14 ottobre 2014

L'ultraconservatore: Beppe Grillo

Durante la festa del suo partito al Circo Massimo, Beppe Grillo ha parlato dell'euro sostenendo: "Se non puoi svalutare la moneta, svaluti i salari. La vita delle persone".

E' una frase perfetta, che rivela la natura ultraconservatrice di Grillo, incapace di pensare che i prodotti e i processi produttivi possono cambiare. Per lui tutto resta fermo e magari è meglio così perchè forse pensa che i fallimenti altrui sono benzina per il suo partito.

Se i prodotti restassero sempre uguali, se le imprese li producessero sempre allo stesso modo, allora la frase di Grillo sarebbe vera: se un prodotto italiano è troppo caro rispetto al concorrente tedesco, l'impresa può recuperare competitività pagando di meno il personale, cioè riducendo i costi oppure grazie a una svalutazione che riduce il prezzo di un bene venduto in Germania, dove si usa(va) una moneta più forte.

Ma i prodotti e i processi cambiano. Le imprese usano nuove tecnologie e nuovi metodi di produzione per ridurre i costi, cambiano i prodotti per aumentare i margini di profitto.

Quando le innovazioni vanno a buon fine, le imprese non hanno bisogno nè di svalutazioni nè di ridurre i salari, come dimostrano proprio le imprese tedesche. Anzi, in passato la rivalutazione del marco ha stimolato i processi di innovazione delle imprese, che sono state costrette a concentrarsi su se stesse, su quel che facevano e come lo facevano invece di cercare la scappatoia della svalutazione.

Tutte queste cose Grillo non le sa (o fa finta di non saperle?) e immagina un mondo che non cambia mai per profetizzare sventure e chiedere l'uscita dall'euro.

11 ottobre 2014

Giocare a calcio in autostrada

"La Brebemi è un messaggio positivo per l'Italia intera: è la prima opera del nostro Paese realizzata senza un solo centesimo di finanziamento pubblico ed è l'ennesima dimostrazione della forza del sistema regionale lombardo. Possiamo essere tutti orgogliosi di quello che abbiamo realizzato nei primi due anni e possiamo guardare con speranza e determinazione ai due anni massimo di lavoro che resta da fare".

Parola di Roberto Formigoni prese dal sito della Regione Lombardia, che racconta che l'allora governatore lombardo ha visitato la nuova autostrada, che collega Milano con Brescia, passando a sud di Bergamo, in elicottero.

Già perchè il "celeste", come veniva chiamato Formgoni, amava spostarsi in elicottero, evitando il caotico traffico milanese e lombardo.

Se si fosse mai preso la briga di salire in auto e fare la fatica di guidare, si sarebbe forse reso conto che l'autostrada A4 tra Milano e Bergamo ha addirittura quattro corsie per senso di marcia. E si sarebbe chiesto se fosse davvero necessaria la costruzione di un'autostrada tra la zona est di Milano e Brescia.

Autostrada forse inutile (o utile per scopi diversi da quello per cui è stata costruita) e per ora deserta. Al punto che c'è chi sulla BreBeMi gioca a calcio, per provocazione, come racconta qui Repubblica.

07 ottobre 2014

Oro, scelta sicura?

I finti esperti di signoraggio solitamente raccontano la storiella del signorotto che coniava monete d'oro. L'oro avrebbe avuto un valore intrinseco e quindi oggi sarebbe meglio se le banche centrali decidessero di tornare al vecchio sistema delle monete cartacee emesse a fronte di un corrispondente valore in oro.

Ora, a parte che la piena convertibilità di una moneta in oro se mai c'è stata riguardava solo la cosiddetta base monetaria, che è solo una piccola parte della quantità di moneta in circolazione, con la conseguenza che tutti i  cittadini comuni di fatto mai avrebbero potuto convertire tutti i suoi soldi in oro, c'è un altro aspetto importante che sconsiglia di legare una moneta all'oro, se mai fosse possibile: l'oscillazione del valore dell'oro.

E' sufficiente cercare i valori storici del prezzo dell'oro rispetto al dollaro, per scoprire che molto spesso tra un mese all'altro il prezzo dell'oro oscilla di diversi punti percentuali.

Ragion per cui se una banca centrale facesse dipendere le sue scelte dal legame con l'oro si troverebbe a cambiare linea di continuo, in base all'andamento del prezzo del prezioso minerale.

Tutto ciò avrebbe effetti assai negativi per l'economia. L'oscillazione crea incertezza e questa a sua volta scoraggia l'uso di una moneta o l'investimento in una economia.

Per cui l'oro funziona come riserva di una banca centrale, a volte garantisce a questa qualche profitto, può essere un buon investimento (una banca centrale può decidere di ridurre le proprie riserve in una moneta preferendo aumentare quelle in oro, che venderà quando il prezzo dell'oro salirà) ma certamente non è ansiosa di tornare a un passato di convertibilità oro-moneta molto e sepolto e impossibile da resuscitare, perchè l'economia, vincolata dalla disponibilità e dal prezzo dell'oro, ne soffrirebbe.

03 ottobre 2014

Il mutuo di Bernanke

Fino a poco tempo fa Ben Bernanke è stato il governatore della banca centrale americana, la Federal Reserve, oggi sostituito da Janet Yellen.

Qualche anno fa Bernanke e la moglie hanno comprato casa e hanno fatto il mutuo. Come -diranno i signoraggisti- un governatore di una banca centrale fa il mutuo? Non stampa moneta per farne quel che crede?

Ovviamente no, fa il mutuo come qualsiasi cittadino che voglia comprarsi casa ma non ha i soldi per pagarla per intero al momento dell'acquisto. Lui ha comprato una casa da 839 mila dollari e acceso due mutui per oltre 700 mila dollari.

Qualche giorno fa raccontato di aver provato a rifinanziare il debito, presumibilmente per godere dei tassi più bassi rispetto al momento in cui ha acceso i mutui, ma la banca a cui s'è rivolto gli ha detto di no.

Le ragioni? Bernanke è un lavoratore autonomo, molto ben pagato, e la casa ha perso valore. Per questo la banca non se l'è sentita di rifinanziargli i mutui.

Un bell'esempio, ha spiegato lui, delle rigidità del sistema bancario, ovvero della prudenza di un sistema rimasto scottato dalla crisi dei mutui subprime.

Ma anche un bell'esempio degli straordinari poteri dei bancheri centrali....

01 ottobre 2014

TFR in busta paga?

L'idea di Renzi di mettere in busta paga il 50% del TFR (trattamento di fine rapporto ovvero la liquidazione) non è nuova: l'ha già proposta Corrado Passera, che vorrebbe inserire tutto il TFR nella busta paga. Perchè?

La speranza è che i lavoratori spendano di più e questo possa aiutare a rilanciare l'economia.

Una buona idea con tante obiezioni.

Primo, solo i dipendenti privati di imprese sotto i 50 dipendenti ne beneficierebbero. Per gli altri il TFR finisce all'INPS.

Secondo, siamo sicuri che i lavoratori vogliano il TFR subito? E' infatti possibile che non rinuncino al TFR per diverse ragioni: perchè se spendono subito quei soldi, poi saranno più poveri; perchè non gli conviene oppure perchè l'impresa li convince a non rinunciare al TFR.

Con il TFR succede che il lavoratore "presta" una parte della propria retribuzione all'impresa, che restituirà i soldi rivalutati di un 1,5% all'anno più 3/4 del tasso di inflazione.

Se l'inflazione è pari a zero, il lavoratore guadagna un 1,5%, se l'inflazione è pari al 2%, il TFR rende il 3% annuo.

Dunque spendere subito i soldi significa per il lavoratore rinunciare al rendimento, che in tempi di tassi bassissimi può essere assai interessante, anche migliore di altri investimenti sicuri come quello in BOT.

Per l'impresa versare il TFR in busta paga significa aver bisogno di soldi. Se cessa il "prestito" del lavoratore si dovrà procurare capitali in altro modo. Può farlo? E a quali tassi?

Se il credito per l'impresa fosse disponibile a tassi inferiori al rendimento del TFR, l'impresa avrebbe interesse a versare subito il TFR in busta paga.

Infine c'è l'aspetto fiscale. Il rischio è che il lavoratore paghi di più con il TFR in busta paga. E' un problema facilmente risolvibile, applicando la stessa aliquota che pagherebbe con il TFR incassato al momento della fine del rapporto di lavoro. Ma lo stato può sacrificare gli incassi futuri?

30 settembre 2014

Azimut

Per quanto possa sembrare paradossale, la più grande azienda di yacht e megayacht in Italia è un'azienda del Piemonte, una delle quattro regioni italiane sen
za mare.

L'attività di Azimut inizia 45 anni fa con il fondatore che prima affitta barche a vela, poi disegna barche e infine acquisisce cantieri navali in Liguria e nelle Marche e ne costruisce uno su un lago piemontese, il lago di Avigliana.

E' di oggi la notizia che Azimut non parteciperà al Salone nautico di Genova, che si svolgerà tra qualche giorno.

La ragione è semplice: i veri compratori sono altrove, non nella manifestazione genovese, che da anni pare attrarre meno clienti. I ricchi, quelli che possono essere interessati agli yacht di Azimut, sono altrove, negli USA, nei paesi arabi, forse in Asia.

Per questo Azimut, che invece vorrebbe almeno per il 2015 lo spostamento del salone nautico a Milano, nel tentativo di intercettare i visitatori dell'Expo, sceglie di investire più soldi per partecipare ad altri saloni nautici internazionali e decide di non andare a Genova.

La domanda, come sempre, è all'origine delle decisioni di investimento e delle strategie d'impesa.

29 settembre 2014

Stiglitz alla Camera

Interessante, come sempre, Stiglitz che parla alla Camera


26 settembre 2014

I complottisti sanno che....

I complottisti e chi ama discutere di sovranità sa che PIMCO (Pacific Investment Management Company) fondata nel 1971 è il più grande gestore di fondi al mondo con circa 2 mila miliardi di dollari gestiti e appartiene alla tedesca (e bavarese) Allianz?

Un colpo di tosse e immensi capitali passano da un titolo di stato a un altro  influendo e non poco sulle fortune di un paese e sugli interessi di milioni di ripsamiatori e lavoratori.

Un potere straordinario che pare non interessare a chi si concentra sulla sovranità senza rendersi conto che un fondo che possiede cifre immense investite in titoli di stato può influire sulle sorti di uno stato ben più di un banchiere centrale.

24 settembre 2014

80 euro: modesti effetti sul PIL

Togliere ai ricchi per dare ai poveri, come diceva Robin Hood, è sempre una bella cosa, ma quali sono gli effetti economici?

Supponiamo che un governo voglia dare qualche soldo in più a milioni di persone e per questo abbia bisogno di 15 miliardi di euro, che equivalgono a circa l'un per cento del PIL.

Decide di tagliare gli stipendi dei funzionari di più alto livello e magari le pensioni più ricche. Ne individua 300 mila. Ognuno di costoro guadagna 200.000 euro e il governo decide che non devono guadagnare più di 150.000 euro, somma più che sufficiente per garantire un ottimo livello di vita.

Immaginiamo che la famiglia del dottor Rossi, incassando 200.000 euro l'anno, ne spendesse i 3/4. Gli economisti direbbero: hanno una propensione media al consumo del 75%. Ovvero spendevano 150.000 euro l'anno.

Se il reddito scende a 150.000 magari consumeranno una percentuale maggiore del reddito. Perdere le abitudini di consumo è difficile. Sceglieranno una vacanza meno costosa, aspetteranno più tempo prima di comprare un'auto nuova, manderanno i figli in vacanza nella casa al mare invece che all'estero, passeranno il Natale a casa invece che a Sharm el Sheik.

Supponiamo dunque che per effetto del minor guadagno aumentino la parte spesa, che sale dal 75 all'80%. Spenderanno 120.000 euro, 30.000 in meno per effetto del minor reddito. Moltiplicato 300.000 (il numero di persone che subisce il taglio) fa un totale di 9 miliardi di spesa in meno.

Però i soldi (15 miliardi) finiscono ai redditi più bassi. Immaginiamo che chi li riceve spenda il 90% della somma ricevuta. La maggior spesa è di 13,5 miliardi. L'incremento di spesa complessivo è di appena 4,5 miliardi derivante da 13,5 miliardi di maggior spesa di chi ottiene qualche soldo in più meno 9 miliardi di minore spesa da parte di chi ha subito i tagli.

Naturalmente si possono fare ipotesi diverse, ottenendo risultati differenti, circa il comportamento dei due gruppi di individui. Per esempio possiamo immaginare che chi riceve i soldi abbia dei debiti da pagare e perciò non usi immediatamente i soldi ricevuti per acquistare beni e servizi. In tal caso l'incremento della spesa sarà inferiore.

Oppure possiamo immaginare che persone con un reddito elevato anche se non subiscono i tagli possano lo stesso ridurre i consumi nel timore di dover subire in futuro tagli analoghi.

Comunque la mettiamo è certo che la redistribuzione del reddito ha effetti generalmente positivi per l'economia, ma anche limitati: nelle ipotesi fatte a fronte di 15 miliardi trasferiti da alcune tasche ad altre, la maggior spesa delle famiglie è di 4,5 miliardi, il 30% della somma complessiva.

Si capisce quindi perchè gli effetti degli 80 euro non sono proprio strabilianti.

23 settembre 2014

T-Ltro della Banca Centrale Europea

Qualche giorno fa la BCE ha realizzato la prima asta per assegnare i prestiti T-Ltro (Targeted long term refinancing operation). Si tratta in pratica di un ulteriore finanziamento della Banca Centrale Europea alle banche che dovranno poi prestare i soldi alle imprese.

Il tasso dello 0,15% è molto conveniente e la durata del finanziamento è di 4 anni. In pratica le imprese riceveranno i soldi dovranno restituire il capitale e poco più. Basterà un rendimento minimo per gli investimenti per rendere conveniente il finanziamento.

Le imprese come lo stato potranno quindi finanziarsi a tassi molto bassi. E' una buona notizia?  Si e no. La buona notizia è che le banche hanno incassato 23 miliardi, il 28% del totale erogato dalla BCE. La cattiva notizia è che la BCE ha erogato una novantina di miliardi, molti meno del previsto.

La ragione è che molte banche nel nord Europa non hanno bisogno di finanziarsi presso la BCE. Possono farlo a tassi anche inferiori e senza problemi. Questo è l'aspetto positivo. L'aspetto negativo è che servirebbe che anche nel resto d'Europa si investissero i capitali perchè la spesa di un paese può alimentare la domanda degli altri.

La sensazione invece è che in molti paesi in questo momento non si pensi a investire; in alcuni casi perchè non c'è bisogno di investimenti aggiuntivi o perchè lo si è fatto in passato. In altri perchè la domanda debole non suggerisce agli imprenditori di investire.

Quest'ultimo è il caso dell'Italia. La domanda aggregata è in calo da molto tempo e questo non stimola gli investimenti. Anzi spinge gli imprenditori a rinviarli. Solo la domanda estera esercita un effetto positivo, ma in questi mesi sta rallentando.

Se le banche italiane porteranno a casa tutti i 37 miliardi di euro previsti e se si trasformeranno in investimenti e nuovi prestiti per le imprese, l'effetto sulla crescita non potrà che essere positivo. Ma occorre considerare che una parte di questi soldi uscirà dall'Italia, diventando domanda di beni prodotti all'estero, sotto forma per esempio di impianti costruiti all'estero. Per questo conta la somma complessivamente erogata dalla BCE, che è inferiore al previsto.

Insomma, il finanziamento T-Ltro produrrà benefici ma non dobbiamo aspettarci molto, almeno nel breve periodo. Qualche beneficio in più potrà arrivare nei prossimi anni, quando gli investimenti daranno i loro frutti.