30 novembre 2012
Gioco d'azzardo
Matteo Renzi ha proposto di aumentare le tasse sul gioco di azzardo, con l'obiettivo di raccogliere 20 miliardi da usare per ridurre l'IRPEF a chi guadagna meno di 2000 euro netti al mese proprio il giorno dopo che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha definito il gioco d'azzardo una "piaga individuale e sociale".
Il comune di Genova cerca di porre un limite ai mini-casinò e in una circoscrizione nasce una consulta sul gioco d'azzardo, ma lo Stato non ci sta. Ha interesse a incassare soldi e lo mette nero su bianco.
In una lettera al presidente della circoscrizione, il massimo dirigente del ministero dell'economia per il gioco d'azzardo invita a realizzare "una razionalizzazione delle politiche locali in modo tale che non si pongano in conflitto con l'attività svolta da questa Amministrazione, ovvero siano ostative al realizzarsi della previsione delle entrate erariali derivanti dai giochi", come riporta Repubblica (vedi qui).
Se per qualcuno il gioco d'azzardo è un problema, per altri, e tra questi c'è lo Stato, è una risorsa economica preziosa.
28 novembre 2012
Fazio condannato
Antonio Fazio aspetta l'assoluzione e prepara il ritorno in scena, vale a dire in politica nelle fila del centro-destra, spiegava Italia Oggi (vedi qui) due giorni fa.
E invece la Corte di Cassazione ha confermato la condanna in appello a due anni e mezzo per la vicenda Antonveneta.
Dal 1928 quando venne istituita la carica di Governatore, a Palazzo Koch si sono succeduti 10 governatori. Due sono stati condannati: Fazio in via definitiva e Azzolini per aver consegnato l'oro della banca ai nazisti, anche se nel 1946 il reato venne amnistiato e poi perdonato ulteriormente dalla Corte di Cassazione nel 1948.
Non male per una categoria super-potente, secondo i soliti complottisti.
L'inutile riforma Fornero
L'Unione Industriale di Torino e Assolombarda hanno commissionato una ricerca sulla riforma del lavoro del ministro Fornero.
Sono state intervistate 300 aziende nelle quali il 96,6% dei contratti di lavoro è a tempo indeterminato e solo il 3,4% è a tempo determinato, contro un dato medio di quasi il 9% nelle imprese manifatturiere e del 12% nelle imprese del settore servizi.
Le 300 aziende intervistate hanno espresso la volontà di usare il contratto di apprendistato e di non aver trasformato alcun contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. Chi usa le tipologie di contratto a tempo determinato abolite dalla legge Fornero, semplicemente cambierà tipologia di contratto, puntando soprattutto sul contratto di somministrazione.
Dunque una riforma quasi inutile, che riguarda una minoranza di lavoratori e non spinge le imprese a trasformare i contratti. Perché allora tanta enfasi sulla riforma e sulla flessibilità?
Sono state intervistate 300 aziende nelle quali il 96,6% dei contratti di lavoro è a tempo indeterminato e solo il 3,4% è a tempo determinato, contro un dato medio di quasi il 9% nelle imprese manifatturiere e del 12% nelle imprese del settore servizi.
Le 300 aziende intervistate hanno espresso la volontà di usare il contratto di apprendistato e di non aver trasformato alcun contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. Chi usa le tipologie di contratto a tempo determinato abolite dalla legge Fornero, semplicemente cambierà tipologia di contratto, puntando soprattutto sul contratto di somministrazione.
Dunque una riforma quasi inutile, che riguarda una minoranza di lavoratori e non spinge le imprese a trasformare i contratti. Perché allora tanta enfasi sulla riforma e sulla flessibilità?
26 novembre 2012
iPhone
Quanto costa un iPhone?
Il cliente che vuole il famoso dispositivo della Apple deve sborsare oltre 700 euro, per la versione 5 venduta da TIM. Ma quanto costa ad Apple produrlo?
Secondo TechInside (vedi qui) il costo di un iPhone 5 è di 167 dollari, ovvero meno di 130 euro al cambio attuale.
18 dollari servono per il display, 7,50 per il touch screen. La batteria costa 3 dollari e 10 la telecamera, 28 il processore, 17 le parti non elettriche e 4 il modulo wi-fi/gps.
In totale sono 167 $ ovvero 130 €, ma Apple lo vende da 729 euro in su ovvero 600 euro più IVA.
Un bel margine che serve a coprire i costi per trasformare un'idea in un prodotto e per vendere l'iPhone, e che fanno di Apple una delle aziende di maggior valore al mondo.
25 novembre 2012
Argentina in default?
Chi pensa che uno stato possa evitare di pagare il proprio debito e che con qualche ricetta miracolosa possa spendere allegramente soldi che non ha, forse si ricrederà se l'Argentina dichiarerà un altro default.
Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. L'Argentina 10 anni fa ha dichiarato bancarotta. Chi aveva i bond argentini s'è trovato in mano pezzi di carta quasi senza valore. Qualche anno dopo l'Argentina ha proposto ai creditori di cambiare i vecchi bond con nuovi titoli. Oltre il 90% di chi ha investito soldi in "tango bond" ha accettato il cambio di titoli. Ha perso gran parte dei soldi investiti, pur di salvare il salvabile, vale a dire trovandosi a perdere "solo" il 70% del valore nominale del titolo.
Ma c'è chi ha detto no alla proposta argentina e s'è rivolto a un tribunale. Un giudice di New York qualche giorno fa ha deciso che l'Argentina deve pagare chi, non ha accettando il cambio dei titoli, è stato discriminato rispetto a chi (oltre il 90% dei creditori) ha accettato il pagamento e incassato gli interessi.
L'Argentina, che non naviga nell'oro, si trova oggi a decidere cosa fare. Se esegue l'ordine del tribunale americano rischia di trovarsi travolta dalle cause, Tutti vorranno l'intera somma e la scelta di pagare per intero alcuni, come imposto dal giudice newyorkese, impedirà di pagare gli altri, causando il default dell'Argentina.
Se invece l'Argentina non paga, il giudice potrà bloccare i pagamenti argentini ai creditori che hanno accettato il cambio dei titoli. Anche in questo caso sarà default, con buona pace di chi pensa che uno stato possa non pagare i propri debiti.
Cerchiamo di capire cosa sta succedendo. L'Argentina 10 anni fa ha dichiarato bancarotta. Chi aveva i bond argentini s'è trovato in mano pezzi di carta quasi senza valore. Qualche anno dopo l'Argentina ha proposto ai creditori di cambiare i vecchi bond con nuovi titoli. Oltre il 90% di chi ha investito soldi in "tango bond" ha accettato il cambio di titoli. Ha perso gran parte dei soldi investiti, pur di salvare il salvabile, vale a dire trovandosi a perdere "solo" il 70% del valore nominale del titolo.
Ma c'è chi ha detto no alla proposta argentina e s'è rivolto a un tribunale. Un giudice di New York qualche giorno fa ha deciso che l'Argentina deve pagare chi, non ha accettando il cambio dei titoli, è stato discriminato rispetto a chi (oltre il 90% dei creditori) ha accettato il pagamento e incassato gli interessi.
L'Argentina, che non naviga nell'oro, si trova oggi a decidere cosa fare. Se esegue l'ordine del tribunale americano rischia di trovarsi travolta dalle cause, Tutti vorranno l'intera somma e la scelta di pagare per intero alcuni, come imposto dal giudice newyorkese, impedirà di pagare gli altri, causando il default dell'Argentina.
Se invece l'Argentina non paga, il giudice potrà bloccare i pagamenti argentini ai creditori che hanno accettato il cambio dei titoli. Anche in questo caso sarà default, con buona pace di chi pensa che uno stato possa non pagare i propri debiti.
23 novembre 2012
Il Redditest
E' stato recentemente emanato il redditest, il software dell'agenzia delle entrate che permette di stimare se il proprio reddito è coerente con il proprio tenore di vita.
Nonostante le rassicurazioni del sommo capo dell'Agenzia delle Entrate, Befera, in realtà sono già iniziate le grandi manovre in tutti gli studi commerciali per cercare di capire quale sarà l'impatto sui contribuenti.
Questo perché, purtroppo, nonostante tutte le rassicurazioni, la periferia dell'Agenzia delle Entrate è quanto mai lontana dalla testa e i criteri di ragionamento sono ben diversi da quelli annunciati, come al solito. E per ricredersi basta vedere la storia degli studi di settore.
Il test consiste sostanzialmente nell'inserire il proprio reddito lordo e poi tutte le spese effettuate, le proprietà, come la casa e la macchina. Se le spese risultano congrue con il reddito dichiarato, allora il semaforo è verde, altrimenti, se lo scostamento è oltre il 20%, l'algoritmo segnala l'incongruenza.
Va in via preliminare affermato che questo non è lo strumento che userà l'agenzia delle entrate, in quanto l'agenzia delle entrate potrà avvalersi poi anche degli estratti conto bancari e dei dati delle carte di credito.
Ma in buona sostanza quello che si vuole affermare è che se hai un reddito netto di 20.000 € l'anno non puoi spenderne 30.000.
Il vero problema e l'incognita è l'applicazione dello strumento.
Premesso che nessuno dovrebbe evadere, né lavorare in nero, le cose cambiano di molto a secondo di come uso gli strumenti.
Un uso buono è pizzicare chi non dichiara nulla e spende 200.000 € l'anno, ha intestate case (con affitti in nero), barche e spende e spande senza ritegno.
Ma questi saranno casi marginali, cioè quei 1 o 2 casi all'anno che finiscono sui giornali e che servono per fare pubblicità.
Ma tutti temiamo poi che la realtà sarà ben diversa. Se ho perso il lavoro e ho mutuo da pagare e famiglia da mantenere e ho trovato lavoro solo in nero, sia io che mia moglie, risulterà che ho speso pur avendo reddito zero. E allora mi arriverà l'accertamento.
Questo è un uso sbagliato e perverso dello strumento perché l'alternativa sarebbe socialmente disastrosa, almeno dal mio punto di vista. Se non trovo lavoro, cosa dovrei fare? Andare a vivere sotto un ponte? Chiedere la carita? E come mangio?
E purtroppo questi saranno i casi normali, così come tutti i casi in cui genitori o parenti aiutano i figli con le pensioni. Ma secondo voi tutti i genitori che fanno la spesa o pagano le bollette ai figli magari in cassa integrazione, hanno fatto scritture private o bonifici sui conti correnti per dargli 500 € al mese?
E purtroppo quello che sento dirmi dai contribuenti, esattamente come nei casi degli studi di settore è la fatidica frase: "se mi chiamano, glielo dirò, che mi hanno aiutato, che non ho guadagnato, che ero povero, che c'erano le cavallette, l'uragano, il terremoto, il vulcano..."
E invece io devo sempre rispondere che se ti chiamano di quello che gli dici, non gliene importa niente, che contano solo le carte. Se ti hanno aiutato e non c'è scritto niente di documentato, non ti puoi difendere, anche se è previsto che il contribuente vada sentito, perché poi alla periferia arrivano le liste di contribuenti da controllare e quelle pratiche vanno evase entro certi tempi e entro l'anno va accertato un certo imponibile. Il resto sono tutte chiacchiere: il funzionario vi dirà che lui ha delle direttive da osservare e che se non ci sta bene fate ricorso in commissione tributaria.
Purtroppo io temo che tutto questo non farà che aggravare la crisi dei consumi: dopo il terrorismo psicologico che è stato fatti tutti hanno il terrore di spendere, nessuno dà i propri documenti per gli acquisti oltre i 3.600 € (magari compra direttamente in nero oppure si trasferisce nei centri commerciali oltre confine), e intanto i fallimenti galoppano e le imprese chiudono.
22 novembre 2012
Ken Loach
Ken Loach, celebre regista britannico da sempre impegnato a descrivere le condizioni di vita della classe operaia, diserta il Torino Film Festival che gli ha assegnato un premio alla carriera, per protestare contro il precariato.
Ottima idea, Ken. Sarebbe bello se altri copiassero l'idea, anche se ciò comporterebbe un'inasprimento della crisi.
Niente prodotti cinesi o indiani, tanto per iniziare, ma neanche prodotti dell'est Europa. E che dire di quella miriade di beni e servizi provenienti da paesi come gli USA o l'Inghilterra che da decenni ormai hanno ridotto al lumicino i diritti dei lavoratori?
Ottima idea, Ken. Sarebbe bello se altri copiassero l'idea, anche se ciò comporterebbe un'inasprimento della crisi.
Niente prodotti cinesi o indiani, tanto per iniziare, ma neanche prodotti dell'est Europa. E che dire di quella miriade di beni e servizi provenienti da paesi come gli USA o l'Inghilterra che da decenni ormai hanno ridotto al lumicino i diritti dei lavoratori?
21 novembre 2012
Citazioni divertenti
"I dati a disposizione sono ormai noti nelle linee essenziali. Anche di fronte al rallentamento progressivo dei consumi di petrolio da parte delle nazioni industrializzate ed all'aumento contenuto dei fabbisogni energetici del Terzo Mondo, il volume delle riserve disponibili si esaurirà nel giro di qualche decennio. Lasciamo che gli esperti discutano dei giacimenti stimati o provati, poco importa se i calcoli prevedano l'Anno Zero tra il 2000 o il 2010".
Così scriveva su Le Monde (l'articolo era ripreso da La Stampa) un intellettuale francese, Jean Barets, nel gennaio 1980, evidenziando una serie di problemi per il futuro.
Era allora opinione diffusa, come riporta Barets, che il petrolio sarebbe terminato tra il 2000 e il 2010.
Previsione sbagliata, per fortuna.
Così scriveva su Le Monde (l'articolo era ripreso da La Stampa) un intellettuale francese, Jean Barets, nel gennaio 1980, evidenziando una serie di problemi per il futuro.
Era allora opinione diffusa, come riporta Barets, che il petrolio sarebbe terminato tra il 2000 e il 2010.
Previsione sbagliata, per fortuna.
20 novembre 2012
Lo strano caso del professor Samorì
Chi prenderà il posto di Silvio Berlusconi come leader del centro-destra?
Non lo sappiamo e non sappiamo neppure se ci saranno le primarie del PdL, ma tra i candidati, nel caso si verificassero, troveremo di certo il professor Samorì, un modenese davvero strano.
Samorì è un imprenditore e un docente universitario, ma è anche molto amico di Marcello Dell'Utri e ambasciatore di San Marino in Francia.
Gode quindi del passaporto diplomatico del piccolo stato, noto per applicare basse imposte e per le banche dove sono finiti molti capitali italiani sospetti.
Ma non basta. Samorì possiede società in paesi come Curaçao, come racconta il Corriere (vedi qui), dove il segreto bancario è ferreo e dove si pagano pochissime imposte.
Nulla di nuovo, direte voi. Amicizie, affari non chiarissimi, paradisi fiscali...un film già visto. Come gli anziani che hanni partecipato domenica a una riunione dei sostenitori di Samorì senza sapere chi avrebbero ascoltato. Qualcuno li aveva portatilì perchè riempissero la sala dove avrebbe parlato Samorì. Tutte cose già viste negli ultimi 20 anni a opera di Silvio Berlusconi.
E invece no, c'è qualcosa di nuovo. Samorì sostiene che si dovrebbero tassare di più i redditi elevati e meno i redditi meno elevati. Altrimenti, sostiene giustamente il professore, il sistema non regge.
Parole giuste ma un pò sospette per un aspirante leader del centro-destra.
Non lo sappiamo e non sappiamo neppure se ci saranno le primarie del PdL, ma tra i candidati, nel caso si verificassero, troveremo di certo il professor Samorì, un modenese davvero strano.
Samorì è un imprenditore e un docente universitario, ma è anche molto amico di Marcello Dell'Utri e ambasciatore di San Marino in Francia.
Gode quindi del passaporto diplomatico del piccolo stato, noto per applicare basse imposte e per le banche dove sono finiti molti capitali italiani sospetti.
Ma non basta. Samorì possiede società in paesi come Curaçao, come racconta il Corriere (vedi qui), dove il segreto bancario è ferreo e dove si pagano pochissime imposte.
Nulla di nuovo, direte voi. Amicizie, affari non chiarissimi, paradisi fiscali...un film già visto. Come gli anziani che hanni partecipato domenica a una riunione dei sostenitori di Samorì senza sapere chi avrebbero ascoltato. Qualcuno li aveva portatilì perchè riempissero la sala dove avrebbe parlato Samorì. Tutte cose già viste negli ultimi 20 anni a opera di Silvio Berlusconi.
E invece no, c'è qualcosa di nuovo. Samorì sostiene che si dovrebbero tassare di più i redditi elevati e meno i redditi meno elevati. Altrimenti, sostiene giustamente il professore, il sistema non regge.
Parole giuste ma un pò sospette per un aspirante leader del centro-destra.
18 novembre 2012
Cosa succederebbe se la BCE...
Cosa succederebbe se la BCE si comportasse come la FED o la Banca d'Inghilterra che acquistano regolarmente titoli di stato sul mercato secondario per tenere bassi i tassi pagati dallo Stato?
Supponiamo che lo Stato italiano, con un debito pubblico di 2000 miliardi e un PIL di circa 1580 miliardi (e un rapporto debito/PIL del 126% circa) raggiunga il pareggio di bilancio e che non aumenti il debito. Supponiamo anche che il debito non diminuisca per effetto di dismissioni di patrimonio o altri interventi straordinari.
Con un tasso medio del 5%, lo Stato pagherà presto interessi sul debito pubblico di 100 miliardi l'anno. Se il tasso si dimezzasse, passando al 2,5%, la spesa per interessi si dimezzerebbe: da 100 a 50 miliardi di euro.
Supponiamo che tale risparmio sia usato per diminuire il debito. il debito diminuirebbe di 50 miliardi, passando da 2000 a 1950 miliardi. Con un tasso del 2,5% il risparmio sarebbe di 48,75 miliardi che potrebbero essere usati per diminuire il debito.
Ora, supponendo che la minore spesa per interessi si traduca in diminuzioni del debito e che il PIL in termini nominali aumenti del 4% annuo (per esempio per effetto di un 3% di aumento per l'inflazione e di un 1% per l'aumento del PIL reale), basterebbero 3-4 per far diminuire il rapporto debito/PIL sotto il 100% e poco più di 10 anni per farlo scendere al 60%.
E tutto questo solo per effetto del taglio dei tassi, senza alcuno sforzo aggiuntivo sotto forma di maggiori imposte o di tagli alle spese.
La BCE poi dopo alcuni anni non dovrebbe più intervenire. Con un debito in calo, i tassi scenderebbero anche se la BCE smettesse di acquistare titoli di stato. Anzi la BCE potrebbe liberarsi gradualmente dei titoli acquistati per innescare il processo virtuoso. Man mano che il debito diminuisce i tassi scenderebbero sotto il 2,5%, proprio come succede in diversi paesi del nord Europa.
E con tassi in calo lo Stato potrebe decidere se usare il risparmio aggiuntivo per stimolare la domanda o per diminuire più rapidamente il debito.
Insomma un intervento della BCE allo scopo di far scendere i tassi pagati dallo Stato italiano potrebbe essere la soluzione "indolore" dei problemi del debito pubblico italiano. Una soluzione senza contrindicazioni, se non forse un modesto aumento dell'inflazione, utile anch'essa peraltro a far salire il PIL nominale e quindi a diminuire il rapporto debito/PIL.
Supponiamo che lo Stato italiano, con un debito pubblico di 2000 miliardi e un PIL di circa 1580 miliardi (e un rapporto debito/PIL del 126% circa) raggiunga il pareggio di bilancio e che non aumenti il debito. Supponiamo anche che il debito non diminuisca per effetto di dismissioni di patrimonio o altri interventi straordinari.
Con un tasso medio del 5%, lo Stato pagherà presto interessi sul debito pubblico di 100 miliardi l'anno. Se il tasso si dimezzasse, passando al 2,5%, la spesa per interessi si dimezzerebbe: da 100 a 50 miliardi di euro.
Supponiamo che tale risparmio sia usato per diminuire il debito. il debito diminuirebbe di 50 miliardi, passando da 2000 a 1950 miliardi. Con un tasso del 2,5% il risparmio sarebbe di 48,75 miliardi che potrebbero essere usati per diminuire il debito.
Ora, supponendo che la minore spesa per interessi si traduca in diminuzioni del debito e che il PIL in termini nominali aumenti del 4% annuo (per esempio per effetto di un 3% di aumento per l'inflazione e di un 1% per l'aumento del PIL reale), basterebbero 3-4 per far diminuire il rapporto debito/PIL sotto il 100% e poco più di 10 anni per farlo scendere al 60%.
E tutto questo solo per effetto del taglio dei tassi, senza alcuno sforzo aggiuntivo sotto forma di maggiori imposte o di tagli alle spese.
La BCE poi dopo alcuni anni non dovrebbe più intervenire. Con un debito in calo, i tassi scenderebbero anche se la BCE smettesse di acquistare titoli di stato. Anzi la BCE potrebbe liberarsi gradualmente dei titoli acquistati per innescare il processo virtuoso. Man mano che il debito diminuisce i tassi scenderebbero sotto il 2,5%, proprio come succede in diversi paesi del nord Europa.
E con tassi in calo lo Stato potrebe decidere se usare il risparmio aggiuntivo per stimolare la domanda o per diminuire più rapidamente il debito.
Insomma un intervento della BCE allo scopo di far scendere i tassi pagati dallo Stato italiano potrebbe essere la soluzione "indolore" dei problemi del debito pubblico italiano. Una soluzione senza contrindicazioni, se non forse un modesto aumento dell'inflazione, utile anch'essa peraltro a far salire il PIL nominale e quindi a diminuire il rapporto debito/PIL.
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