In un grande supermercato Carrefour che frequento regolarmente c'è un banco con salumi e formaggi e 2-3 addetti alla clientela. Si prende il numerino e si aspetta il proprio turno. In bella mostra ci sono i cartelli con gli sconti: un prosciutto a 14.90 al kg invece di 19.90, un formaggio con lo sconto del 25% se hai la carta fedeltà.
Se nel supermercato ci sono molti clienti, è facile -se proprio si desidera acquistare qualcosa al banco- dover aspettare molto tempo. Altrimenti si lascia perdere. Ma di fronte al banco, ci sono altri banco-frigoriferi pieni di confezioni di salumi e formaggi già tagliati.
Ma c'è un piccolo trucco. L'etichetta con il prezzo al kg e il prezzo della confezione ha caratteri piuttosto piccoli, e il prezzo non è mai conveniente. Anzi è decisamente caro. Se un prosciutto cotto scontato costa circa 15 euro, quello preconfezionato supera in media i 30. Il tutto scritto -lo ripeto- con caratteri piuttosto piccoli e un'etichetta seminascosta, collocata di solito sul retro della confezione.
Sembra un escamotage per approfittare di chi ha fretta e, non volendo aspettare il proprio turno, prende la confezione con il salume pretagliato, pagandolo caro.
Ora i banchi-frigo con le confezioni già pronte sono costantemente piene di salumi e formaggi. Forse il consumatore medio non si fa ingannare e preferisce il prodotto tagliato al momento o di rinunciare all'acquisto piuttosto che comprare le costose vaschette.
La domanda è: ma se il prodotto confezionato e caro non lo compra nessuno, che fine fa? Un supermercato taglia ogni giorno grandi quantità di salumi per poi buttarli via o regalarli e questo solo allo scopo di cercare di vendere a un maggior prezzo i proprio prodotti?
Se qualcuno ha informazioni o idee...
18 settembre 2014
17 settembre 2014
Romano Prodi
Ottima intervista su euro, moneta unica, vincoli economici, debito pubblico. Da vedere assolutamente
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-299eb3e5-67f5-4dbc-948d-9aa56418b310.html#p=0
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-299eb3e5-67f5-4dbc-948d-9aa56418b310.html#p=0
14 settembre 2014
Scozia: moneta propria?
Comunque vada a finire, sarà un successo, per l'Europa.
E' quel che si può pensare a proposito del referendum che tra pochi giorni deciderà se la Scozia farà ancora parte della Gran Bretagna.
Se vinceranno i contrari all'indipendenza, spaventati dalle possibili conseguenze economiche, si indeboliranno gli antieuropeisti, che cercano voti facendo leva sui presunti vantaggi di una possibile fuoriuscita dall'Europa.
Se invece vinceranno gli indipendentisti, è possibile che le conseguenze economiche facciano passare la voglia a chi invoca l'uscita dall'Europa.
Quali conseguenze? La prima è la fuga dei capitali. Nel Regno Unito si accolgono a braccia aperte, non mancano i paradisi fiscali, ci sono gestori capaci e un sistema favorevole agli investitori. Cosa succederebbe in una Scozia indipendente?
La possibilità di una Scozia che adotta regole e imposte diverse spaventa i capitalisti, che si sono premurati portando via molti capitali. Qualche banca ha annunciato l'addio, forse anche nel timore che uno Stato indipendente possa adottare una moneta propria, con conseguente rischi, primo tra tutti quello di una svalutazione rispetto alla sterlina (e all'euro).
Ci sono poi altri dubbi: possiamo chiederci se la Scozia resterà in Europa, come si suddividerà il debito pubblico del Regno Unito e quindi quanta parte verrà presa in carico dalla Scozia. C'è il rischio di interscambi complicati da regole giuridiche diverse (quelle britanniche e quelle scozzesi) con conseguente aggravio dei costi per le imprese.
Sono possibili spostamenti di imprese alla ricerca del sistema economico-giuridico più conveniente: in questo settore è possibile che a rimetterci sia proprio la Scozia perchè le imprese del paese economicamente più forte, la Gran Bretagna, potrebbero preferire chiudere le filiali scozzesi per non andare incontro a un aggravio dei costi burocratici.
Insomma ci sono buone ragioni per credere che comunque finisca il referendum per l'indipendenza della Scozia, per l'Europa sarà un successo. Ne uscirà probabilmente rafforzata.
E' quel che si può pensare a proposito del referendum che tra pochi giorni deciderà se la Scozia farà ancora parte della Gran Bretagna.
Se vinceranno i contrari all'indipendenza, spaventati dalle possibili conseguenze economiche, si indeboliranno gli antieuropeisti, che cercano voti facendo leva sui presunti vantaggi di una possibile fuoriuscita dall'Europa.
Se invece vinceranno gli indipendentisti, è possibile che le conseguenze economiche facciano passare la voglia a chi invoca l'uscita dall'Europa.
Quali conseguenze? La prima è la fuga dei capitali. Nel Regno Unito si accolgono a braccia aperte, non mancano i paradisi fiscali, ci sono gestori capaci e un sistema favorevole agli investitori. Cosa succederebbe in una Scozia indipendente?
La possibilità di una Scozia che adotta regole e imposte diverse spaventa i capitalisti, che si sono premurati portando via molti capitali. Qualche banca ha annunciato l'addio, forse anche nel timore che uno Stato indipendente possa adottare una moneta propria, con conseguente rischi, primo tra tutti quello di una svalutazione rispetto alla sterlina (e all'euro).
Ci sono poi altri dubbi: possiamo chiederci se la Scozia resterà in Europa, come si suddividerà il debito pubblico del Regno Unito e quindi quanta parte verrà presa in carico dalla Scozia. C'è il rischio di interscambi complicati da regole giuridiche diverse (quelle britanniche e quelle scozzesi) con conseguente aggravio dei costi per le imprese.
Sono possibili spostamenti di imprese alla ricerca del sistema economico-giuridico più conveniente: in questo settore è possibile che a rimetterci sia proprio la Scozia perchè le imprese del paese economicamente più forte, la Gran Bretagna, potrebbero preferire chiudere le filiali scozzesi per non andare incontro a un aggravio dei costi burocratici.
Insomma ci sono buone ragioni per credere che comunque finisca il referendum per l'indipendenza della Scozia, per l'Europa sarà un successo. Ne uscirà probabilmente rafforzata.
12 settembre 2014
Buona notizie: il debito sale
Il debito pubblico sale, ma in piccola parte è una buona notizia.
Infatti in questo periodo di vacche magre per l'economia ma grasse per i bassi tassi di interesse sul debito pubblico, grazie all'intervento della BCE, il Tesoro sta emettendo più titoli del necessario. Indebitarsi a tassi bassi oggi potrebbe rivelarsi in futuro una buona mossa. Se i tassi dovessero risalire, sarebbe inferiore il ricorso a titoli piazzati a tassi più alti.
Non si sa bene di chi sia l'idea, ma tra il 2009 e il 2010 questa stessa idea venne proposta da Draghi all'allora ministro Tremonti.
I tassi erano saliti alle stelle alla fine del 2008 quando il fallimento di Lehman Brothers causò il blocco dei prestiti tra banche. Poi l'intervento dei governi per garantire i prestiti interbancari abbasso i tassi. Draghi spiegò a Tremonti che era l'occasione giusta per emettere una maggior quantità di titoli a lunga scadenza a tassi bassi.
Tremonti ignorò il consiglio e scoprì nel 2011 che i tassi (e il famoso spread) potevano salire pericolosamente.
Al Tesoro hanno forse imparato la lezione e si premurano di emettere più titoli del necessario. Non si sa mai che il vento a Francoforte, nel grattacielo della BCE, cambi e si trasformi in tempesta.
Infatti in questo periodo di vacche magre per l'economia ma grasse per i bassi tassi di interesse sul debito pubblico, grazie all'intervento della BCE, il Tesoro sta emettendo più titoli del necessario. Indebitarsi a tassi bassi oggi potrebbe rivelarsi in futuro una buona mossa. Se i tassi dovessero risalire, sarebbe inferiore il ricorso a titoli piazzati a tassi più alti.Non si sa bene di chi sia l'idea, ma tra il 2009 e il 2010 questa stessa idea venne proposta da Draghi all'allora ministro Tremonti.
I tassi erano saliti alle stelle alla fine del 2008 quando il fallimento di Lehman Brothers causò il blocco dei prestiti tra banche. Poi l'intervento dei governi per garantire i prestiti interbancari abbasso i tassi. Draghi spiegò a Tremonti che era l'occasione giusta per emettere una maggior quantità di titoli a lunga scadenza a tassi bassi.
Tremonti ignorò il consiglio e scoprì nel 2011 che i tassi (e il famoso spread) potevano salire pericolosamente.
Al Tesoro hanno forse imparato la lezione e si premurano di emettere più titoli del necessario. Non si sa mai che il vento a Francoforte, nel grattacielo della BCE, cambi e si trasformi in tempesta.
10 settembre 2014
Moneta-debito. Parola di presunta economista
Sul Il fatto quotidiano la signora Napoleoni sostiene che chi usa la moneta si indebita, e altre suggestive ma errate tesi signoraggiste. Complimenti a chi ha il coraggio di pubblicarla.
Meno sciocchi sono gli accademici, che non le hanno mai consentito di far carriera, in Italia come in Gran Bretagna.
07 settembre 2014
Se esiste la truffa del signoraggio perchè rubano?
Uno scandalo coinvolge la banca centrale d'Albania. Qualcuno ha rubato più di 5 milioni di euro nell'arco di quattro anni. Le autorità hanno arrestato 16 persone e adesso la bufera ha travolto il governatore.
Niente di strano: i criminali ci sono ovunque e l'Albania non ha certo la fama del paese pieno di persone oneste. Sorge spontanea una domanda: se fosse vera la truffa del signoraggio come è raccontata da molti siti, perchè mai dovrebbero rubare soldi dalla cassa come un rapinatore qualsiasi?
Niente di strano: i criminali ci sono ovunque e l'Albania non ha certo la fama del paese pieno di persone oneste. Sorge spontanea una domanda: se fosse vera la truffa del signoraggio come è raccontata da molti siti, perchè mai dovrebbero rubare soldi dalla cassa come un rapinatore qualsiasi?
06 settembre 2014
Vi ricordate dell'accordo di quasi 4 anni fa tra Fiat e sindacati?
Un punto molto controverso era il mancato pagamento dei giorni di malattia attaccati ai week end oppure alle feste. L'azienda aveva di fatto imposto che nel caso in cui l'assenteismo non fosse diminuito, non avrebbe pagato il giorno di malattia di lunedì o comunque immediatamente prima o dopo un giorno libero al lavoratore che avesse già usufruito di 2 giorni di malattia con le stesse caratteristiche.
L'obiettivo era ridurre l'assenteismo "strategico", fatto apposta per allungare una vacanza.
L'iniziativa aveva suscitato molte polemiche. Nei giorni scorsi con la sentenza 18678/14 la Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore di un'impresa edile abruzzese che strategicamente si ammalava proprio nei giorni precedenti o successivi una giornata libera, provocando in questo modo un danno all'azienda.
Un punto molto controverso era il mancato pagamento dei giorni di malattia attaccati ai week end oppure alle feste. L'azienda aveva di fatto imposto che nel caso in cui l'assenteismo non fosse diminuito, non avrebbe pagato il giorno di malattia di lunedì o comunque immediatamente prima o dopo un giorno libero al lavoratore che avesse già usufruito di 2 giorni di malattia con le stesse caratteristiche.
L'obiettivo era ridurre l'assenteismo "strategico", fatto apposta per allungare una vacanza.
L'iniziativa aveva suscitato molte polemiche. Nei giorni scorsi con la sentenza 18678/14 la Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore di un'impresa edile abruzzese che strategicamente si ammalava proprio nei giorni precedenti o successivi una giornata libera, provocando in questo modo un danno all'azienda.
03 settembre 2014
Dollaro a 1.20 ?
Negli ultimi mesi il valore dell'euro rispetto al dollaro è sceso da circa 1,40 (che significa che un euro valeva 1 dollaro a 40 centesimi) a 1.31 circa.
La colpa o il merito è della crisi che attanaglia l'Europa e spinge gli investitori a investire in attività in dollari ma anche delle decisioni della BCE in materia di emissione di moneta. L'acquisto da parte di una banca centrale di titoli di stato fa scendere il valore di una moneta rispetto alle altre, favorendo le esportazioni, mentre le importazioni, soprattutto di materie prime, diventano più costose e questo spinge i consumatori a preferire i prodotti nazionali (nel nostro caso i prodotti in euro, ovunque sia l'impresa che li produce) e le imprese a risparmiare l'uso di materie prime, con effetti benefici sull'innovazione e quindi sulla competitività delle imprese.
Gli americani hanno iniziato prima di noi a emettere moneta per stimolare l'economia (il cosiddetto quantitative easing) perchè l'obiettivo primario della loro banca centrale, la FED, è contenere l'inflazione.
La BCE forse seguirà (per disperazione?) la stessa strada: acquisto massiccio di titoli di stato con clausole per spingere le banche a finanziare le imprese.
Si spera così che ciò faccia salire il PIL di molti paesi europei e che prima o poi aumenti anche l'inflazione, cosa che avrebbe due effetti positivi: il primo diminuire il valore reale debito pubblico eroso dall'inflazione e quindi il rapporto debito/PIL, perchè quest'ultimo aumenterebbe solo per effetto dell'aumento dell'inflazione, e spingere imprese e consumatori a non rinviare gli acquisti, come accade quando i prezzi sono in calo (rinvio l'acquisto di un televisore o di un'auto se so che tra 6 mesi costerà di meno).
L'euro perciò probabilmente perderà valore rispetto al dollaro. C'è chi prevede un cambio destinato a arrivare a 1,20. Succederà? Difficile fare previsioni, perchè il dollaro forte non piacerà agli americani, che eviteranno di rispondere alle mosse europee solo se negli USA continuerà a crescere l'economia e a diminuire la disoccupazione.
La colpa o il merito è della crisi che attanaglia l'Europa e spinge gli investitori a investire in attività in dollari ma anche delle decisioni della BCE in materia di emissione di moneta. L'acquisto da parte di una banca centrale di titoli di stato fa scendere il valore di una moneta rispetto alle altre, favorendo le esportazioni, mentre le importazioni, soprattutto di materie prime, diventano più costose e questo spinge i consumatori a preferire i prodotti nazionali (nel nostro caso i prodotti in euro, ovunque sia l'impresa che li produce) e le imprese a risparmiare l'uso di materie prime, con effetti benefici sull'innovazione e quindi sulla competitività delle imprese.
Gli americani hanno iniziato prima di noi a emettere moneta per stimolare l'economia (il cosiddetto quantitative easing) perchè l'obiettivo primario della loro banca centrale, la FED, è contenere l'inflazione.
La BCE forse seguirà (per disperazione?) la stessa strada: acquisto massiccio di titoli di stato con clausole per spingere le banche a finanziare le imprese.
Si spera così che ciò faccia salire il PIL di molti paesi europei e che prima o poi aumenti anche l'inflazione, cosa che avrebbe due effetti positivi: il primo diminuire il valore reale debito pubblico eroso dall'inflazione e quindi il rapporto debito/PIL, perchè quest'ultimo aumenterebbe solo per effetto dell'aumento dell'inflazione, e spingere imprese e consumatori a non rinviare gli acquisti, come accade quando i prezzi sono in calo (rinvio l'acquisto di un televisore o di un'auto se so che tra 6 mesi costerà di meno).
L'euro perciò probabilmente perderà valore rispetto al dollaro. C'è chi prevede un cambio destinato a arrivare a 1,20. Succederà? Difficile fare previsioni, perchè il dollaro forte non piacerà agli americani, che eviteranno di rispondere alle mosse europee solo se negli USA continuerà a crescere l'economia e a diminuire la disoccupazione.
02 settembre 2014
Gaza e Siria
Da pochi giorni è iniziata la tregua a Gaza, dopo l'ennesima sanguinosa guerra (forse inutile) tra palestinesi e israeliani. Continuano invece le altre guerre mediorientali. In una di queste è morto un italiano, un ragazzo convertitosi alla religione islamica, Giuliano Delnevo.
Prima di morire, il ragazzo genovese ha scritto un diario in cui espone la sua delusione per l'esperienza siriana: i capi della guerriglia ben sistemati in case o anche in albergo, mentre la truppa, tra cui lui, dormiva al massimo in tende, mangiando e bevendo quel che capitava.
A questo servono le guerre, vien da dire. Chi ci guadagna le vuole, le organizza, le giustifica, e usa gli altri, sfortunati idealisti, per raggiungere i propri obiettivi. Come è successo a Gaza, dove Hamas ha lanciato un'offensiva su Israele, scatenando la reazione dello stato ebraico, dopo la chiusura dei valichi con l'Egitto.
L'effetto di tale chiusura era principalmente economico: la "mafia" di Hamas, perchè di una vera e propria mafia si tratta, si arricchisce con i commerci tra Gaza e l'Egitto, al punto che i capi dell'organizzazione possono permettersi immobili da milioni di dollari.
Prima di morire, il ragazzo genovese ha scritto un diario in cui espone la sua delusione per l'esperienza siriana: i capi della guerriglia ben sistemati in case o anche in albergo, mentre la truppa, tra cui lui, dormiva al massimo in tende, mangiando e bevendo quel che capitava.
A questo servono le guerre, vien da dire. Chi ci guadagna le vuole, le organizza, le giustifica, e usa gli altri, sfortunati idealisti, per raggiungere i propri obiettivi. Come è successo a Gaza, dove Hamas ha lanciato un'offensiva su Israele, scatenando la reazione dello stato ebraico, dopo la chiusura dei valichi con l'Egitto.
L'effetto di tale chiusura era principalmente economico: la "mafia" di Hamas, perchè di una vera e propria mafia si tratta, si arricchisce con i commerci tra Gaza e l'Egitto, al punto che i capi dell'organizzazione possono permettersi immobili da milioni di dollari.
01 settembre 2014
Lo sapevate che...?
In un'Italia ancora in recessione, sia pure molto meno forte che negli ultimi 2 anni, ci sono settori che godono di buona salute. Per esempio la movimentazione dei container nel Porto di Genova ha battuto a luglio tutti i record. Non ci sono mai stati tanti container in un solo mese, neanche negli anni passati, quando l'economia non era in recessione.
Come si spiega? In due modi. Da una parte col il fatto che l'economia del nord funziona, cresce, nonostante tutto. E il porto di Genova serve soprattutto l'economia di Lombardia, Piemonte, e Emilia Romagna, vale a dire la parte d'Italia che reagisce meglio alla crisi.
Dall'altro ci sono i lavori fatti negli anni scorsi, che hanno ampliato l'offerta di servizi del porto, rendendo possibile la crescita del lavoro in alcuni terminal a ritmi superiori al 10% annuo.
Come si spiega? In due modi. Da una parte col il fatto che l'economia del nord funziona, cresce, nonostante tutto. E il porto di Genova serve soprattutto l'economia di Lombardia, Piemonte, e Emilia Romagna, vale a dire la parte d'Italia che reagisce meglio alla crisi.
Dall'altro ci sono i lavori fatti negli anni scorsi, che hanno ampliato l'offerta di servizi del porto, rendendo possibile la crescita del lavoro in alcuni terminal a ritmi superiori al 10% annuo.
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