Nei giorni scorsi Bill Gates ha spiegato che la combinazioni di tasti Ctrl-Alt-Canc è stata un errore di Microsoft. Hanno reso complicata una funzione semplice, che avrebbe richiesto un tasto apposito.
Ma un ingegnere dell'IBM, David Bradley, convinse Microsoft a far propria la combinazione di tasti. Scelta di cui Gates oggi si pente.
Sembra una storiella irrilevante, ma non lo è.
Proviamo a ragionare sul principio generale.
Da una parte c'è un ingegnere (magari più di uno) che scelgono una soluzione complessa ma razionale. I tre tasti per essere azionati richiedono l'uso di due mani perché non devono essere schiacciati per caso, per non provocare danni.
Dall'altro c'è un utente che sa poco di computer (o di lavatrici, frigoriferi o di .. scegliete quel che preferite) e preferisce una soluzione semplice: il tasto che risolve il problema, le istruzioni con poche pagine, la scorciatoia che si ricorda facilmente.
In mezzo c'è l'impresa che deve mediare tra la logica dell'ingegnere o dell'architetto o dello scrittore, eccetera e quella del consumatore o dell'impresa a cui è destinato il prodotto, il libro, il sito internet ecc.
Si spiega così il successo di Steve Jobs e di Apple, ma anche di un'infinità di altri prodotti tradizionali? Io credo di sì, come testimonia l'ammissione di Bill Gates.
E a volte non serve neanche mediare, basta avere un prodotto accettabile e scegliere le soluzioni che piacciono a chi deve comprarle.
Apple è riuscita a rendere più facili da usare e allettanti i propri prodotti che spesso non erano tecnologicamente più avanzati di quelli della concorrenza. Avevano capito meglio e prima di altri cosa voleva l'acquirente.
29 settembre 2013
28 settembre 2013
27 settembre 2013
Tapering
Una settimana fa Ben Bernanke ha reso noto che il programma di investimenti della FED in titoli di stato americani è destinato a durare.La decisione di acquistare 85 miliardi al mese di titoli ha una sua logica: il debito elevato, la crescita modesta, l'alto tasso di disoccupazione e l'elevata volatilità dei capitali richiedono bassi tassi di interesse. In caso contrario la domanda rischia di diventare ancora più debole mettendo a rischio gli obiettivi di crescita e riduzione della disoccupazione.
Inoltre gli interventi della FED stabilizzano i mercati finanziari, con ricadute positive in termini di aspettative di imprese e consumatori e quindi di crescita.
Dunque la FED fa bene a continuare ad acquistare i titoli di stato. Eppure non molti gradiscono e preferirebbero il tapering, cioè un programma di riduzione degli acquisti di titoli fino alla cessazione degli stessi.
Se ne parla e sembra molti sperino che prima o poi, meglio prima di poi, la FED decida di porre fine all'acquisto di titoli di stato.
Perchè tanta voglia di tapering?
A qualcuno certamente non piace l'acquisto di titoli di stato perchè rappresenta un'anomalia rispetto a un ideale di mercati liberi in cui gli stati si finanziano pagando i tassi che gli investitori sono disposti a accettare.
Forse non capiscono che il ritorno a questa "normalità" ha costi elevati perchè l'aumento dei tassi frenerebbe la crescita, con tutte le conseguenze del caso, ma soprattutto non comprendono che il mondo di oggi non è più quello di 5 anni fa: è un mondo molto più instabile, con capitali che si spostano a velocità elevatissima e dove Europa e USA non sono più centrali nell'economia mondiale.
Questo richiede che le banche centrali intervengano per stabilizzare i mercati. Anche se non piace ai mercati o meglio a chi sostiene l'ideologia del libero mercato, che porta a temere conseguenze, come l'inflazione, che 5 anni di interventi pesanti delle banche centrali non hanno fatto crescere in maniera significativa.
26 settembre 2013
Signoraggio, live, sabato 28!
Romeo/Le Fou qualche settimana fa ha invitato due parlamentari del Movimento 5 Stelle a partecipare a un dibattito on line sul signoraggio. Si tratta naturalmente dei "cittadini" che hanno parlato dell'argomento.
Nonostante ripetute sollecitazioni i pentastellati per ora non hanno risposto agli inviti. Così Le Fou ha deciso di fare da solo....
Per ascoltarlo, sabato 28 alle 22, collegatevi al canale Youtube di Romeo:
http://www.youtube.com/channel/UCEWmr55naHbx8D9-a5nQdMw
Altri aggiornamenti appena possibile...
Nonostante ripetute sollecitazioni i pentastellati per ora non hanno risposto agli inviti. Così Le Fou ha deciso di fare da solo....
Per ascoltarlo, sabato 28 alle 22, collegatevi al canale Youtube di Romeo:
http://www.youtube.com/channel/UCEWmr55naHbx8D9-a5nQdMw
Altri aggiornamenti appena possibile...
25 settembre 2013
Il pensionato sociale con la villa sulla scogliera
Nervi è forse il quartiere più bello e prestigioso di Genova. C'è una lunga scogliera, una passeggiata di un paio di km, un clima invidiabile e molte delle case delle persone più ricche dei Genova, a cominciare dal famoso comico-politico Beppe Grillo.
In una delle ville a picco sul mare a fianco del porticciolo vive un costruttore, ex presidente del Genoa calcio, ma anche nullatenente, Renzo Fossati. Povero come un senzatetto. Non ha casa, non ha redditi.
Nulla di nulla. Al punto che lui e la moglie ricevono dall'INPS l'assegno sociale. Inutili i controlli: la coppia vive in una splendida villa, hanno camerieri e tutto quel che serve ma neanche un centesimo in banca, non una casa o una cantina piena di topi. Niente.
Chissà se Grillo organizzerà una qualche protesta contro questo scroccone che abita a poca distanza da casa sua...
In una delle ville a picco sul mare a fianco del porticciolo vive un costruttore, ex presidente del Genoa calcio, ma anche nullatenente, Renzo Fossati. Povero come un senzatetto. Non ha casa, non ha redditi.
Nulla di nulla. Al punto che lui e la moglie ricevono dall'INPS l'assegno sociale. Inutili i controlli: la coppia vive in una splendida villa, hanno camerieri e tutto quel che serve ma neanche un centesimo in banca, non una casa o una cantina piena di topi. Niente.
Chissà se Grillo organizzerà una qualche protesta contro questo scroccone che abita a poca distanza da casa sua...
24 settembre 2013
Scherzi del cervello
La Stampa (vedi qui) racconta un curioso studio del professor Dan Kahan della Yale University secondo il quale il nostro cervello fa strani scherzi nella percezione della realtà.
Il professor Dahan ha chiesto a alcune persone "di interpretare una semplice tavola numerica, che diceva se le creme per la pelle provocano prurito o no. L’argomento non era particolarmente carico di significati politici, e tutti sono riusciti a fare i calcoli giusti. Altri soggetti sono stati messi davanti alla stessa identica tavola, con gli stessi identici numeri, ma stavolta l’interpretazione avrebbe portato a stabilire se vietare il porto di armi nascoste diminuisce il tasso di criminalità. La risposta sul piano aritmetico era molto facile da trovare, ma il risultato aveva un alto valore politico, perché avrebbe preso una posizione scientifica definitiva sul lacerante dibattito riguardo la vendita di pistole e fucili negli Usa. Ebbene molti soggetti dello studio, nel secondo test, non sono riusciti a risolvere calcoli elementari. Appena si accorgevano che il risultato stava andando contro le loro convinzioni politiche, iniziavano inconsciamente a sbagliare le operazioni".
Un risultato sorprendente? Forse no. In economia gli esempi di persone che interpretano la realtà a piacimento e non cedono neanche di fronte all'evidenza sono troppi. Alesina e Giavazzi sono due fantastici esempi, ma in giro per il mondo sono tantissimi gli economisti (conservatori) che vedono quel che vogliono.
Il professor Dahan ha chiesto a alcune persone "di interpretare una semplice tavola numerica, che diceva se le creme per la pelle provocano prurito o no. L’argomento non era particolarmente carico di significati politici, e tutti sono riusciti a fare i calcoli giusti. Altri soggetti sono stati messi davanti alla stessa identica tavola, con gli stessi identici numeri, ma stavolta l’interpretazione avrebbe portato a stabilire se vietare il porto di armi nascoste diminuisce il tasso di criminalità. La risposta sul piano aritmetico era molto facile da trovare, ma il risultato aveva un alto valore politico, perché avrebbe preso una posizione scientifica definitiva sul lacerante dibattito riguardo la vendita di pistole e fucili negli Usa. Ebbene molti soggetti dello studio, nel secondo test, non sono riusciti a risolvere calcoli elementari. Appena si accorgevano che il risultato stava andando contro le loro convinzioni politiche, iniziavano inconsciamente a sbagliare le operazioni".
Un risultato sorprendente? Forse no. In economia gli esempi di persone che interpretano la realtà a piacimento e non cedono neanche di fronte all'evidenza sono troppi. Alesina e Giavazzi sono due fantastici esempi, ma in giro per il mondo sono tantissimi gli economisti (conservatori) che vedono quel che vogliono.
23 settembre 2013
SCEC... curiosità
Sapete chi ha parlato per la prima volta di SCEC?
Totò... guardate il video. A chi crede nello SCEC avranno pure venduto la Fontana di Trevi come nel celebre film?
Totò... guardate il video. A chi crede nello SCEC avranno pure venduto la Fontana di Trevi come nel celebre film?
22 settembre 2013
La bufala del raddoppio dei prezzi
L'amico Romeo si pone e mi pone una domanda: come affrontare la bufala, cara a chi vorrebbe l'uscita dall'euro, considerandolo responsabile di tutti i problemi economici, secondo cui l'introduzione dell'euro avrebbe portato al raddoppio dei prezzi?
Ci sono diverse prospettive da cui affrontare la bufala.
Prima di tutto ci sono le statistiche, che raccontano di aumenti in alcuni settori, ma non di prezzi raddoppiati. Chi studia i dati cerca di spiegare l'aumento dei prezzi come effetto della somma e dell'interazione tra diverse cause (si veda ad esempio questo studio della Banca d'Italia).
L'introduzione dell'euro è una delle cause dell'aumento dei prezzi. Non è la sola e non pare che i prezzi siano raddoppiati per effetto del passaggio all'euro.
Un complottista però potrebbe sostenere che i dati sono stati manipolati per non raccontare una scomoda verità. Per cui supponiamo per assurdo che i prezzi siano raddoppiati. Quali sarebbero le conseguenze?
Se i prezzi fossero raddoppiati, le prove non mancherebbero. Molte persone e tutte le imprese conservano a fini fiscali un'infinità di scontrini, ricevute, fatture. Una marea di dati con i quali sarebbe facilissimo dimostrare il raddoppio dei prezzi (in media).
E proprio questa enorme quantità di dati suggerisce che non è così facile aumentare i prezzi senza una valida ragione. Perché chi subisce l'aumento se ne accorge e reagisce. L'impresa cambia il fornitore, il consumatore cerca il negozio più conveniente, e soprattutto riduce la spesa.
Per ogni 100 euro guadagnati, il consumatore medio ne spende più di 90, ovvero ne risparmia meno di 10. Un raddoppio dei prezzi si accompagnerebbe per milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, a un crollo del tasso di risparmio, e a un calo consistente della domanda.
Se i prezzi fossero raddoppiati, le statistiche avrebbero segnalato un calo elevato della domanda di molti beni. Non potendo tagliare più di tanto la spesa di beni di prima necessità, gli italiani avrebbero smesso di comprare beni non strettamente necessari.
Avrebbero rinunciato alle vacanze o all'acquisto di un nuovo televisore o di una nuova automobile, con effetti a cascata su altri settori: il calo della produzione di alcuni settori industriali provoca il calo della domanda e quindi della produzione di energia, di prodotti della siderurgia o di aziende chimiche nonchè di molti altri settori.
Se le statistiche fossero inventate, poi, dovrebbero essere coerenti: non è possibile che diminuisca la produzione di automobili senza che si registri un calo della produzione delle imprese fornitrici e dei fornitori di queste ultime. L'analisi dei dati, se fossero inventati, rivelerebbe anomalie capaci di far sospettare che qualcosa non va.
Non pochi studiano l'andamento dell'economia, a volte allo scopo di guadagnarci. Pensiamo ai molti interessi di chi investe in borsa: sapere se la domanda di un certo bene sta aumentando o diminuendo può essere fondamentale per orientare gli investimenti. Un calo molto forte della produzione di un certo bene, anche se nascosto da statistiche false, porterebbe gli investitori a cedere le azioni delle imprese interessate, oppure comporterebbe un forte calo delle entrate fiscali legate alla produzione e al consumo di tale bene
Insomma, un raddoppio dei prezzi generato dall'introduzione dell'euro si può escludere perchè avrebbe fatto crollare la domanda di molti beni, cosa di cui non c'è traccia nelle statistiche, e prodotto una serie di effetti impossibili da nascondere.
Se le statistiche fossero false, non sarebbe difficile dimostrarlo: fatti e dati sarebbero incoerenti con la verità ufficiale.
Ci sono diverse prospettive da cui affrontare la bufala.
Prima di tutto ci sono le statistiche, che raccontano di aumenti in alcuni settori, ma non di prezzi raddoppiati. Chi studia i dati cerca di spiegare l'aumento dei prezzi come effetto della somma e dell'interazione tra diverse cause (si veda ad esempio questo studio della Banca d'Italia).
L'introduzione dell'euro è una delle cause dell'aumento dei prezzi. Non è la sola e non pare che i prezzi siano raddoppiati per effetto del passaggio all'euro.
Un complottista però potrebbe sostenere che i dati sono stati manipolati per non raccontare una scomoda verità. Per cui supponiamo per assurdo che i prezzi siano raddoppiati. Quali sarebbero le conseguenze?
Se i prezzi fossero raddoppiati, le prove non mancherebbero. Molte persone e tutte le imprese conservano a fini fiscali un'infinità di scontrini, ricevute, fatture. Una marea di dati con i quali sarebbe facilissimo dimostrare il raddoppio dei prezzi (in media).
E proprio questa enorme quantità di dati suggerisce che non è così facile aumentare i prezzi senza una valida ragione. Perché chi subisce l'aumento se ne accorge e reagisce. L'impresa cambia il fornitore, il consumatore cerca il negozio più conveniente, e soprattutto riduce la spesa.
Per ogni 100 euro guadagnati, il consumatore medio ne spende più di 90, ovvero ne risparmia meno di 10. Un raddoppio dei prezzi si accompagnerebbe per milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, a un crollo del tasso di risparmio, e a un calo consistente della domanda.
Se i prezzi fossero raddoppiati, le statistiche avrebbero segnalato un calo elevato della domanda di molti beni. Non potendo tagliare più di tanto la spesa di beni di prima necessità, gli italiani avrebbero smesso di comprare beni non strettamente necessari.
Avrebbero rinunciato alle vacanze o all'acquisto di un nuovo televisore o di una nuova automobile, con effetti a cascata su altri settori: il calo della produzione di alcuni settori industriali provoca il calo della domanda e quindi della produzione di energia, di prodotti della siderurgia o di aziende chimiche nonchè di molti altri settori.
Se le statistiche fossero inventate, poi, dovrebbero essere coerenti: non è possibile che diminuisca la produzione di automobili senza che si registri un calo della produzione delle imprese fornitrici e dei fornitori di queste ultime. L'analisi dei dati, se fossero inventati, rivelerebbe anomalie capaci di far sospettare che qualcosa non va.
Non pochi studiano l'andamento dell'economia, a volte allo scopo di guadagnarci. Pensiamo ai molti interessi di chi investe in borsa: sapere se la domanda di un certo bene sta aumentando o diminuendo può essere fondamentale per orientare gli investimenti. Un calo molto forte della produzione di un certo bene, anche se nascosto da statistiche false, porterebbe gli investitori a cedere le azioni delle imprese interessate, oppure comporterebbe un forte calo delle entrate fiscali legate alla produzione e al consumo di tale bene
Insomma, un raddoppio dei prezzi generato dall'introduzione dell'euro si può escludere perchè avrebbe fatto crollare la domanda di molti beni, cosa di cui non c'è traccia nelle statistiche, e prodotto una serie di effetti impossibili da nascondere.
Se le statistiche fossero false, non sarebbe difficile dimostrarlo: fatti e dati sarebbero incoerenti con la verità ufficiale.
21 settembre 2013
Quanto vale la Banca d'Italia?
Quanto valgono le quote (se fosse una società si chiamerebbero azioni) della Banca d'Italia?
La questione è dibattuta e una risposta certa per ora non c'è. Quando la Banca ha assunto l'attuale assetto di istituto di diritto pubblico, le quote valevano pochi soldi. Ma oggi la Banca possiede ingenti riserve e svolge un'attività redditizia.
Come qualsiasi impresa, il valore può dipendere dal valore dei beni indicati nel bilancio, ma anche dalla capacità di generare utili.
Nel caso della Banca d'Italia c'è però un problema: i possessori di quote non contano nulla. Non possono mandare a casa il governatore o sostituirlo con uno migliore. E' di fatto una banca controllata dallo stato, anche se le quote sono in possesso di banche non statali.
Adesso, come ci informa il Sole 24 Ore, il ministero dell'economia ha chiesto alla Banca d'Italia di decidere il valore delle quote. Hanno creato un comitato con un ex primo ministro e vice presidente della BCE, un ex presidente della Corte Costituzionale e dal rettore della Bocconi.
A cosa serve avere una stima del valore della Banca?
Può servire nel caso in cui lo Stato decida di comprarla, ma anche nel caso in cui voglia, con l'acquisto o il passaggio di quote, finanziare alcune o tutte le banche. Infine potrebbe essere utile a costringere le banche a rivalutare le proprie quote, con effetti positivi sugli utili delle banche (e per lo stato che incassa imposte sull'incremento di valore delle quote).
La questione è dibattuta e una risposta certa per ora non c'è. Quando la Banca ha assunto l'attuale assetto di istituto di diritto pubblico, le quote valevano pochi soldi. Ma oggi la Banca possiede ingenti riserve e svolge un'attività redditizia.
Come qualsiasi impresa, il valore può dipendere dal valore dei beni indicati nel bilancio, ma anche dalla capacità di generare utili.
Nel caso della Banca d'Italia c'è però un problema: i possessori di quote non contano nulla. Non possono mandare a casa il governatore o sostituirlo con uno migliore. E' di fatto una banca controllata dallo stato, anche se le quote sono in possesso di banche non statali.
Adesso, come ci informa il Sole 24 Ore, il ministero dell'economia ha chiesto alla Banca d'Italia di decidere il valore delle quote. Hanno creato un comitato con un ex primo ministro e vice presidente della BCE, un ex presidente della Corte Costituzionale e dal rettore della Bocconi.
A cosa serve avere una stima del valore della Banca?
Può servire nel caso in cui lo Stato decida di comprarla, ma anche nel caso in cui voglia, con l'acquisto o il passaggio di quote, finanziare alcune o tutte le banche. Infine potrebbe essere utile a costringere le banche a rivalutare le proprie quote, con effetti positivi sugli utili delle banche (e per lo stato che incassa imposte sull'incremento di valore delle quote).
19 settembre 2013
Renzi e la Spagna
"La Spagna, pur avendo una situazione peggiore della
nostra, con una disoccupazione pesante, ha fatto riforme radicali e ora lo
spread scende".
Questo un passaggio passato quasi inosservato delle ultime dichiarazioni pubbliche del sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del PD, Matteo Renzi.
Parole che possono solo risultare sconcertanti per un fiorentino/madrileno e studente di "Trabajo Social" (lavoro sociale), come il sottoscritto, che le "riforme radicali" della destra spagnola le vive sulla sua pelle ogni giorno.
Basti dire che se da una parte reputo ottimo il lavoro svolto finora come sindaco, e se comunque ammetto che ci sono alcune proposte sue che trovo molto interessanti e condivisibili, dall'altra devo dire che una frase come questa basta ed avanza a mettere seriamente in discussione l'intero giudizio personale su di lui.
Vediamo infatti quali sono le grandi riforme che il Partido Popular, (centro-destra di discendenza franchista), forte della sua maggioranza assoluta in Parlamento ha realizzato in questi 2 anni circa di governo:
WELFARE:
- Età della pensione automaticamente legata all'aspettativa di vita.
-Sostanziale abolizione della rivalutazione delle pensioni a seconda dell'inflazione, con una forte perdita di potere d'acquisto dei pensionati futuri.
-Riduzione del 10% del sussidio contributivo di disoccupazione, ("paro"), a partitre dal sesto mese di disoccupazione.
-Tagli di fondi e limitazione del raggio d'azione delle prestazioni e dei servizi previsti dalla LAPAD (la Legge a tutela delle persone in situazione di dipendenza fisica, psichica o sensoriale).
LAVORO:
-Forte flessibilizzazione con facilità per le imprese di rinegoziare le imposizioni di contratti e contrattazioni collettive.
-Taglio dei risarcimenti che le imprese devono al lavoratore in determinati casi di licenziamento, (in sostanza ad oggi si licenzia con tutta facilità, quasi gratuitamente in Spagna).
ISTRUZIONE:
-Tagli in generale, vergognosi tagli selvaggi agli aiuti statali per studenti con redditi bassi e borse di studio in generale, con quest'anno ad esempio ben oltre 500mila bambini che perdono il diritto ad aiuti per comprare i libri di scuola.
SANITA':
-Tagli duri
-Obbligo anche per i pensionati di pagare il ticket sui farmaci.
-Introduzione del ticket sulle cure mediche ricevute all'ospedale, più precisamente il 10% di esse da finanziarsi dai pazienti senza distinzione di reddito.
FISCO:
-Aumento brusco di ben 3 punti dell'IVA generale, e di 2 punti di quella ridotta.
-Aumento dell'IRPEF per tutte le fasce di reddito.
-Aumento generico di un po' tutte le imposte indirette (benzina, bollette eccetera).
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
-Tagli in generale.
-Taglio, (uguale per tutti), delle retribuzioni di tutti i funzionari pubblici.
-Abolizione per tutti i funzionari della tredicesima.
-Blocco degli aumenti delle retribuzioni per tutto il pubblico impiego (funzionari e non).
Queste sono alcune delle "riforme radicali" (quasi tutte in totale contraddizione coi discorsi e le promesse di Rajoy fino al giorno prima d'essere eletto), che avranno forse sì abbassato lo spread, ma hanno letteralmente affamato la popolazione spagnola, con un tasso di povertà aumentato in maniera spaventosa.
Caro sindaco, mi dispiace ammetterlo ma stavolta l'hai sparata grossa. Questa frase infelice non sta né in cielo né in terra. E di queste "riforme radicali" non ne ha bisogno l'Italia e ne farebbe molto volentieri a meno anche la Spagna.
Parole che possono solo risultare sconcertanti per un fiorentino/madrileno e studente di "Trabajo Social" (lavoro sociale), come il sottoscritto, che le "riforme radicali" della destra spagnola le vive sulla sua pelle ogni giorno.
Basti dire che se da una parte reputo ottimo il lavoro svolto finora come sindaco, e se comunque ammetto che ci sono alcune proposte sue che trovo molto interessanti e condivisibili, dall'altra devo dire che una frase come questa basta ed avanza a mettere seriamente in discussione l'intero giudizio personale su di lui.
Vediamo infatti quali sono le grandi riforme che il Partido Popular, (centro-destra di discendenza franchista), forte della sua maggioranza assoluta in Parlamento ha realizzato in questi 2 anni circa di governo:
WELFARE:
- Età della pensione automaticamente legata all'aspettativa di vita.
-Sostanziale abolizione della rivalutazione delle pensioni a seconda dell'inflazione, con una forte perdita di potere d'acquisto dei pensionati futuri.
-Riduzione del 10% del sussidio contributivo di disoccupazione, ("paro"), a partitre dal sesto mese di disoccupazione.
-Tagli di fondi e limitazione del raggio d'azione delle prestazioni e dei servizi previsti dalla LAPAD (la Legge a tutela delle persone in situazione di dipendenza fisica, psichica o sensoriale).
LAVORO:
-Forte flessibilizzazione con facilità per le imprese di rinegoziare le imposizioni di contratti e contrattazioni collettive.
| Il Premier spagnolo Mariano Rajoy |
ISTRUZIONE:
-Tagli in generale, vergognosi tagli selvaggi agli aiuti statali per studenti con redditi bassi e borse di studio in generale, con quest'anno ad esempio ben oltre 500mila bambini che perdono il diritto ad aiuti per comprare i libri di scuola.
SANITA':
-Tagli duri
-Obbligo anche per i pensionati di pagare il ticket sui farmaci.
-Introduzione del ticket sulle cure mediche ricevute all'ospedale, più precisamente il 10% di esse da finanziarsi dai pazienti senza distinzione di reddito.
FISCO:
-Aumento brusco di ben 3 punti dell'IVA generale, e di 2 punti di quella ridotta.
-Aumento dell'IRPEF per tutte le fasce di reddito.
-Aumento generico di un po' tutte le imposte indirette (benzina, bollette eccetera).
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE:
-Tagli in generale.
-Taglio, (uguale per tutti), delle retribuzioni di tutti i funzionari pubblici.
-Abolizione per tutti i funzionari della tredicesima.
-Blocco degli aumenti delle retribuzioni per tutto il pubblico impiego (funzionari e non).
Queste sono alcune delle "riforme radicali" (quasi tutte in totale contraddizione coi discorsi e le promesse di Rajoy fino al giorno prima d'essere eletto), che avranno forse sì abbassato lo spread, ma hanno letteralmente affamato la popolazione spagnola, con un tasso di povertà aumentato in maniera spaventosa.
Caro sindaco, mi dispiace ammetterlo ma stavolta l'hai sparata grossa. Questa frase infelice non sta né in cielo né in terra. E di queste "riforme radicali" non ne ha bisogno l'Italia e ne farebbe molto volentieri a meno anche la Spagna.
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