14 novembre 2023

Nobel per l'Economia 2023

Claudia Goldin, docente a Harvard, ha vinto il Nobel per l'Economia del 2023 per i suoi studi innovativi sul lavoro femminile, che hanno aperto un nuovo filone di studi economici.

Un primo importante contributo l'ha fornito dimostrando, da storica, che è errata la convinzione che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia cresciuta con lo sviluppo dell'economia

Prima della rivoluzione industriale le donne partecipavano, nelle campagne, al lavoro agricolo e artigianale più di quando, all'inizio dell'era industriale, abbiano partecipato al lavoro nell'industria. La ragione è che l'industria, soprattutto all'inizio, ha richiesto lavoratori disposti a passare la giornata lavorativa lontano da casa per svolgere lavori fisicamente impegnativi mentre con l'espansione del lavoro impiegatizio è cresciuta la partecipazione delle donne. 

Il lavoro non manuale ha richiesto studio e preparazione, dando alle donne l'opportunità di seguire modelli di vita e lavorativi diversi rispetto a quelli delle generazioni precedenti. Claudia Goldin ha spiegato l'importanza delle aspettative, dimostrando che i percorsi formativi dipendono dalle aspettative di vita e lavoro. Una donna che pensa di lavorare pochi anni per poi sposarsi e occuparsi della casa e della famiglia segue percorsi scolastici e formativi diversi da chi invece ha maggiore desiderio di lavorare a tempo pieno. Chi ha di fronte a se la prospettiva di lavorare per molti anni, studia materie diverse da chi pensa di lavorare per pochi anni per poi dedicarsi a altro.

Un contributo al cambiamento l'ha data in questo senso la pillola contraccettiva, che ha offerto alle donne un maggiore potere di scelta e di controllo della propria vita.

Infine la vincitrice del Nobel 2023 ha contribuito a rispondere a due domande: perchè i tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro aumentano ma più lentamente di quanto ci si aspetti? E perchè le donne continuano a guadagnare di meno degli uomini?

La risposta (originale) alla prima domanda è che le donne che lavorano sono la somma di diverse generazioni con diversi comportamenti. Se l'ultima generazione è composta da donne che partecipano in grande percentuale al mercato del lavoro, ci sono anche generazioni precedenti che invece partecipano di meno. 

La rispsosta alla seconda è che una parte del divario salariale dipende dal fatto che le imprese premiano la continuità e la disponibilità, entrambe meno frequenti tra le donne che hanno impegni famigliari maggiori rispetto ai colleghi uomini.

I contributi di Claudia Goldin sono importanti anche per chi vuole influenzare, con opportune scelte di politica o di impresa, la partecipazione delle donne al lavoro. Se in ciascun posto di lavoro finisce la persona migliore, l'intera economia ne trae benefici.

31 ottobre 2023

PIL e inflazione

L'ultimo giorno di ottobre ci offre  i dati su PIL e inflazione. Il primo è negativo: la stima del PIL del terzo trimestre (arriverà poi il dato definitivo) è pari allo zero, mentre l'inflazione di ottobre registra un calo dello 0,1%. 

Cosa suggeriscono i dati?

Che l'aumento dei tassi da parte della BCE sta facendo effetto. Deprime la domanda di beni e servizi, le aziende se ne accorgono e per vendere son costrette a diminuire i prezzi. Il prezzo da pagare è il PIL che in alcuni paesi in Europa è in calo e in altri vicino allo zero (in Francia 0,1%, in Germania -0,1%) ovvero meno crescita e occupazione.

Questo è il costo di economie che non hanno usato lo strumento fiscale per combattere l'inflazione, lasciando alla Banca Centrale Europea il compito di far tornare l'inflazione entro il 2% aumentando i tassi.


19 ottobre 2023

BOT e ISEE

La ministra della famiglia Roccella ha proposto di escludere i titoli di stato (BOT, CCT, ecc) dal calcolo dell'ISEE, l'indicatore di ricchezza che viene usato per decidere chi ha diritto a talune prestazioni sociali. 

Sono possibili almeno tre chiavi di lettura.

Il primo: è un modo di dire: caro cittadino, se hai investito i tuoi risparmi nel debito pubblico facciamo finta tu non li abbia. Una scelta che penalizza chi i risparmi non li ha. Perchè i fondi sono limitati e se si amplia la platea dei beneficiari, qualcuno senza ricchezza rischia di restare escluso a favore di qualcuno che invece è più ricco.

Il secondo: è una scelta nazionalista e furba. Come essere iscritto a un partito. Solo chi ha certi requisiti "nazionalistici" può accedere agli aiuti dello Stato.

Il terzo: è un segnale di preoccupazione dello Stato che deve vendere i titoli del debito pubblico e ci sta dicendo che è lecito giocare sporco pur di ampliare la platea dei sottoscrittori del debito.

Un pessimo segnale che il mercato potrebbe cogliere e trasformare in un aumento della spesa per interessi. Quello che lo Stato guadagna con più acquirenti di BOT e CCT potrebbe perderlo con un maggiore tasso pagato sugli stessi.

08 ottobre 2023

Visco suggerisce...

Intervistato dal Financial Times (ne parla il Sole 24 ore) il governatore della Banca d'Italia ha affrontato il tema dello spread, in aumento da qualche settimana, che inizia a preoccupare il governo.

Invita il governo e la Presidente del Consiglio a ascoltare le preoccupazioni degli investitori sul debito pubblico, sul deficit e sulla crescita a lungo termine. 

Suggerisce di adottare politiche economiche per ridurre il deficit, che risente negativamente dell'aumento dei tassi pagati dallo Stato. Si rischia il circolo vizioso: se il governo non migliora i conti e non pensa alla crescita, i tassi aumenteranno, e il peggioramento dei conti sottrarrà risorse alle politiche di crescita, provocando altri aumenti dei tassi, e così via.

Quali politiche per la crescita? 

I suggerimenti del governatore sono di massimizzare i finanziamento dell'UE (leggasi PNRR), di incrementare la partecipazione femminile al mercato del lavoro ma anche di migliorare l'integrazione degli immigrati e di potenziare la formazione nelle competenze digitali.

Insomma non c'è alcun complotto contro l'Italia. Lo spread sale perchè le politiche economiche del governo non convincono gli investitori circa la crescita della nostra economia e la solidità dei conti pubblici, che quindi cedono i titoli italiani o chiedono tassi più alti per sopportare il maggior rischio.


01 ottobre 2023

Italia in calo

Il segno meno sembra dominare i dati dell'economia italiana, fatta eccezione per lo spread e i  tassi. 

Il PIL probabilmente crescerà nel 2023 grazie all'aumento ereditato dal 2022 ma ogni previsione è peggiore delle precedenti, mentre nel secondo trimestre s'è registrato un calo, compatibile con la produzione industriale, salita solo a maggio e giugno e in calo negli altri mesi dell'anno. 

Qualche notizia positiva è arrivata dal turismo a giugno e luglio mentre a agosto, mese tradizionalmente dedicato alle ferie degli italiani, s'è registrato un calo del turismo soprattutto degli italiani, che contenevano le spese di fronte a prezzi in salita di ombrelloni e lettini. 

Calano anche il credito alle imprese e le vendite immobiliari, per colpa dei tassi che invece continuano a salire, colpa dell'inflazione che sale meno ma è ancora lontana dall'obiettivo del 2%. L'aumento dei tassi si riflette sui conti pubblici, peggiori del previsto, che mettono a disposizione del governo pochi soldi da spendere per cercare di migliorare la situazione, mentre all'orizzonte si profila qualche grana importante, come quella dell'ex Ilva che chiede invano molti soldi per la riconversione dell'attività produttiva.

Giorgetti è preoccupato per il debito pubblico. Sa che collocarlo significa spendere più dell'anno scorso. E fa bene a spaventarsi anche per la liquidità in calo.

Di chi è la colpa? 

Solo in piccola parte della guerra e dell'inflazione provocata dal rincaro delle materie prime. Oggi il prezzo di gas e luce è sceso di almeno il 75% rispetto ai picchi toccati nel 2022. Passata la tempesta tutto sarebbe potuto tornare (quasi) come prima ma sarebbe servita un'iniezione di fiducia e stimoli fiscali per innescare una brusca frenata dell'inflazione. 

Il governo ha invece deciso di tagliare imposte e contributi pagati dalle imprese finanziando la spesa con le accise sui carburanti, incurante degli effetti sull'inflazione. Se un'impresa paga meno contributi non è detto ceh trasferisca il risparmio sui prezzi, specie se alcuni dei costi continuano a aumentare e se il fatturato non aumenta per effetto di condizioni economiche in peggioramento. Userà invece il risparmio dei contributi per migliorare i propri conti che stanno peggiorando.

Inoltre perchè i consumatori dovrebbero spendere di più se vedono i prezzi (i carburanti, soprattutto) in aumento? Continueranno a essere prudenti spendendo il necessario.

La domanda quindi diminuisce, anche per effetto della fine del reddito di cittadinanza e del superbonus edilizio, e questo causa un peggioramento dell'economia. Non compreso dal governo, che invece stimola la produzione di beni e servizi e non fa niente per aumentare le certezze economiche degli italiani.

17 settembre 2023

I vantaggi comparati di Ricardo e ... i poveri di oggi - parte seconda

La teoria dei vantaggi comparati suggerisce che l'economia di uno stato abbia convenienza a specializzarsi in alcuni prodotti scambiandoli con i prodotti provenienti dall'estero invece di produrre di tutto. 

Ma se conviene specializzarsi e scambiare, perchè i lavoratori dei paesi ricchi si sono impoveriti rispetto a quando i commerci internazionali erano modesti?

Una spiegazione elaborata negli anni '40 dal Nobel Paul Sanuelson è che la specializzazione dipenda dai fattori produttivi a disposizione. Chi ha molta manodopera a buon mercato, come i paesi "poveri" si specializzerà in beni la cui produzione richiede molta manodopera. Invece i paesi "ricchi" hanno a disposizione molti capitali e quindi sceglieranno produzioni che richiedono molti capitali (e lavoratori qualificati). 

Nei paesi "ricchi" a fare le spese della specializzazione e del commercio internazionale sono quindi i lavoratori poco specializzati, che devono competere con chi fa lo stesso lavoro nei paesi "poveri" e avrebbero diritto a qualche forma di compensazione per recuperare il reddito perso e acquisire le competenze richieste da imprese altamente specializzate.

Un caso a parte è rappresentato dai paesi dell'Europa dell'est che, legati da accordi politici e militari, seguivano altre logiche. La specializzazione c'era, ma era modesta. Si cambiavano beni tra paesi amici con prezzi di favore secondo logiche politiche. Si scambiavano per esempio le materie prime sovietiche con la tecnologia della Germania est ma l'assenza di un mercato, di consumatori liberi di scegliere cosa comprare non stimolava i produttori a fare meglio: se un'auto era di qualità modesta solo il programmatore politico poteva decidere di cambiare, sempre che potesse farlo. 

Quando il vincolo politico-militare tra quei paesi è venuto meno, è cambiato tutto. Chi aveva beni vendibili sul mercato, come gas e petrolio, ha smesso di cederli a prezzi di favore ai paesi amici, preferendo incassare dollari. 

Chi produceva beni di scarsa qualità se li è visti pagare poco. I lavoratori quindi sono stati retribuitistati di meno e molti hanno perso il lavoro anche perchè la fine delle economie "socialiste" ha fatto cessare la scelta politica di usare molti più lavoratori del necessario. Inevitabile, dunque, che dopo la caduta del muro di Berlino l'est si sia impoverito. 


13 settembre 2023

Ursula e l'elettrica cinese

Nel discorso sullo stato dell'Unione, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Layen ha annunciato l'avvio di un'indagine sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina. 

Il sospetto è che i produttori cinesi vendano sottocosto per conquistare il mercato (dumping) grazie a sovvenzioni statali.

Ovvero la Cina ha compreso che il mercato dei mezzi elettrici in futuro sarà in forte crescita e vuole conquistarlo, mettendo fuori gioco la concorrenza con prezzi molto bassi.

Perchè si mette fuori gioco la concorrenza? 

Entrare in un mercato in cui la produzione richiede grandi investimenti in questo caso in impianti è conveniente solo se si è relativamente certi di ottenere forti ricavi, ovvero di vendere molte auto o camion o altri mezzi elettrici. Senza questa certezza l'investitore prudente non rischierà i propri capitali e resterà fuori dal mercato. 

Il miglior modo per escludere un potenziale concorrente da un mercato è entrarvi quando il mercato è piccolo e conquistare la maggior percentuale possibile delle vendite. Entrare in seguito nello stesso mercato sarà più complicato e costoso e qualcuno finirà per rinunciare.

I produttori europei di veicoli lo sanno e stanno decidendo, uno dopo l'altro, di rinunciare ai motori termici ben prima del 2035, oltre a chiedere all'UE interventi per convertire gli impianti e limitare la concorrenza sleale cinese.

Una scelta, quella dei produttori, che ignora chi, come Salvini, critica le scelte dell'Unione Europea. Se si rinunciasse a cambiare il settore il prima possibile, si salverebbero posti di lavoro nell'immediato ma a costo di arrivare all'appuntamento con l'elettrico in tale ritardo da pregiudicare l'esistenza stessa dei produttori di autoveicoli.

Ultimo punto: si potrebbe obiettare che il costo delle auto elettriche e in particolare delle batterie è troppo elevato per una parte (non piccola) dei potenziali acquirenti. E' vero, ma vi ricordate cosa è successo nella telefonia mobile? All'inizio il telefono cellulare era un prodotto per pochi, i telefoni erano cari ed le tariffe elevate. Addirittura pagava anche chi riceveva le chiamate. Le tariffe elevate son servite a pagare gli investimenti, per esempio nei ripetitori, delle compagnie telefoniche. Una volta ammortizzato il costo, i costi per le compagnie sono scesi e quindi anche le tariffe per il consumatore. Non è stata solo la concorrenza a abbassare le tariffe.

Con l'auto elettrica succederà presumibilmente lo stesso. Chi prima investe, prima recupera i soldi investiti e può abbassare i prezzi. Chi arriva tardi sarà costretto a offrire automobili a prezzi troppo alti e rischia di finire fuori mercato e di perdere clienti a favore di cinesi, coreani e altri.

09 settembre 2023

I vantaggi comparati di Ricardo e ... i poveri di oggi - parte prima

Due secoli fa un economista britannico, David Ricardo, ha elaborato un'interessante teoria che si studia ancora oggi. 

Immaginate che le economie di due stati, A e B, siano molto semplici. 

In entrambi gli stati si producono due beni, X e Y. Ogni bene comporta un certo impiego di risorse con relativi costi. 

Se lo stato A è molto efficiente a produrre il bene X e lo stato B a produrre Y, è facile immaginare che lo stato A si specializzerà nella produzione di X e lo venderà allo stato B che si specializzerà nella produzione di Y e venderà Y allo stato A.

Questa teoria si chiama dei vantaggi assoluti. Lo stato A ha un vantaggio assoluto a produrre X e lo stato B a produrre Y. Ad entrambi gli stati non conviene produrre l'altro bene. Il costo di Y prodotto dallo stato A è superiore al costo di Y prodotto dallo stato B e il costo di X prodotto dallo stato B è superiore al costo dello stesso bene prodotto dallo stato B. Quindi conviene a entrambi gli stati comprare all'estero il bene che è sconveniente produrre.

Ma cosa succede se ad esempio lo stato A è più efficiente di B nella produzione di entrambi i beni X e Y? E' il caso in cui uno stato, supponiamo A, è in grado di produrre sia X che Y con costi inferiori al costo di X e Y prodotti dallo stato B.

L'intuizione di David Ricardo dice che lo stato A si specializzerà nella produzione di uno dei due beni, X o Y. Sceglierà o, meglio, sceglieranno le imprese, il bene in cui si impiegano in modo più efficiente le risorse. E quindi continuerà a scambiare il bene scelto con l'altro bene offerto dallo stato B.

L'idea di Ricardo si chiama teoria dei vantaggi comparati e ci dice che a uno stato conviene produrre un bene in modo efficiente e scambiarlo con un altro bene prodotto in modo altrettanto efficiente in un altro stato piuttosto che produrre tutto in patria. 



13 agosto 2023

A cosa potrebbe servire la TAV...

 La linea ferroviaria tra Torino e Lione si sta costruendo, nonostante le manifestazioni e nonostante in molti facciano finta che una decisione sulla linea vada ancora presa. Ci vorranno altri 10 anni ma si farà.

Tra un mese invece chiuderà il traforo del Monte Bianco per lavori che dureranno  4 mesi. L'anno scorso il traforo è stato chiuso per 3 settimane, per rifare il manto stradale. 

Il 90% dei camion, a detta dei responsabili del traforo, è passato dal traforo del Frejus. 

Questo dato suggerisce che un treno capace di trasportare i camion, cosa possibile quando sarà in funzione la linea in costruzione tra l'Italia e la Francia, sarebbe un potente strumento per liberare le alpi dal traffico pesante, che danneggia l'ambiente alpino. E inoltre che le proteste, in chiave ambientalista, contro la linea ferroviaria hanno poco senso. Nulla aiuterebbe di più l'ambiente di disincentivi a usare le autostrade e i trafori stradali a favore del treno.

08 agosto 2023

Tassa inattesa

Ieri sera il governo ha deciso di tassare i profitti delle banche, causati dall'aumento dei tassi. Due mesi fa Giorgetti, ministro dell'economia, aveva dichiarato: "Non abbiamo in cantiere nessuna tassazione sugli extraprofitti bancari".

La decisione che sa di politico e che potrebbe avere conseguenze negative per l'Italia.

Oggi i valori delle azioni di banche sono scese di un 8-10%. le banche, qualcuna di proprietà dello Stato, quotate in borsa. E questo significa una perdita per lo stato, sotto forma di minori incassi per l'imposta sui guadagni di borsa oltre che si perdita di valore per lo stato azionista. La perdita di valore sarebbe di 9 miliardi su cui si applica una imposta di circa il 25%.

A questo si aggiunge la perdita di credibilità. Una imposta improvvisa è un pessimo segnale per gli investitori stranieri che potrebbero diventare meno propensi a comprare azioni o a prestare capitali alle imprese italiane.

Meno capitali significa anche un aumento degli interessi praticati da chi presta, rendendo inutile o controproducente l'imposta ma anche maggiori difficoltà a procurarsi capitali da parte delle imprese. In quest'ultimo caso, sarà la crescita delle imprese e quindi dell'economia a subire le conseguenze di una decisione avventata.

Che, infine, potrebbe anche provocare un aumento del costo del credito per prudenza di chi presta: se temi una imposta a sorpresa, aumenti il costo come una sorta di assicurazione contro il rischio di una sorpresa costosa.