realismo pensionistico
Sono convinto che se l'attuale crisi fosse scoppiata 20 o 30 anni fa ne saremmo usciti prima e meglio. Il motivo si chiama riforma Fornero.
Le crisi del passato, come quella che scoppiò nei primi anni '90, innescata dall'invasione del Kuwait, sono state affrontate anche facendo uso dei prepensionamenti. Le fabbriche in crisi ristrutturavano, licenziavano e sovente operai e impiegati in eccesso venivano prepensionati o accompagnati alla pensione con una serie di ammortizzatori, come la cassa integrazione.
Il lavoratore non era certo felici di abbandonare il lavoro, e la ragione era che sovente speravano che i figli potessero seguire le loro orme. Se la fabbrica chiudeva o riduceva il personale si rendevano conto che il loro sogno di lasciare il lavoro ai figli si sarebbe infranto. Ma erano economicamente tranquilli: la pensione era un'entrata certa.
In questo modo si ottenevano alcuni risultati importanti: nonostante la crisi i consumi tenevano, centinaia di migliaia di persone uscivano dal mondo produttivo lasciando spazio a un minor numero di neo assunti. Le imprese potevano ridurre i costi sostituendo lavoratori più anziani e costosi con lavoratori più giovani e spesso ne approfittavano per sostituire gli impianti, passando a una tecnologia migliore, che rendeva più rapida la ripresa perchè aumentava l'efficienza e la produttività delle imprese.
La riforma Fornero non permette tutto ciò. Promette di tagliare i costi delle pensioni negli anni anzi nei decenni a venire, tranquillizzando chi investe in titoli di stato italiani a cui offre un sistema pensionistico sostenibile, ma blocca due generazioni: quella di chi con il vecchio sistema sarebbe andato in pensione anticipatamente e quella di chi con il vecchio sistema sarebbe stato assunto.
L'effetto è una riduzione dei consumi: chi non può andare in pensione ha paura di essere licenziato e trovarsi in grandi difficoltà economiche. Per questo preferisce ridurre i consumi e risparmiare. Chi è giovane e non trova un posto di lavoro, non può consumare e neanche indebitarsi se le prospettive sono incerte.
La riforma Fornero ha prodotto un triste risultato immediato: gli esodati, vale a dire quei lavoratori che confidando nell'imminente pensionamento hanno accettato di lasciare l'azienda che li ha incentivati alle dimissioni. La riforma Fornero li ha lasciati in mezzo a una strada senza lavoro e senza pensioni, stimolando negli altri lavoratori la decisione di non consumare e risparmiare nel timore di periodi peggiori.
Di tutto ciò s'è reso conto forse il governo che sta preparando una mini-riforma della riforma Fornero, dando la possibilità in alcuni casi ai lavoratori di andare in pensione prima con una sorta di prestito al lavoratore. Un modo elegante per non smentire la riforma Fornero, ottenendo al tempo stesso il risultato di creare le condizioni per evitare gli esodati rendendo più flessibile il sistema.
Le crisi del passato, come quella che scoppiò nei primi anni '90, innescata dall'invasione del Kuwait, sono state affrontate anche facendo uso dei prepensionamenti. Le fabbriche in crisi ristrutturavano, licenziavano e sovente operai e impiegati in eccesso venivano prepensionati o accompagnati alla pensione con una serie di ammortizzatori, come la cassa integrazione.
Il lavoratore non era certo felici di abbandonare il lavoro, e la ragione era che sovente speravano che i figli potessero seguire le loro orme. Se la fabbrica chiudeva o riduceva il personale si rendevano conto che il loro sogno di lasciare il lavoro ai figli si sarebbe infranto. Ma erano economicamente tranquilli: la pensione era un'entrata certa.
In questo modo si ottenevano alcuni risultati importanti: nonostante la crisi i consumi tenevano, centinaia di migliaia di persone uscivano dal mondo produttivo lasciando spazio a un minor numero di neo assunti. Le imprese potevano ridurre i costi sostituendo lavoratori più anziani e costosi con lavoratori più giovani e spesso ne approfittavano per sostituire gli impianti, passando a una tecnologia migliore, che rendeva più rapida la ripresa perchè aumentava l'efficienza e la produttività delle imprese.
La riforma Fornero non permette tutto ciò. Promette di tagliare i costi delle pensioni negli anni anzi nei decenni a venire, tranquillizzando chi investe in titoli di stato italiani a cui offre un sistema pensionistico sostenibile, ma blocca due generazioni: quella di chi con il vecchio sistema sarebbe andato in pensione anticipatamente e quella di chi con il vecchio sistema sarebbe stato assunto.
L'effetto è una riduzione dei consumi: chi non può andare in pensione ha paura di essere licenziato e trovarsi in grandi difficoltà economiche. Per questo preferisce ridurre i consumi e risparmiare. Chi è giovane e non trova un posto di lavoro, non può consumare e neanche indebitarsi se le prospettive sono incerte.
La riforma Fornero ha prodotto un triste risultato immediato: gli esodati, vale a dire quei lavoratori che confidando nell'imminente pensionamento hanno accettato di lasciare l'azienda che li ha incentivati alle dimissioni. La riforma Fornero li ha lasciati in mezzo a una strada senza lavoro e senza pensioni, stimolando negli altri lavoratori la decisione di non consumare e risparmiare nel timore di periodi peggiori.
Di tutto ciò s'è reso conto forse il governo che sta preparando una mini-riforma della riforma Fornero, dando la possibilità in alcuni casi ai lavoratori di andare in pensione prima con una sorta di prestito al lavoratore. Un modo elegante per non smentire la riforma Fornero, ottenendo al tempo stesso il risultato di creare le condizioni per evitare gli esodati rendendo più flessibile il sistema.
21 gennaio 2014
Firmiamo la petizione per abolire i grassi idrogenati negli alimenti!
I grassi idrogenati sono dei grassi ottenuti tramite un processo industriale, sono molto pericolosi per la salute. Se andate al supermercato a fare la spesa è molto probabile che li abbiate ingeriti, talvolta inconsapevolmente, perché in Italia non vi è ancora un obbligo di specificarli in etichetta (si trovano in snack, merendine, patatine, dolci, panne e altri cibi industriali). Con la seguente petizione si chiede al Ministro della Salute italiano di varare alcune norme così come è stato fatto in altri paesi, dove è stato bandito l'uso di questi grassi per tutelare la salute pubblica.
Se, come dice Michael Pollan, possiamo "votare" e cambiare le cose tre volte al giorno (colazione, pranzo e cena), magari potrebbe essere utile anche un firma su internet, nell'attesa di strumenti migliori.
Click qui: Petizione al Ministero della Salute
Thohir
Chi segue le notizie sportive in questi giorni avrà letto molte critiche nei confronti dell'indonesiano Thohir, che qualche mese fa ha acquistato il 70% dell'Inter.
Tra i critici c'è anche Fabio Capello, ex calciatore di successo, e allenatore ancora più di successo. Uno che ha vinto molto e ha anche studi da manager che risalgono all'epoca in cui lavorava per il gruppo di Berlusconi prima di diventare l'allenatore del Milan.
Studi forse serviti a poco, visto le critiche poco sensate a Thohir.
Cerchiamo di ricapitolare: la scorsa primavera inizia una lunga trattativa tra Moratti, presidente nerazzurro, e l'indonesiano Thohir, proprietario di un grande gruppo imprenditoriale indonesiano.
Non si sa bene perchè Thohir abbia comprato l'Inter, ma si sa che Moratti è stato spinto a venderla perchè una parte dei debiti della società erano garantiti da beni personali. O vendi la società o ti vendiamo i beni dati in garanzia, devono avergli detto le banche creditrici, e lui alla fine ha ceduto.
Thohir ha comprato una società molto indebitata e ha spiegato, forte delle relazioni dei suoi consulenti, che occorre tagliare e rimettere a posto i conti. Conti in forte rosso: l'ultimo bilancio s'è chiuso con una perdita di 80 milioni.
Tanti soldi, se si pensa che la Juventus senza considerare gli introiti della Champions League, incassa poco più di 200 milioni.
Thohir dunque vuole arrivare al pareggio di bilancio o almeno vuole ridurre fortemente le perdite. Com'è possibile che investa decine di milioni per acquistare, nel mercato di riparazione di gennaio, giocatori che potrebbero riportare l'Inter tra le prime?
O sceglie di mettere a posto i conti o acquista giocatori costosi. Non c'è una terza via, ma a molti questo pare quasi offensivo, come se un presidente non potesse fare altro che spendere milioni per coprire le spese eccessive della propria squadra.
E' triste che i tifosi continuino a volere presidenti ricchi che versano milioni nelle casse della società, non capendo -tra l'altro- che è poco sportivo giocare con un "aiutino" economico, una perdita da coprire enorme, pari al bilancio di una media società di calcio italiana.
Ma è ancora più triste che sia Capello a lamentarsi delle scelte di Thohir: sono scelte chiare e economicamente responsabili, che un allenatore famoso con un passato e un presente di tutto rispetto dovrebbe comprendere e magari auspicare perchè un calcio sostenibile ha un futuro migliore di un calcio drogato da troppi soldi che oggi ci sono e domani forse no.
Tra i critici c'è anche Fabio Capello, ex calciatore di successo, e allenatore ancora più di successo. Uno che ha vinto molto e ha anche studi da manager che risalgono all'epoca in cui lavorava per il gruppo di Berlusconi prima di diventare l'allenatore del Milan.
Studi forse serviti a poco, visto le critiche poco sensate a Thohir.
Cerchiamo di ricapitolare: la scorsa primavera inizia una lunga trattativa tra Moratti, presidente nerazzurro, e l'indonesiano Thohir, proprietario di un grande gruppo imprenditoriale indonesiano.
Non si sa bene perchè Thohir abbia comprato l'Inter, ma si sa che Moratti è stato spinto a venderla perchè una parte dei debiti della società erano garantiti da beni personali. O vendi la società o ti vendiamo i beni dati in garanzia, devono avergli detto le banche creditrici, e lui alla fine ha ceduto.
Thohir ha comprato una società molto indebitata e ha spiegato, forte delle relazioni dei suoi consulenti, che occorre tagliare e rimettere a posto i conti. Conti in forte rosso: l'ultimo bilancio s'è chiuso con una perdita di 80 milioni.
Tanti soldi, se si pensa che la Juventus senza considerare gli introiti della Champions League, incassa poco più di 200 milioni.
Thohir dunque vuole arrivare al pareggio di bilancio o almeno vuole ridurre fortemente le perdite. Com'è possibile che investa decine di milioni per acquistare, nel mercato di riparazione di gennaio, giocatori che potrebbero riportare l'Inter tra le prime?
O sceglie di mettere a posto i conti o acquista giocatori costosi. Non c'è una terza via, ma a molti questo pare quasi offensivo, come se un presidente non potesse fare altro che spendere milioni per coprire le spese eccessive della propria squadra.
E' triste che i tifosi continuino a volere presidenti ricchi che versano milioni nelle casse della società, non capendo -tra l'altro- che è poco sportivo giocare con un "aiutino" economico, una perdita da coprire enorme, pari al bilancio di una media società di calcio italiana.
Ma è ancora più triste che sia Capello a lamentarsi delle scelte di Thohir: sono scelte chiare e economicamente responsabili, che un allenatore famoso con un passato e un presente di tutto rispetto dovrebbe comprendere e magari auspicare perchè un calcio sostenibile ha un futuro migliore di un calcio drogato da troppi soldi che oggi ci sono e domani forse no.
19 gennaio 2014
ECONOLIBERAL.IT
Da qualche giorno è nato ECONOLIBERAL.IT che si autofinanzia grazie ai modesti incassi derivanti dalla pubblicità (offerta da Google Adsense) che trovate nel blog. Econoliberal.it è più facile da ricordare e il dominio offrirà qualcosa in più al blog.
Grazie, Mattia, per l'idea, grazie a chi legge ... e a chi scrive!
Grazie, Mattia, per l'idea, grazie a chi legge ... e a chi scrive!
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