08 agosto 2011

Un omicidio e gli sprechi della casta


Salvatore Parolisi è un militare accusato di aver ucciso la moglie forse perchè lei aveva scoperto qualcosa sulla vita della caserma in cui prestava servizio.

Una caserma che, leggendo i giornali, pare fosse il luogo in cui si faceva di tutto eccetto che addestrare il personale militare. E poi addestrarlo per cosa?

Forse per formare generali così attenti alle forme da criticare il ministro Larussa reo di aver partecipato a una cerimonia senza l'abito giusto (vedi qui)?

Quando si leggono certe notizie si capisce che la professione militare ormai non ha più nulla da spartire con la difesa della patria.

E' dunque ragionevole, in tempo di crisi chiedersi come ridimensionare la spesa militare per raggiungere il pareggio di bilancio imposto all'Italia dai partner europei. Non mancano infatti gli sprechi, le spese inutili in un paese che non fa una guerra dal 1945.

Come ci ricorda Emergency (vedi qui) si potrebbero risparmiare molti soldi.

3,6 miliardi entro il 2013 solo cancellando l'acquisto di aerei inutili. Poi altri 500 milioni rinunciando a due sommergibili e un pò di elicotteri. 800 milioni l'anno andandosene dall'Afghanistan (2,4 miliardi fino al 2013) dove ogni giorno le cose vanno peggio e ormai più di 40 italiani sono morti.

Dunque 6,5 miliardi in tre anni, a cui si potrebbero aggiungere altri tagli importanti: non solo ci sono centinaia di generali con i benefits dei politici (auto, autista, ecc) ma sono soprattutto le pensioni a essere scandalose.

Un militare (e in Italia tra Carabinieri, GdF e militari in senso stretto sono oltre 200.000) va in pensione a 50 anni con il 100% dell'ultimo stipendio.

Se ogni anno andasse in pensione il 3% dei militari, ovvero almeno 6500 persone e si assumessero altri 6500 uomini ognuno dei quali costasse allo stato 2000 euro mensili per 13 mensilità, si spenderebbero 170 milioni l'anno. Soldi che si potrebbero risparmiare allungando di un anno l'età della pensione. E ancora maggiori sarebbero i risparmi se i pensionati militari fossero trattati come qualsiasi dipendente pubblico.

Esiste dunque una casta, la casta militare, che costa molto più di quella dei politici e a cui pochi badano. Perchè 200.000 voti, che facilmente diventano (almeno) 1 milione considerando i parenti e i fans, fanno gola ai politici, che preferiscono farsi massacrare sui giornali con l'elenco dei loro privilegi piuttosto che metter mano ai privilegi di un nutrito gruppo di loro elettori.


05 agosto 2011

La minestra riscaldata di Silvio & Giulio nell'Italia commissariata


Mercoledì il governo ha incontrato le parti sociali, sindacati e imprese, da cuiarrivava la richiesta di interventi per rendere più credibile l'Italia sui mercati finanziari.
Il rischio è che lo spread, cioè la differenza tra il rendimento dei titoli di stato tedeschi e il rendimento di quelli italiani, salga alle stelle costringendo il governo a emettere titoli che pagheranno tassi elevati, con un conseguente aggravio dei costi per lo stato.

Dopo l'intervento ottimista di Berlusconi, i mercati sono precipitati. Certo non è solo colpa sua, ma la figuraccia se l'è andata a cercare, visto che tutti erano concordi su un punto: mercoledì Berlusconi poteva dire qualunque cosa ma non che in Italia va tutto bene. Come invece ha fatto.

Così oggi, 48 ore dopo l'infelice incontro con le parti sociali, Berlusconi ha riunito il governo e ha preso alcune "importanti" decisioni che, nelle intenzioni, dovrebbero dare maggiore credibilità al paese.

Di cosa si tratta?

I pilastri portanti sono quattro, ha spiegato Giulio Tremonti.

Primo, si anticiperà la manovra al 2013, e questo è il solo fatto positivo, anche se molti hanno evidenziato il carattere recessivo.

Secondo, si vuole introdurre una modifica nella Costituzione che impedirà -se mai sarà approvata- i deficit di bilancio, introducendo una rigidità assurda, perché una spesa improvvisa (provocata da un terremoto, da una crisi economica, da un'impennata inattesa dei tassi di interesse o da qualsiasi altro evento) non potrebbe aver luogo senza aumentare le imposte.

E questa è probabilmente la vera ragione della proposta di modifica costituzionale: rendere impopolare la spesa pubblica facendo in modo che ad ogni aumento delle spese sia necessario far corrispondere un aumento delle imposte.

Un vecchio cavallo di battaglia dei conservatori americani che non produrrà alcun effetto positivo per l'economia.

Terzo, la riforma dell'articolo 41 della Costituzione per permette qualsiasi attività economica non espressamente vietata. Anche qui nulla di nuovo. E' una vecchia proposta, approvata dal consiglio dei ministri a febbraio e abbondantemente criticata. Ma soprattutto è una proposta che avrà un impatto nullo o quasi sull'economia. Sempre che si trasformi davvero in una riforma costituzionale. Per ora dopo sei mesi una cosa è certa: il governo ripropone la solita minestra riscaldata.

Infine la quarta proposta è la riforma dello statuto dei lavoratori.

Tito Boeri ha chiesto al ministro Sacconi in cosa consiste la riforma e Sacconi ha risposto che il testo era presente nel sito del suo ministero.

Dove in effetti si parla di una legge delega presentata da Sacconi 9 mesi fa, nel novembre 2010. Si chiede al Parlamento di delegare il governo all'elaborazione di una riforma di cui non si sa nulla. Perchè i due articoli elencano una serie di obiettivi molto generici che la riforma dovrebbe realizzare.

Insomma, un'altra minestra riscaldata, una proposta ferma da mesi venduta come nuova, e pure pericolosa, perché quando si parla di riforme delle regole del lavoro, se i lavoratori sentono puzza di fregatura (e Sacconi non è certo un amico di sindacati come la CGIL), lavorano peggio, protestano, si comportano come se il datore di lavoro fosse un nemico da combattere.

Se questa è la risposta alle critiche, non ci resta che sperare che prevalga il Berlusconi ridicolo, da tutti considerato inaffidabile: molto meglio se non lo ascoltano, se non gli credono.

PS: a quanto pare Berlusconi si è mosso su pressione dei governi stranieri. Di fatto non decide più nulla. E' stato commissariato da Obama e dall'Europa che hanno chiesto di modificare le scelte italiane in cambio dell'acquisto di titoli italiani allo scopo di far scendere i rendimenti

La ricetta per far crollare le borse. E guadagnarci


Prendete un pessimo accordo sul debito USA con la destra repubblicana che non concesso nulla all'odiatissimo presidente non-WASP, aggiungete il disastro di una manovra italiana che rinvia i sacrifici e quindi un bilancio pubblico più sostenibile al 2014, la disoccupazione spagnola elevatissima, le banche irlandesi salvate con un massiccio intervento del governo, il declassamento del Portogallo e il fallimento -di fatto- della Grecia che per i prossimi decenni potrà contare solo sui capitali offerti da UE e FMI e infine condite il tutto con la debolezza di Trichet e le disastrose politiche dell'asse franco-tedesco, dominato da una coppia (Sarkosy e Merkel) di conservatori che pensano prima ai propri elettori e dopo (molto dopo) agli interessi europei, e avrete la ricetta perfetta per far crollare le borse.
Grassetto
Perchè?

Perchè con le politiche economiche dei governi conservatori che puntano su tagli e imposte che gravano in prevalenza sui ceti meno abbienti, la crescita dell'economia diventa un miraggio.

Prendete Obama. Non può fare nulla per aumentare le entrate. Vorrebbe solo eliminare gli sconti fiscali concessi da Bush, sconti che fanno sì che il gestore di un hedge fund che guadagna qualche milione paghi meno imposte, in percentuale, della sua segretaria. Ma non può e dovrà operare odiosi tagli alle spese sociali, a cominciare da quelle mediche.

Gli americani non ricchi saranno costretti a tagliare i consumi per garantirsi le cure mediche. E minori consumi significano meno crescita, con la conseguenza che il rapporto debito/PIL è destinato a salire, a meno di raggiungere il pareggio di bilancio e evitare che aumenti il debito.

Le prospettive di crescita modesta, a causa di politiche di destra che scaricano il peso delle correzioni di bilancio sui ceti meno abbienti, dunque sono la vera palla al piede dell'economia.

Chi teme l'insolvenza della Spagna, dell'Italia o di altri paesi, si libera dei titoli pubblici dei paesi a rischio. Lo fanno i tedeschi, certo non incoraggiati dai discorsi di Berlusconi, che contrappone al debito pubblico la ricchezza privata degli italiani: un accostamento senza senso, visto che un italiano per quanto ricco non è obbligato a comprare BOT italiani e neppure è spinto a farlo, come succedeva un tempo, quando le leggi limitavano le possibilità di esportare capitali e di acquistare titoli stranieri.

Così la speculazione ne approfitta per far crollare i mercati e poi ricomprare a prezzi di saldo le azioni. Finanziando con i ricchi guadagni qualche conservatore che, in cambio dei contributi elettorali, farà l'impossibile per garantire allo speculatore uno sconto fiscale di tutto rispetto.

Se gli speculatori non esagerano il gioco è perfetto e potrebbe durare a lungo.

04 agosto 2011

Di Pietro e il signoraggio

I politici sono servi dei banchieri come dicono i signoraggisti che citano il poeta con simpatie fasciste Pound?

Non proprio, se si legge il sito del principale produttore di frottole sul signoraggio. Che racconta (vedi qui) che i signoraggisti hanno scritto con Antonio Di Pietro l'interrogazione parlamentare sull'argomento come dimostra questo video in cui l'ex pubblico ministero prende accordi signoraggisti per preparere l'interrogazione parlamentare sul tema del signoraggio

I politici sono servi dei banchieri per i signoraggisti, ma poi per raccattare qualche voto in più si mettono a disposizione di qualche produttore di frottole.

03 agosto 2011

L'esempio viene dall'alto


Di tutta la faccenda di Tremonti e degli affitti della casa di Roma, voglio far notare solo un paio di fatti interessanti, derivanti da alcune affermazioni del ministro:

1. "ho fatto una stupidata ad andare in quella casa". Davvero signor ministro? E dov'è il contratto di affitto con Milanese, o meglio di subaffitto? Magari si scorda che ha inasprito le sanzioni sugli affitti in nero che i comuni mortali devono pagare se non registrano il contratto?

2. "ho pagato 4.000 Euro in contanti e non ci sono ipotesi di reato...". Ahahahahahahah.... parla colui che ha introdotto tutta la normativa antireciclaggio! Si, perchè la normativa prevede che i pagamenti oltre i 5.000 Euro debbano essere fatti tramite moneta elettronica. Per chi non lo sapesse, le banche sono tenute a tenere conto dei limiti di prelievo delle persone fisiche (circa 5.000 euro la settimana per 3 settimane consecutive)... guarda casa proprio 4.000 Euro al mese per un pagamento in nero in contanti

COme si dice in questi casi, come possono certi soggetti avere l'autorevolezza e la statura morale per costringere gli italiani a pagare le tasse... l'esempio viene dall'alto, ricordiamocelo sempre

01 agosto 2011

La credibilità (economica) de Il fatto quotidiano


Se si cerca in google "Alfa Romeo il Fatto Quotidiano" si trova un interessante articolo di gennaio (vedi qui) de Il Fatto Quotidiano che spiegava che Iveco e Alfa Romeo erano destinate a cambiare padrone. Era solo una questione di tempo, ma sembrava certo che i tedeschi avrebbero comprato i due marchi italiani.

A distanza di quasi sette mesi, sappiamo che non è successo e, probabilmente, non succederà, anche perchè ci sono diverse difficoltà a vendere una casa automobilistica come Alfa Romeo, visto che la produzione di auto col marchio meneghino non avviene in stabilimenti dedicati, che si possono vendere da un giorno all'altro, ma si realizza in stabilimenti Fiat, dove le stesse catene di montaggio sfornano modelli Fiat e Lancia oltre che Alfa.

Il Fatto, poi, non si chiede le ragioni di un'ipotetica vendita. Perchè Fiat dovrebbe rinunciare a un marchio prestigioso? Se è per finanziarsi, possiamo essere quasi certi che la vendita non ci sarà, perchè Marchionne negli ultimi mesi ha trovato i soldi (e molti) per restituire al governo americano i soldi ricevuti in prestito e per comprare altre quote di Chrysler.

Nè ci si domanda come Fiat, senza Alfa Romeo, potrebbe sfruttare il segmento assai redditizio delle auto lussuose e sportive.

Sarebbero bastate poche domande per capire che la notizia della vendita certa di Alfa Romeo era quanto meno dubbia e che una vendita era sì possibile ma solo a certe condizioni di difficile realizzazione.

Dunque un articolo di tema economico che non offre credibilità al Fatto Quotidiano, che non ne acquista con quest'altro articolo sulla Freemont di Luca Telese, che ha abbandonato i temi a lui cari per scrivere diverse inesattezze sull'auto. E finire travolto dalle critiche, peraltro ignorate visto che il vero obiettivo di Telese non era scrivere di auto ma di descrivere un'Italia pessima, di cui Fiat fa parte.

30 luglio 2011

Il debito repubblicano

Da giorni tv e giornali dedicano ampio spazio alla questione del debito pubblico USA. Negli Stati Uniti il Parlamento ha fissato un limite al debito pubblico. Un limite che non si può superare senza un intervento legislativo.

Raggiunto il limite, tra il 2 e il 10 agosto, il governo federale non potrà indebitarsi ulteriormente. Vedremo in tv gli uffici pubblici chiusi, gente disperata che spiegherà di non saper come vivere senza i sussidi o la pensione e di non potersi curare.

Ma i problemi maggiori saranno sui mercati finanziari e nel resto del pianeta. La domanda americana subirà una flessione e con essa diminuiranno la produzione di beni e servizi negli USA e nel resto del mondo. Potrebbe crollare la fiducia verso i titoli di stato americani, con conseguenze imprevedibili nei mercati finanziari mondiali, dove tali titoli sono usati come strumento di garanzia.

Nella migliore delle ipotesi assisteremo, se democratici e repubblicani non trovano presto un accordo, alle conseguenze del calo della domanda americana. Nella peggiore si potrebbe ripetere la pessima esperienza del 2008, quando il fallimento di Lehman Brothers ha fatto crollare la fiducia nel sistema bancario e finanziario mondiale provocando un calo considerevole dei finanziamenti alle imprese e ai privati, con le conseguenze che conosciamo sull'economia reale.

Come si è arrivati a tutto questo?

Nell'immediato le colpe sono della destra repubblicana, il Tea Party, che si rifà alla ribellione degli americani che volevano liberarsi dal controllo inglese e dalle tasse inglesi sul té americano che servivano a finanziare le spese militari.

Il Tea Party, forte specie dopo la sventurata scelta di Sarah Palin come candidata vice-presidente nelle elezioni del 2008, spinge il Partito Repubblicano verso una posizione radicale. Rifiuta il compromesso fatto di un mix delle ricette dei due partiti, punta a realizzare solo tagli alla spesa sociale e a concedere un aumento temporaneo del debito, per rinviare il problema al 2012 e mettere in difficoltà Obama in vista delle elezioni presidenziali.

Per il passato, invece, un articolo del Sole 24 Ore (vedi qui) ripercorre le vicende del debito pubblico americano negli ultimi 30 anni, da Reagan a Obama, sottolineando che i repubblicani, grazie a un misto di tagli alle imposte per i ricchi e di una forte spesa, soprattutto militare, sono i veri responsabili della crescita del debito pubblico statunitense.

Negli ultimi trent'anni hanno fatto salire il debito in modo impressionante: dal 32% del PIL lasciato da Carter all'82% lasciato da Bush (senza considerare le garanzie statali concesse per far fronte alla crisi maturata nel corso della presidenza dei Bush figlio).

E le prospettive future sono tutt'altro che positive: se non si trova un accordo nei prossimi giorni, il governo potrebbe essere costretto a tagliare drasticamente le spese gettando il paese (e forse il mondo intero) in una nuova recessione.

Una fortuna per il Tea Party, a cui non interessano i poveri e che punta a mettere in difficoltà Obama, ma una sventura per l'economia mondiale.

Siamo sull'orlo di un precipizio che ricorda il 2008, quando si tentò inutilmente di salvare la più piccola delle banche d'affari, Lehman Brothers, e qualcuno (vedi qui) festeggiò quando Lehman fallì. Fu l'inizio della più grande crisi economico-finanziaria del dopoguerra.

29 luglio 2011

Lo Spreco Divino

Fra poco verrà a far visita a Madrid Benedetto XVI, in veste di capo religioso e non come capo di Stato (non so perché abbiano voluto fare questa precisazione).
Per mia fortuna quel giorno sarò al mare in Italia, non voglio nemmeno immaginare l'intera città bloccata per il Papa-tour.

Degli sprechi e dei privilegi economici della Chiesa in Italia ne abbiano già parlato in qualche altro post.
Ho sempre pensato di farne uno sulla situazione della Chiesa in Spagna, visto che ho il presentimento che dopo tanti decenni di ultra-cattolicesimo franchista durato fino al '78, (dittatura nella quale per esempio se non si era battezzati non si aveva diritto quasi a niente), ed ancora oggi con tanto Opus Dei e con tante amministrazioni locali e regioni ormai in mano al PP tali privilegi siano maggiori che in Italia.
Tuttora non dispongo di informazioni sufficienti per fare un discorso generale, però posso segnalare un caso.

Nonostante la laicità dimostrata dal governo di Zapatero in altre occasioni, soprattutto nella sua prima legislatura con le leggi che permettevano di sostituire la materia scolastica di "Religione" con quella di "Etica", o che permettevano matrimoni (con conseguente diritto di adottare figli) a coppie omosessuali, riconoscimenti alle coppie di fatto, istituzione del divorzio breve (detto "divorcio expréss"), ampliazione della libertà di abortire (prima era legale solo in casi riconosciuti come "d'estrema necessità" tipo donne violentate, troppo giovani, troppo povere ecc e solo dopo una lunga trafila burocratica), maggior libertà nella donazione di organi dei defunti, rimorzione di simboli religiosi dalle scuole pubbliche e dagli edifici pubblici, ed altre che scatenarono l'ira del clero cattolico e delle frangie cristiane più fanatiche della penisola iberica, ai quali il governo rispondeva fieramente con frasi del tipo "è finito il tempo in cui la Chiesa comanda sugli spagnoli, oggi il nostro è finalmente uno Stato laico e di diritto nel quale il clero si occupa della religione ed il parlamento eletto dai cittadini si occupa delle leggi".

Ad oggi però questa laica fierezza purtroppo sembra ormai un ricordo.
Basti vedere quanto è disposto a regalare il governo socialista, (senza contare tutti gli sgravi fiscali per le imprese che patrocinano l'evento), al pontefice tedesco?
Circa 50 milioni di € pubblici, per godere della presenza del simpatico Benedetto...Ma i sacrifici economici che il governo impone ai cittadini per via della crisi non dovrebber valere anche per chi dovrebbe aver fatto voto di povertà?

Nella foto Luis Rodrìguez Zapatero e Joseph Ratzinger

Si risveglierà lo spirito e l'orgoglio anti-bigotto che il governo del PSOE sembrava aver tirato fuori alla  "Cattolicissima Spagna"?

22 luglio 2011

"La Tortura Non è Ne' Arte Ne' Cultura"...e costa pure molto!

 "La tortura no es ni arte ni cultura" è uno degli slogan più in voga tra i (sempre più forti) movimenti spagnoli che si oppongono alla tradizione ignobile della "corrida", che non fa onore ad un Paese bello ed importante come la Spagna, che eppure di arte e di cultra nella sua storia ne ha saputa mostrare molta al mondo.

In realtà ci sarebbe da dire che "las toreadas", (questo sarebbe il nome più corretto),  non sarebbero un'esclusiva spagnola come molti pensano, ma vengono praticate anche in Portogallo, in buona parte dell'America Latina e persino nella Francia meridionale.
E' vero però che se la Spagna è per antonomasia la terra delle corride, un motivo c'è.
Semplicemente è il Paese in cui ne avvengono di più, in cui piace di più ed in cui ci si presta più attenzione.

Risparmio commenti personali su di una pratica barbara e macabra che consiste nell'uccisione lenta, (circa 20 minuti/mezz'ora per ogni toro), ed estremamente dolorosa di un animale innocente (che nemmeno riesce a rendersi conto del perchè di tanto dolore e cattiveria nei suoi confronti),  davanti ad un pubblico entusiasta.

Sono contento che sempre più spagnoli chiedano la fine di questo scempio e l'applicazione pure per i tori delle leggi che obbligano le aziende a togliere la vita agli animali da macello in maniera il più possibile degna ed indolore.

Storica e degna di lode infatti la decisione della Catalogna di proibire le corride a partire dal 2012...Spero possa aprire gli occhi anche alle altre regioni.

Non mi soffermerò nemmeno sulle varie fasi dello svolgimento della corrida, e sui supplizi sofferti dalle vittime prima di morire, che trovate ben spiegati anche sulla wikipedia italiana, vedi qui.

Quello che mi interessava mostrare in questo blog che si occupa di economia, è come il giro d'affari intorno alle corride sarebbe in grave perdita se non fosse per le sovvenzioni dello Stato, come descritto in questo pdf, elaborato da una delle associazioni che si impegnano per l'illegalizzazione della tauromachia.

Quanto pagano quindi tutti i residenti in Spagna (o in Europa più in generale visto che ci sono fondi destinati alla tauromachia che provengono addirittura dall'Unione Europea), affinchè un'accozzaglia di sadici vigliacchi si diverta vedendo uccidere brutalmente un animale?

In sintesi si parla di circa 560 milioni di € pubblici annuali sprecati vergognosamente.
Cifre con cui concordano numerose altre fonti, (variano tutte di pochi milioni), giornalistiche e non, che ho trovato nel web2.
Non sarebbe forse il caso di rispiarmiarseli vista la crisi? Forse il problema però sarebbe trovare le risorse per dare nuove occupazioni a chi lavora in questo settore, (o in imprese comunque dipendenti o  in qualche modo legate al mercato della tauromachia, che sono molte).
Sarà forse questo che impedisce allo Stato di prendere una decisione civile? E' l'unica ragione che riesco a darmi.

Ci tengo a dire che con questo post non voglio puntare il dito contro gli spagnoli. Al contrario, sono convinto che siano un popolo diviso da sempre in due parti, (anche gli italiani secondo me, però meno infatti non abbiamo avuto la guerra civile...), che non potrei descrivere meglio che citando un'altra associazione contro la corrida, con cui voglio chiudere il post:

"I sostenitori della corrida da sempre tentano d'identificare gli spagnoli con i toreri
ma nessuno meglio di Miguel de Cervantes descrisse i due tipi di spagnoli:
Don Quijote e Sancho Panza.
I primi combattenti contro giganti; gli altri devoti al cibo ed alle bevute.
I primi lottatori contro cause impossibili; gli altri che semplicemente tirano a campare.
I primi disposti ad ottenere un mondo migliore; gli altri ad ottenere il meglio dal mondo[gioco di parole in spagnolo che non rende in italiano ndr].
Gli uni idealisti; gli altri egoisti.
Gli uni solidali; gli altri individualisti ["insolidarios" ndr].   

Noi siamo anti-corrida...e  tu?"

1http://www.terra.es/personal/pacocj/toros.htm

 

19 luglio 2011

La follia telematica


Torno a scrivere oggi dopo la tempesta delle dichiarazioni dei redditi, di cui praticamente nessun giornale ha parlato, perchè probabilmente è un argomento che riguarda solo pochi "evasori" e solo i "pochi" che le tasse devono farle pagare.

Quest'anno è stato peggio del solito. E per peggio intendo che invece del solito caos è stato un disastro su tutta la linea.
Mi spiego meglio.
Negli anni '80, quando le dichiarazioni dei redditi si facevano e si copiavano in triplice copia, a mano con la carta carbone, si pagava e si spedivano entro il 31 Maggio di ogni anno.
Bene, oggi con tutti i programmi telematici dell'Agenzia delle entrate, con tutto quello che si è speso per PEC, PIN, smart card, programmi, non è stato possibile far pagare praticamente nessuno entro la prima scadenza naturale: il 16 Giugno.

Questo perchè?

Perchè i commercialisti sono dei lazzaroni?
Perchè le società di software hanno tutti i dipendenti al mare?
Perchè i contribuenti non sono particolarmente preoccupati del dover pagare le tasse?

Beh, semplicemente perchè i software dell'agenzia delle entrate, e in particolare quelli per gli studi di settore, il famigerato "Gerico" sono usciti il 10 Giugno, venerdì sera.
Secondo voi cosa è successo?

Beh, semplicemente che le società di software ci hanno messo una settimana per implementare il gerico e la scadenza del 16/06 è saltata per la maggior parte dei contribuenti, anche se l'agenzia delle entrate ha concesso una dilazione di 20 giorni per pagare senza mora, ottenendo una duplicazione di scadenze veramente micidiale.

Ora, a parte i tecnicismi, è possibile mai che le cose non si possano fare entro tempi decenti per tutti?
E' possibile che in pochi giorni bisogna compilare le dichiarazioni dei redditi, contattare tutti i clienti e decidere se adeguarsi o no ai minimi degli studi di settore e pagare?

Purtroppo il cattivo esempio viene dall'alto: finanziaria approvata in ritardo, decreti attuativi in perenne ritardo e pieni di errori, istruzioni in ritardo, programmi in ritardo tutto.

E' mai possibile che non si possano avere tutti gli strumenti pronti per Aprile/Maggio per finire tutto in tempo e con calma per Giugno?

E' possibile che nell'era telematica ci voglia più tempo di quando le dichiarazioni dei redditi si facevano a mano?

Forse - e voglio essere u npo' malizioso - è perchè allo stato conviene di più far pagare tutti con la maggiorazione dello 0,40% in più il 16 Luglio?