29 luglio 2023

Verso una recessione?

E' di oggi la notizia che secondo Confindustria il PIL nel secondo trimestre del 2023 è cresciuto molto poco. 

Da mesi i segnali che provengono dall'industria sono negativi e c'è da stupirsi che il PIL continui a avere un segno positivo. C'è sicuramente l'effetto trascimento del 2022, ovvero l'aumento registrato l'anno prima si riflette positivamente sui dati 2023 anche se nel corso del 2023 non si produce di più. 

Poi c'è il turismo che beneficia della fine della pandemia. Chi ha rinviato i viaggi, oggi affolla le località turistiche per recuperare il tempo perso. 

Non è invece buono il dato della produzione industriale, in calo da mesi, mentre il settore delle costruzioni risente negativamente della fine del bonus 110. 

Nonostante nel corso del 2023 siano calate, e molto, le materie prime, non cala altrettanto velocemente l'inflazione, con effetti negativi per i consumi e per i tassi, alzati dalla BCE. Tassi più alti significano maggiori costi e minore disponibilità di credito per le imprese e per i cittadini che comprano la casa o finanziano a rate i consumi.

Se aggiungiamo scelte molto conservatrici del governo in tema di lotta all'inflazione, distribuzione dei redditi, spesa socio-sanitaria, sanità, spesa per il PNRR è facile pensare a un inevitabile calo dei consumi che, insieme alla recessione in atto in Germania, le cui imprese hanno come fornitori tante imprese italiane, ci avvicinano a uno scenario economico recessivo.

 

23 giugno 2023

Trattamento di fine servizio. Un guaio per il governo

 La Corte Costituzionale ha bocciato la norma che ritardava il pagamento della liquidazione ai dipendenti pubblici. 

Il ritardato pagamento era di fatto un finanziamento forzoso dello Stato e degli enti locali da parte dei pensionati e aveva come scopo il contenimento degli esborsi dello Stato e quindi dell'emissione di titoli di stato. Cioè il debito verso l'ex dipendente esisteva ma non comportava, per qualche tempo, esborsi e quindi necessità di soldi che lo Stato ottiene con l'emissione di BOT, CCT e altri titoli simili, su cui paga interessi.

La sentenza è un bel colpo per le casse pubbliche e potrebbe avere ripercussioni sui conti pubblici nei prossimi mesi.

09 maggio 2023

Balneari

Le sentenze della magistratura italiana e europea che respingono i tentativi di rinviare l'applicazione della direttiva Bolkestein sulle concessioni balneari in Italia, suggeriscono che presto scopriremo se le paure dei balneari sono fondate. 

E' pensabile che alla gara per l'assegnazione delle licenze partecipi qualche multinazionale piena di soldi?

Partiamo dai dati che potete trovare qui: in Italia ci sono poco più di 6500 imprese che vivono affittando sdraio e ombrelloni e fornendo altri servizi collegati. Nell'80% dei casi il reddito della famiglia proprietaria o che gestisce tali servizi dipende solo dalla concessione che copre, nel 72% dei casi una superficie inferiore ai 3000 metri quadri. 

60 mila sono le persone impiegate e 260 mila euro l'anno il fatturato medio di ogni impresa, stimato da Nomisma.

Quindi tante piccole imprese in un paese dove la crescita dell'economia è lenta o assente, dove leggi e regolamenti sono, agli occhi di un americano, ostacoli che complicano la possibilità di ottenere guadagni, dove la giustizia è lenta e le sentenze difficili da applicare, dove gli enti locali potrebbero creare ostacoli di ogni tipo all'imprenditore sgradito alla comunità locale, dove trovare persone disposte a lavorare per pochi soldi e con pochi diritti sta diventando difficile, dove...

Insomma, è difficile immaginare che uno straniero con tanti soldi e il desiderio di ottenere profitti possa preferire una licenza per un piccolo stabilimento balneare italiano a tanti altri possibili investimenti in settori in forte crescita e in paesi che offrono prospettive migliori e meno ostacoli.

Perchè, allora, in tanti agitano lo spauracchio delle concessioni in mano agli stranieri?

Naturalmente c'è sempre un pò di inquietudine quando leggi e regolamenti che riducono i vantaggi delle regole non scritte.

Il rischi reali, però, è a mio avviso sono altri due, uno economico e l'altro per così dire politico.

Il rischio economico è di dover pagare per avere (o riavere) le concessioni. Oltre all'esborso c'è anche un problema di coerenza: il fisco potrebbe chiedersi perchè chi ha sborsato molti soldi per la concessione dichiari somme troppo basse.

Il rischio "politico" è che la gara per le concessioni crei tensioni tra i titolari degli stabilimenti con ripercussioni sulla politica locale. Di fronte a un contrasto tra due gruppi di balnerati, contrasto generato dall'assegnazione delle concessioni, gli esponenti di una maggioranza a livello locale potrebbero dividersi.
I partiti che rischiano il contraccolpo hanno quindi interesse a rinviare l'applicazione della direttiva Bolkestein e a usare lo spauracchio delle multinazionali che, chissà perchè, non vedrebbero l'ora di comprarsi un pezzo di spiaggia in Italia.

28 aprile 2023

Brexit, la povertà prevista

Le parole del capo economista della Banca d'Inghilterra che dice: "britannici rassegnatevi ad essere più poveri" hanno suscitato clamore. Agli inglesi non piace la prospettiva di un futuro peggiore per colpa dell'uscita dall'Unione Europea.

Due premi Nobel, Banerjee e Duflo nell'introduzione del loro libro "Una buona economia per tempi difficili" hanno osservato:

"Subito prima del voto sulla Brexit i nostri colleghi del Regno unito cercavano disperatamente di mettere in guardia i cittadini contro i costi che avrebbe comportato uscire dall'unione europea ma avevano la sensazione che il loro messaggio non passasse. E avevano ragione, nessuno dava loro retta." 

I due ricordano un sondaggio in Gran Bretagna del 2017 in cui si chiede agli intervistati quale categoria considerate più affidabile quando parla del proprio campo di competenza?

Gli economisti vengono indicati solo dal 25% degli intervistati mentre gli infermieri e meteorologi ottengono rispettivamente oltre l'80% e oltre il 50%.

Altre indagini, riportate da Banerjee e Duflo, indicano che le opinioni degli economisti e di cittadini comuni sono molto differenti. Colpa della politica che influenza l'opinione pubblica magari usando (presunti) economisti che in realtà rappresentano un interesse di parte. Interesse ideologico, di partito, di un'azienda.

20 aprile 2023

I figli nell'Italia di destra

Gli italiani non fanno figli e questo preoccupa il governo di destra che con un suo esponente, il ministro Lollobrigida, rispolvera la teoria della sostituzione etnica mentre Elon Musk twitta che l'Italia sta scomparendo. 

Cosa spingerebbe gli italiani a fare più figli? 

Il governo propone un taglio alle imposte, fino a 10 mila euro per chi ha più di 2 figli. Può essere utile solo per chi ha un reddito non modesto e ha già fatto figli, ma non a chi ha un reddito basso e non ha il desiderio di fare diversi figli, ma solo uno o al massimo due. 

Queste famiglie, che non sono poche, devono fare i conti quotidianamente con almeno tre problemi, che interessano anche il resto della popolazione. 

Il primo è quello della casa. Le famiglie italiane fanno i conti con un mercato privo di regolamentazione nel quale i prezzi di affitti e delle compravendite sono in aumento, alimentati da inflazione e tassi bancari in crescita e da impieghi diversi degli immobili, ovvero gli affitti brevi ai turisti.
Se il costo della casa è elevato, si scelgono appartamenti piccoli e diventa più difficile scegliere di fare  diversi figli o anche solo uno. 

Ci sono alternative? Certo come spiega questo articolo si possono fare scelte diverse, per limitare gli aumenti degli affitti, per offrire case a prezzi calmierati grazie all'intervento della mano pubblica. Sta succedendo in molte città europee, segno che un mercato senza regole spinge verso l'alto i prezzi costringendo le persone a fare scelte di vita diverse, comprese quelle relative ai figli.

Il secondo è il problema del lavoro. Anche in questo caso il mercato è molto deregolamentato e produce, come sappiamo, incertezza. Il lavoro è precario, pagato male, in condizioni sgradevoli, con strumenti come il reddito di cittadinanza, la cassa integrazione, i prepensionamenti  sottoposti a critiche e riforme per limitarne l'applicazione. 

Non c'è da stupirsi quindi se tanti italiani rinuncino a fare figli o ne fanno meno di quel che vorrebbero. Altri paesi, a cominciare dalla Spagna, hanno fatto scelte diverse.

Il terzo problema riguarda i servizi. Per avere posti all'asilo, pediatri, una scuola di qualità dall'asilo all'università servono soldi e volontà di spenderli nel settore pubblico. I contributi statali, magari sotto forma di sconto fiscale, non è detto che basterebbero a coprire i costi dei servizi offerti dai privati e non è neanche certo che tali servizi sarebbero offerti in quantità sufficiente a soddisfare le richieste.

Per spingere gli italiani a fare qualche bambino in più servono quindi più certezze relative quantomeno alla casa, al lavoro e ai servizi. E magari qualche immigrato in più. Tra i vari benefici dell'immigrazione c'è la possibilità di affidare agli immigrati compiti che sovente svolgono le donne, permettendo a queste di lavorare fuori casa e di gestire i figli.

Insomma la strada giusta è fare il contrario di quel che vorrebbe l'attuale governo di destra.

19 marzo 2023

Credit Suisse, tassi BCE e un PS importante

Dopo SVB, il caso Credit Suisse fa tremare i mercati finanziari e alimenta le paure di chi ha troppi debiti. Inoltre la BCE alza i tassi, scelta attesa che suscita critiche specie dei politici che vedono i propri progetti di spesa minacciati dai tassi. 

Possiamo dire che i casi SVB e Credit Suisse dipende del rialzo dei tassi di interesse?

No, altrimenti l'intero mondo bancario sarebbe in difficoltà, non solo le due banche "extracomunitarie". 

Negli ultimi anni la liquidità è stata semmai troppa. In assenza di buone occasioni di
guadagno in una economia stagnante, si preferiva tenere i soldi sul conto corrente. In queste condizioni come si spiega la carenza di liquidità di alcune banche? 
Semplicemente con investimenti sbagliati che hanno generato perdite a cui si aggiungono, nel caso della banca svizzera, multe di centinaia di milioni per aver gestito capitali di dubbi provenienza. 

I clienti facoltosi della banca svizzera, spesso assistiti da ottimi consulenti capaci di comprende i rischi, di fronte alle perdite hanno deciso di chiudere i conti (e aprirne altri in altre banche, prima fra tutte UBS). 

La chiusura dei conti fa diminuire la liquidità. La banca se ne procura altri vendendo titoli, il cui valore di mercato diminuisce in presenza di tassi in aumento. Ciò non fa che peggiorare i conti della banca, causando altre perdite e quindi una crisi di fiducia che spinge altri correntisti a chiudere i conti. 

Questa situazione non può che piacere agli speculatori che "scommettono" sul calo dei valori azionari sapendo di avere ottime probabilità di ottenere guadagni.

Quindi possiamo dire che i tassi peggiorano i conti della banca, la spingono a scelte che altrimenti non farebbe, come la vendita in perdita di titoli in portafoglio, ma non sono la causa dei mali delle banche, da ricercarsi invece in scelte azzardate che provocano perdite rilevanti e minano la fiducia della clientela.

PS Mentre scrivo (domenica pomeriggio) pare improbabile che UBS compri Credit Suisse. UBS avrebbe offerto 1 miliardo ritenuto insufficiente da Credit Suisse.
La trattativa al ribasso che pare destinata a fallire mi ricorda il week end di metà settembre del 2008 quando, contro ogni aspettative, fallì il tentativo di salvataggio di Lehman Brothers.
Non so se la storia si ripeterà e non voglio certo azzardare previsioni, ma oggi come allora lo scenario è da incubo. 

14 marzo 2023

2035: mentre noi in Italia...

 Mentre qualche politico italiano invoca il rinvio del termine del 2035 per l'abolizione della vendita dei motori diesel e benzina, in Germania la Volkswagen progetta enormi investimenti proprio nell'elettrico, come racconta il Sole 24 Ore: https://www.ilsole24ore.com/art/volkswagen-scommette-altri-180-miliardi-l-auto-futuro-prossimi-5-anni-AEr8Y03C

Si può quasi sospettare che vogliano sfruttare l'ingenuità dei politici italiani per conquistare il mercato. 

Chi arriva per primo in un mercato, lo conquista e può cercare di creare le condizioni economiche per escludere i concorrenti. 

E non c'è solo la produzione di auto elettriche, ma anche il rifornimento. Una rete di colonnine richiede tempo e soldi. Dove andranno in vacanza tra un pò di anni gli acquirenti di auto elettriche? Dove è più facile ricaricarla o dove è più difficile?

Se per difendere i produttori di componenti di auto diesel e benzina dimentichiamo pure di mettere le colonnine, finiremo per perdere pure i turisti di mezza Europa oltre alle produzioni che oggi difendiamo nonostante abbiano poche speranze di sopravvivere.

11 marzo 2023

SVB, abbiamo (forse) un problema

Venerdì 10 marzo le borse, e in particolare i titoli bancari, hanno perso decine di miliardi di capitalizzazione per colpa del fallimento di una banca californiana, la Silicon Valley Bank (SVB), specializzata nel finanziamento di start up, ovvero aziende tecnologiche nate da poco, con un forte potenziale di crescita ma anche tanti debiti. 

L'aumento dei tassi voluto, negli USA, dalla FED per combattere l'inflazione, ha portato le imprese a usare i soldi ottenuti dagli investitori e versati sui conti della banca. 

Di fronte alle voci di problemi di liquidità, i clienti hanno iniziato a ritirare i soldi sui conti presso la SVB, spingendola a cedere frettolosamente parte dei titoli posseduti. La perdita di quasi 2 miliardi di dollari non ha fatto altro che peggiorare le cose, amplificando le paure dei clienti che hanno continuato a ritirare i capitali. In poche ore il valore delle azioni di SVB è sceso del 60%, finchè le autorità bancarie californiane hanno decretato il fallimento della banca, trasferito i conti (in parte assicurati) e nominato un liquidatore.

La scelta di far fallire SVB rischia di essere pericolosa. 

Il fallimento di Lehman Brothers e le tante crisi di banche, assicurazioni e fondi a partire dal 2007 hanno insegnato che la soluzione migliore, in caso di crisi di liquidità di una banca, è il salvataggio attraverso la vendita (o altre operazioni simili) a una banca dotata di abbondante liquidità, magari rafforzata dall'autorità pubblica che convince le banche a ricevere in prestito decine di miliardi, affinchè sia chiaro che la banca non ha e non avrà problemi di liquidità.

In questo modo il correntista, che magari è un fondo che gestisce somme enormi, non ritira i capitali anche se sente voci allarmanti su possibili perdite della banca. 

Il fallimento rischia invece di creare ulteriore allarme e fughe di capitali non fosse altro perchè l'assicurazione dei conti correnti copre solo parte delle somme presenti sul conto. Per non rischiare perdite, i correntisti possono decidere di ritirare parte dei propri soldi. L'effetto è lo stesso di una crisi bancaria: la banca si troverebbe a corto di liquidità e dovrebbe trovare una soluzione. 

E siccome le banche si prestano i soldi tra loro, l'effetto domino è tutt'altro che improbabile: la crisi di una banca può coinvolgerne altre creando una crisi sistemica che, come insegna Lehamn, è molto pericolosa. 

Crisi che non si limiterebbe solo al settore bancario ma coinvolgerebbe anche imprese e Stati. Perchè l'incertezza spinge i capitali verso titoli sicuri, non rischiosi. I bund tedeschi o i titoli di stato americani equivalgono a contanti, mentre i titoli di imprese e stati con una reputazione meno solida rischiano di diventare più costosi per chi li emette. Un pericolo anche per l'Italia con il suo debito pubblico.

Non si può prevedere cosa succederà, se la crisi della banca californiana si estenderà. Ma è certo che la mossa dell'autorità bancaria californiana non è rassicurante e potenzialmente molto pericolosa anche per l'Italia.

09 marzo 2023

Tremori da tassi

Blackstone (da non confondersi con Blackrock), una grande società finanziaria americana che gestisce quasi 500 miliardi di dollari, ha bloccato i rimborsi ai clienti di un fondo immobiliare da 71 miliardi e ha dichiarato il default di una obbligazione da 500 milioni circa garantita da un portafoglio di immobili, soprattutto negozi e uffici, della controllata finlandese Sponda Oy.

C'è da preoccuparsi?

Forse sì. L'obbligazione di cui è stato dichiarato il default vale lo 0,1% dei fondi amministrati da Blackstone e pare sia dovuta alla crisi del settore immobiliare in Finlandia. I cambiamenti di abitudini e il rialzo dei tassi rendono meno attraenti gli immobili destinati a uffici e negozi e spingono i risparmiatori a chiedere di riavere indietro i soldi investiti in un fondo immobiliare.

Però ricordiamo che la crisi nata nel 2007 e deflagrata nel 2008 con il fallimento di Lehman Brothers è dipesa in gran parte non da perdite generate dallo scoppio della bolla immobiliare ma dalla fuga dei capitali.

A inizio 2007 è parso chiaro che i prezzi degli immobili diminuiva dopo anni di crescita ininterrotta, e questo ha spinto chi aveva investito in immobili, magari indirettamente prestando soldi a banche o con l'acquisto di fondi immobiliari, a liberarsene nel timore di subire perdite.

La fuga dei capitali è imprevedibile e pericolosa. Non possiamo prevedere se succederà qualcosa di simile, ma è certo che l'aumento dei tassi da parte di FED e BCE può mettere in crisi il settore immobiliare e che pertanto è necessario tenere ben aperti gli occhi per capire cosa succede.

22 febbraio 2023

Inflazione in calo

Comunica l'ISTAT che a i prezzi sono salito dello 0,1% rispetto al mese precedente, ma del 10% rispetto a un anno prima. A dicembre l'aumento rispetto al dicembre di un anno prima era dell'11,6%. Merito del calo dei prodotti energetici, senza i quali (e senza gli alimentari freschi) inflazione sale tuttavia dal 5,8% al +6%.

Come leggere questi dati?  

La buona notizia è la frenata dell'inflazione. Grazie al calo dell'energia, che sarebbe stata maggiore se il governo avesse scelto di mantenere almeno in parte il taglio delle accise sui carburanti. 

La notizia meno buona è che al netto di energia e alimentari freschi, l'inflazione è in aumento. Probabilmente questo aumento dipende in buona parte dalle aspettative. Anche per questo un calo dei prezzi dei carburanti sarebbe stato utile. Avrebbe tagliato le aspettative di inflazione che spingono le imprese a aumentare i prezzi temendo che i costi continuino a aumentare.